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Baronissi: al Frac, Mario Lanzione “Carte, trasparenti scenari”

Inserito da on 24 marzo 2016 – 05:12No Comment

Sabato 2 aprile, alle ore 18:30, nella sala delle conferenze del Museo-FRAC di Baronissi, il sindaco Gianfranco Valiante e Massimo Bignardi direttore del Museo FRAC, presenteranno la mostra antologica dell’artista Mario Lanzione dal titolo “Carte, trasparenti scenari”. Nelle sale della Galleria dei Frati, trentacinque opere, fra tele, carte e dipinti su tavola, disegneranno un percorso di esperienze che, dalla metà degli anni Settanta, si spinge fino a tele realizzate nei primi mesi dell’anno in corso. È una grande messa a fuoco dell’insistere da parte dell’artista, di origine salernitana ma da oltre vent’anni residente a Benevento, su impianti compositivi costruiti da strati di carte veline colorate, dunque, dal gioco di trasparenze che esse danno vita: strati di impalpabili carte che l’artista incolla, colora, strappa, affidando quindi al gesto la sua capacità di rapporto con la materia. Sono esperienze che palesano una forte componente astratto-lirica, dichiarata con maggiore intensità nei lavori realizzati nel corso dell’ultimo decennio, ben documentati nel catalogo monografico, pubblicato da Gutenberg Edizioni e che reca i testi di Massimo Bignardi, Enrico Crispolti e Ada Patrizia Fiorillo. «È – scrive nella premessa il sindaco Valiante -, ormai quasi un’istituzione l’allestimento di significative mostre personali e antologiche di quegli artisti che maggiormente hanno caratterizzato e caratterizzano l’arte contemporanea della nostra regione, attraverso le quali è acquisito al Frac, un ruolo di primo piano nella promozione e nella conoscenza di un patrimonio culturale di grande rilievo, testimone inoltre degli sviluppi e degli impulsi del contemporaneo. Su questa linea si iscrive la mostra dell’artista Mario Lanzione, che traccia, secondo una linea ormai abituale, un percorso monografico di opere in parte poco note al grande pubblico». Esse testimoniano della tenuta del progetto iniziale, con evidenti aperture al dialogo oggi in corso: in tal senso, suggerisce Enrico Crispolti «credo che si farebbe un gran torto a Lanzione se non gli si riconoscesse la straordinaria spontaneità di una rivocazione lirica che riesca di volta in volta a surriscaldare emotivamente un linguaggio a lui di fatto noto, in sottigliezza emotiva evocativa riformulando e rimotivando espressivamente mezzi altrimenti piuttosto affini, nel tempo. Ma che per forza emotiva sorprendentemente di volta in volta si rigenerano in sottigliezza di nuovi evocanti eventi materico-visivi. Insomma mi sembra che il lavoro pittorico di Lanzione si qualifichi originalmente per risorse di intrinseca rinnovabile capacità di evocazione lirica costante, eppure diversa nella sua fenomenologia di sottile linguaggio materico intrinsecamente traversato e motivato da un’effusività cromatica ricorrente eppure di volta in volta autenticamente rivalidata.» «È un ciclo – osserva Massimo Bignardi – che prende avvio a metà degli anni Settanta e si protrae nel tempo fino alle recenti prove, nelle quali le trasparenze sembrano assecondare un dettato formale improntato da una geometria di piani luminosi, con lo stesso valore cromatico,[…]tutti di quest’anno. Un’esperienza, sollecitata da suggestioni attinte ai registri di una certa pittura gestuale quindi di matrice informale, che corre parallela all’altra componente, maggiormente riconosciuta dalla critica, orientata verso un’astrazione geometrica, rispondente a quelle aperture, in ambito nazionale, dalla ritrovata verve di una astrazione d’impronta concretista». Sono opere, riprendendo quanto scrive Ada Patrizia Fiorillo, «dove la legge del caso, nell’intervento dello strappo, indica un modo per convogliare nella pagina una forza narrativa emotivamente equilibrata sugli strumenti del fare, sulla sperimentazione di un linguaggio che aggiornava ragioni esistenziali verso sollecitazioni più prossime all’esigenza di esprimere una propria realizzazione poetica. Insomma Lanzione mette in pratica un esercizio, ne sonda le potenzialità, ne verifica gli esiti dai quali può spingersi avanti, verso ulteriori attraversamenti che saranno legati soprattutto all’uso delle carte veline. Materia questa delicatissima ed impalpabile, fa il suo ingresso nelle creazioni nella seconda metà degli anni Settanta quale substrato di un ulteriore registro immaginativo, sostenuto ora da un duplice ordine compositivo.»

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