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Schiavi del web

Inserito da on 9 settembre 2015 – 09:01No Comment

Angelo Cennamo

All’inizio degli anni novanta, un noto scrittore americano si chiedeva per quanto tempo ancora sarebbe sopravvissuto il romanzo di fronte al dilagante consumismo tecnologico che già in quegli anni ci  imponeva la pubblicità. Internet non esisteva e neppure i social network. Oggi che la Rete occupa gran parte del tempo dei giovani ma anche dei meno giovani, porsi lo stesso interrogativo per un appassionato di letteratura equivale ad ammettere di essere caduto in un microcosmo di desolazione e di solitudine. Negli anni duemila, più che mai, leggere e scrivere ci insegna soprattutto questo: a stare da soli. L’altra mattina, passeggiando sul corso, ho assistito a una scena curiosa: una donna di mezza età, seduta su una panchina, ad un tratto si è accasciata al suolo forse in preda ad un calo di pressione, vista la giornata torrida. La ragazza seduta di fianco a lei, non so dire se fosse la figlia o un’estranea ( ma poco importa) non si è neppure accorta del malore dell’altra, perché, sorridendo, era intenta a smanettare con il suo smartphone di ultima generazione. Non di rado vi sarà capitato ( a me succede spesso ) di vedere persone alla guida, anche di motocicli, usare una delle mani, se non entrambe,  per scrivere messaggini o per modificare il proprio profilo sui social, prima che lo faccia dal vivo un chirurgo plastico a seguito dell’incidente procurato da quella stupefacente disattenzione. Ma a parte la compulsività dei gesti, l’assuefazione al controllo, la demenziale tendenza al consenso o dissenso attraverso il “mi piace” (ultima frontiera del “bene” e del “male”), o l’invio del più appropriato emoticon ( alisas faccina) per commentare la cazzata di turno o la foto sulla spiaggia a Ibiza -  la stessa di Cristiano Ronaldo e di Lady Gaga! – l’esibizione non richiesta della propria intimità o la distruzione, talvolta, della reputazione altrui, è il totalitarismo sottoculturale, non dissimile a certi totalitarismi politici che abbiamo conosciuto in Europa negli anni della guerra, a doverci impensierire sul serio. Schiavi della Rete, dunque. E di una superficialità amena ed alienante che sottrae tempo prezioso a ben altre attività, divertimenti compresi. E’ evidente che in un simile contesto, fatto di velocità, di semplificazione e spesso di ostentata volgarità e ignoranza, la sopravvivenza del romanzo e della letteratura – ammesso che siano ancora vivi – sono a grave rischio.

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