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Gomorra si sconfigge a scuola

Inserito da on 11 settembre 2015 – 09:15No Comment

Angelo Cennamo

Se i ragazzi che vanno a sballarsi nelle discoteche sapessero quanto sono stupefacenti certi libri, smetterebbero di impasticcarsi e di ubriacarsi.  Cominciava più o meno così un articolo di Beppe Severgnini sul periodico Sette del Corriere della sera, scritto l’indomani dei fatti del Cocoricò. Riflettevo sulla giusta ed efficace, anche sul piano lessicale, considerazione di Severgnini dopo aver seguito sui giornali e in tv la tragica vicenda del diciassettenne napoletano ucciso per errore, in pieno giorno, al rione Sanità. Una storia uguale a tante altre per modalità d’esecuzione, contesto ambientale, finanche per il nome della vittima: Genny. Di Ciro e di Genny, protagonisti o vittime della criminalità organizzata, del degrado sociale e familiare, dell’assenza dello Stato e dei suoi presidi di legalità, Napoli e le sue periferie ne è piena. Ultimamente, però, la delinquenza minorile sta evolvendo ad uno stadio superiore, ad una sorta di supplenza alla quale i figli e i nipoti di certi camorristi vengono reclutati per sostituire gli adulti momentaneamente fuori dal giro perché in galera. Li chiamano “baby camorristi” per distinguerli dalle semplici “baby gang”, composte perlopiù da branchi di giovani sbandati, disorganizzati, che, atteggiandosi a boss, vagano per il centro e gettano scompiglio tra i passanti minacciandoli e scippando loro cellulari ed altro. Sono giovanissimi, come lo sono gli altri. E come gli altri non vanno a scuola. La mattina restano a letto fino a tardi; bivaccano davanti a bar e agenzie di scommesse. Poi inforcano motorini (spesso rubati), rigorosamente senza casco, e sfrecciano per i quartieri seminando il panico. La domenica si ritrovano in curva per picchiarsi e, se avanza del tempo, a tifare per il Napoli. Se il sindaco allestisse una task force di assistenti sociali e di vigili urbani per stanare casa per casa i loro genitori e segnalasse quello stato di abbandono al tribunale dei minorenni, forse tutto questo non servirebbe a placare il fenomeno, ma sarebbe quantomeno un inizio, un primo segnale forte dato dalle Istituzioni sul richiamo all’obbligo della frequenza scolastica. E invece no: in alcuni quartieri di  Napoli l’evasione scolastica viene accettata con rassegnazione, quasi con fatalismo. E la politica, che di quella ignoranza spesso si nutre per orientare il consenso e scambiare favori, non se ne cura più di tanto: la morte di Genny? Solo una questione di ordine pubblico.

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