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Roccapiemonte: alternanza Scuola- Lavoro “Quello che le donne non dicono-Siamo davvero il sesso debole?”

Inserito da on 1 dicembre 2016 – 04:22No Comment

C’era una volta la donna, madre, cuoca e moglie, dall’altra parte c’era l’uomo, forte, prestante e lavoratore. Ruoli fissi che garantivano un ordine sociale e civile. Ma era veramente così? Dopo la conferenza di lunedì, noi ragazzi della III C ci siamo interrogati, abbiamo cercato di capire se davvero la convenzione sociale del “sesso debole” si è sviluppata negli ultimi decenni, dando origine a quello che oggi chiamiamo “femminicidio”. Questo termine è stato inserito nella lingua italiana a partire dal 2001 per specificare la categoria di omicidio nella quale la vittima è una donna violata, per la maggior parte dei casi, all’interno delle mura domestiche e, ancora più grave, dall’uomo amato. Purtroppo stalking e femminicidio sono temi che ancorano le proprie radici nel passato: di omicidi femminili commessi da uomini la nostra storia e la nostra letteratura, ancora prima dell’avvento del nuovo secolo, ne sono colme. Analizzando la storia, però abbiamo scoperto che se la questione a livello sociale ha assunto dimensioni pubbliche solo negli ultimi due secoli, il fenomeno è sempre stato presente. La donna è stata sempre considerata come elemento di possesso, un essere non capace di autonomia e ogni qual volta che ha provato a dimostrare di poter essere al di là del proprio padre o del proprio marito è stata “punita”. Basti pensare all’esempio di Ipazia colpevole solo di essere una donna capace di usare la mente, o di Isabella Di Morra, rea di non essere rimasta una semplice ancella del focolare domestico e aver osato esprimere il proprio pensiero poetico, per capire che l’uomo si spaventa quando non riesce a dominare quella che crede una propaggine del suo corpo. Ecco perché l’iniziativa di sensibilizzazione su questo delicato tema, a cui la preside Cinzia Guida ha aderito con trasporto, ha avuto un impatto molto forte su di noi, costretti a prendere atto che può accadere ad ognuno di noi essere vittima o carnefice. La conferenza si è svolta nel più totale silenzio dei ragazzi e docenti che hanno ascoltato le parole di Filomena Lamberti, una donna, moglie e madre “coraggio” la quale ha trascorso una vita al fianco di un” uomo” che non ha fatto altro di infonderle violenza fisica e psichica per 30 anni fino all’apogeo finale deturpandola per sempre in viso versandole addosso dell’acido. Filomena ha avuto il coraggio e la forza di rimettersi in gioco, portando la sua testimonianza in una campagna sulla non-violenza rivolta alle nuove generazioni. Mentre il marito è stato condannato ad appena 18 mesi in prigione lei dovrà continuare a convivere  con la sua immagine deturpata ma anche con la fierezza di aver sconfitto i suoi demoni e di essere una testimone per le giovani generazioni.

Lucrezia Califano

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