Salerno: Collettivo Handala, sostegno a Palestinesi

La Palestina brucia e si infiamma di ora in ora, dai territori occupati alla Palestina del ’48 il popolo palestinese manifesta la propria collera e disperazione scaturita da anni di inutili negoziati, anni in cui hanno dovuto subire ulteriori privazioni e visto aumentare la colonizzazione e la repressione. Una nuova generazione di giovani palestinesi è determinata a non piegarsi di fronte all’occupante, gli scontri e gli attacchi di questi giorni sono portati avanti da minorenni e ragazzi che non superano i 23-24 anni: la c.d. “generazione di Oslo“, slegati dai partiti politici, ragazzi che non hanno mai visto il mare, mai visto Gerusalemme e che vivono la mancanza di libertà di movimento e di espressione. Una generazione che è il motore di quella che da più parti viene definita una nuova Intifada e che ha avuto la capacita di far riemergere l’unità del popolo palestinese contro l’occupante sionista, un’unità che invece i partiti politici hanno a parole invocato ma mai realizzato, pensando a curare i propri interessi e non quelli del popolo. E’ stata definita “Intifada dei coltelli e delle pietre” per l’alto numero di accoltellamenti che ci sono stati soprattutto a Gerusalemme occupata e poi in tutta la Palestina. Questi atti individuali sono il frutto della frustrazione di chi il coltello puntato alla gola lo tiene dalla nascita, di chi è discriminato e vive la condizione di profugo nella propria stessa terra, di chi è disposto a dare la vita per gridare al mondo la propria rabbia.Rabbia frutto di continue vessazioni, di 70 anni di occupazione, dell’umiliazione di vedersi negato un futuro, una rabbia che nessun politicante può controllare, una rabbia che vuole affermare il diritto alla vita di un popolo intero. La rabbia che esplode nelle terre di Palestina dimostra il fallimento di vent’anni di negoziati che hanno garantito solo il prosieguo della colonizzazione sionista. Non ci si può certo aspettare che i palestinesi restino inermi di fronte alla sofferenza e la morte dei propri cari e alla distruzione delle proprie case. La Palestina costituisce l’unico esempio al mondo in cui l’occupato deve garantire la sicurezza dell’occupante: un paradosso grottesco. In questa situazione il ruolo dell’ANP, in seguito agli accordi di Oslo (1993) è stato finora quello di normalizzare l’occupazione, che nonostante le risoluzioni ONU e il diritto internazionale, prosegue da oltre 70 anni. L’assurda pretesa da parte delle forze sioniste di occupazione di legittimare, di fronte al mondo, il furto della terra e il genocidio del popolo palestinese prosegue. L’occupante (così definito Israele secondo il diritto internazionale) non si limita a questo: All’Autorità Palestinese viene richiesto di assicurare la sicurezza dell’usurpatore sionista. Per questi motivi sosteniamo la legittima resistenza del popolo palestinese alla feroce occupazione sionista. Senza diritti non ci può essere pace, ha affermato Marwan Barghouthi dalla Prigione di Hadarim attraverso una lettera inviata al suo popolo il giorno 13 ottobre “L’ultimo giorno dell’occupazione sarà il primo giorno della pace“.

COLLETTIVO HANDALA SALERNO