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Roccapiemonte: Liceo “B.Rescigno” alternanza Scuola-Lavoro “Aleppo da culla della civiltà a tomba dell’umanità”

Inserito da on 20 dicembre 2016 – 04:10No Comment

Aleppo, una delle città più belle della Siria, dichiarata patrimonio dell’UNESCO nel 1986, è stata il simbolo di una millenaria cultura. Nel 1683 il viaggiatore e diplomatico francese Laurent d’Arvieux, la descrisse come “la più vasta, la più bella e la più ricca città dell’Impero Ottomano dopo Costantinopoli e Il Cairo”. Quella che un tempo era considerata la capitale culturale del Paese, piena di splendide architetture, moschee e chiese è oggi ridotta ad un cumolo di macerie: le carcasse degli edifici, le automobili rovesciate, i teli appesi sulle finestre per coprire la visuale ai cecchini sono soltanto alcuni dei segni di una guerriglia urbana sempre più violenta e indiscriminata. La ferita più profonda, però, è quella che si può vedere negli occhi degli abitanti di questo luogo, in modo particolare sul volto di tanti bambini che dal 2011 ad oggi, hanno pensato che giocare è nascondersi nel sottosuolo per sfuggire alle bombe. Una catastrofe silente che non sconvolge più l’Occidente. Molti di noi ragazzi, infatti, non conosce nemmeno questa immane tragedia che si sta consumando in un luogo che non fa parte del villaggio globale dei nostri social. Anche i mezzi di comunicazione sembrano relegare questa notizia perché essa non “commuove” l’opinione pubblica. Per promuovere una campagna di sensibilizzazione, l’Unicef ha indetto una giornata particolare, l’Aleppo Day, che si terrà il 22 dicembre 2016, nella quale si invitano tutti i media italiani a mostrare la reale situazione dei bambini siriani in almeno un servizio per ogni tg, sui social, sui giornali e in tv con la speranza che le notizie che riguardano il Medio Oriente non siano più sottovalutate e considerate come qualcosa di ordine pubblico, solo perché non coinvolgono in prima persona il mondo occidentale. Anche noi ragazzi del liceo B. Rescigno vogliamo partecipare attivamente coinvolgendo i nostri compagni facendoli riflettere sull’importanza di non perdere mai il nostro contatto con l’umanità, facendo nostra la frase di Terenzio “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”.

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