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Mavazi, vestiti

Inserito da on 23 dicembre 2016 – 00:00No Comment

 Padre Oliviero Ferro*

Anche qui è molto interessante vedere come la gente si veste in Africa. Una volta utilizzavano le pelli o le cortecce degli alberi. Ora, con la cosiddetta civiltà, sono arrivati i vestiti come da noi. Spesso vengono comperati al mercato, inviati dall’Europa, in grandi sacchi. Oppure se li fanno confezionare con dei tessuti coloratissimi. Soprattutto le donne amano molto i colori. E’ anche un modo per farsi notare. Nei mercati c’è sempre un settore in cui vendono le stoffe e, seduta stante, ti possono confezionare un vestito su misura. Per gli uomini, le camicie colorate (a me piacevano moltissimo) li faceva apparire eleganti. Poi, diventando personaggi della pubblica amministrazione, avevano il vestito nero (giacca, pantaloni e cravatta), per far capire che ormai avevano una posizione sociale particolare. I giovani invece erano i più originali, soprattutto i ragazzi. Occhiali neri, vestiti strani: insomma tutto quello che poteva attirare l’attenzione della gente. Le ragazze cominciavano anche a truccarsi e quindi il vestito era un accessorio importante. Spesso si diceva che quella era vestita DVD (derrière e ventre de hors, cioè retro e davanti fuori, cioè in mostra). I bambini, poveretti, prendevano quello che rimaneva. L’importante era essere vestiti. Poi se c’era qualche buco nei pantaloni o nella maglietta, non era un problema. Quando il vestito sarebbe diventato troppo brutto, lo avrebbero buttato via, nella speranza che la mamma potesse comperarne un altro. La cosa a cui più tenevano (ed erano obbligati) era l’uniforme della scuola. Doveva essere pulita e in ordine, altrimenti li avrebbero cacciati dalla scuola. Il doposcuola era tutta un’altra cosa. Ci si arrangiava a vestirsi come si poteva. Ma il giorno dopo, al mattino presto, di nuovo in uniforme e via a scuola. Solo la domenica, la mamma riusciva a scovare un vestito pulito e in ordine per mandarli alla celebrazione e a fare un po’ di amicizia con i loro compagni, sperando che al ritorno non cominciassero a giocare a pallone e rotolarsi nella polvere. Allora sarebbero stati guai, rimproveri e scapaccioni….se riuscivano a prenderli….

*missionario saveriano

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