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Il tradimento dei politici cattolici sulle unioni civili

Inserito da on 22 marzo 2016 – 00:00No Comment

Il Card. Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) aveva redatto e sottoscritto in data 2 giugno 2003, nella sua qualità di “Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede”, un documento intitolato Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”. Esso contiene un quarto capitolo intitolato“Comportamento dei politici cattolici nei confronti di legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali”, il cui punto 10 merita di essere testualmente ricordato: «Se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria. In presenza di progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali, sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche.1) Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale. 2) Nel caso in cui il parlamentare cattolico si trovi in presenza di una legge favorevole alle unioni omosessuali già in vigore, egli deve opporsi nei modi a lui possibili e rendere nota la sua opposizione: si tratta di un doveroso atto di testimonianza della verità. Se non fosse possibile abrogare completamente una legge di questo genere, egli, richiamandosi alle indicazioni espresse nell’Enciclica Evangelium vitae, “potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica”, a condizione che sia “chiara e a tutti nota” la sua “personale assoluta opposizione” a leggi siffatte e che sia evitato il pericolo di scandalo. Ciò non significa che in questa materia una legge più restrittiva possa essere considerata come una legge giusta o almeno accettabile; bensì si tratta piuttosto del tentativo legittimo e doveroso di procedere all’abrogazione almeno parziale di una legge ingiusta quando l’abrogazione totale non è possibile per il momento».

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