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L’”IO” che non sa diventare “NOI”

Inserito da on 21 ottobre 2015 – 09:01No Comment

Giuseppe Lembo

Purtroppo viviamo in una condizione umana dal locale al globale, dove l’IO non sa assolutamente diventare NOI. Un NOI condiviso e partecipato; un NOI umanità d’insieme sempre più necessaria per dare un’anima a quell’universo mondializzato con caratteristiche sempre più globali. Un mondo globale fatto di una crescente e sofferta solitudine individuale; l’uomo del nostro tempo non riesce a diventare in senso antropico un uomo con una larga condivisione umana; chiuso in se stesso, ovunque e sempre più, è nell’assoluta incapacità di fare rete, condividendo e condividendosi. Un’umanità in cammino con alla base una grande solitudine umana; una solitudine dello stare insieme che porta ad estraniarsi, creando mondi invisibili offerti dalla rete accattivante del web in cui ciascuno, pur consapevole che trattasi di un mondo virtuale, si sente a casa propria; si sente umanamente amico di quegli invisibili della rete con cui dialoga a distanza, senza incontrarsi mai e senza il concreto desiderio umano di vivere esperienze umane nella vicinanza dell’uno con l’altro, per parlarsi, osservarsi, confrontarsi e condividere le proprie idee, per progetti di vita che richiedono l’insieme umano; il successo umano è nel fare concretamente condiviso. Mancando il fare condiviso e con questo, il confronto delle idee, l’insieme umano non ha assolutamente futuro; è, purtroppo, destinato ad inaridirsi, inaridendo inevitabilmente l’uomo che per sua storica natura, ha necessariamente bisogno di dialogo, di confronto delle idee e di condivisione, per un cammino d’insieme da cui e solo da cui, dipende il futuro del mondo. Una società e/o un insieme umano senza occasioni di incontro-confronto, possibilmente in luoghi fisici ben riconoscibili (le piazze e/o agorà), è una società senz’anima; è una società che non sa organizzarsi ed organizzare il futuro; è, purtroppo, una società dal futuro negato. Tutto questo, soprattutto per le future generazioni, deve significare ricerca di un mondo nuovo; di un mondo con alla base una forte coscienza civile. Siamo di fronte ad una grande sfida; di fronte ad una sfida che richiede un impegno umanamente coraggioso per evitare il crescente e sempre più grave pericolo di un’umanità senz’anima; di un’umanità silenziosa ed incapace di fare rete, per cui dal futuro negato. L’uomo del Terzo Millennio deve ridarsi un’anima d’insieme per sapersi ritrovare in rete, come protagonista di un fare nuovo condiviso e tutto da costruire con la forza comune delle idee; delle buone idee, un lievito importante per crescere insieme. Le idee d’insieme, portano alla condivisione del pensiero e di esperienze che hanno le loro radici soprattutto umane, nelle profonde connessioni culturali, patrimonio di ciascuno di noi. Un patrimonio di pensiero che diventa, facendo insieme e facendo rete, forte espressione di una viva umanità di vita, impegnata a ricercare esperienze prima di tutto umanamente significative e libere dal peso opprimente di quella crescente e diffusa falsificazione di un apparente progresso sempre più spesso contro l’uomo ed i suoi bisogni di vita, in quanto trattasi di un progresso privo di umanità e dei pilastri fondanti che sono gli uomini, leali ed insostituibili protagonisti dell’umanità d’insieme. L’Italia, come l’Europa, l’Occidente ed il resto del mondo, deve ben capire che i flussi migratori sono ormai e sempre più, una realtà strutturale; una realtà centrale nella vita degli uomini della Terra. La gente del pianeta, non più stanziale, non più rassegnata al destino amaro di vivere disperatamente e/o anche morire per mancanza di cibo, convintamente e responsabilmente si è messa in cammino per cercarsi altrove nuove opportunità di vita; per cercarsi altrove le normali condizioni di vita, per vivere dignitosamente e comunque non morire di stenti perché così deciso dagli altri potenti e prepotenti della Terra. Siamo in situazioni umane del tutto nuove; siamo in un mondo in cammino che va alla ricerca dell’altro portandogli in dono la propria diversità, la propria umana differenza, una grande risorsa di tutti per tutti.

 

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