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Castellammare di Stabia: in scena la chiusura delle terme

Inserito da on 31 maggio 2015 – 07:25No Comment

Compagnia del Futuro presenta mercoledì 3 giugno 2015 | ore 21 STABIA HALL di Castellammare di Stabia POST FATA RESURGO - lirica bastarda - di Cristian Izzo regia Gianfelice Imparato. L’acqua termale non bagna più Castellammare di Stabia, dal 2012. La chiusura delle terme stabiane con le sue 28 sorgenti di acque minerali è un dramma sociale che ha fatto parlare giornali e televisioni, locali e nazionali. Denuncia questo dramma lo spettacolo “Post Fata Resurgo” diretto da Gianfelice Imparato e scritto da Cristian Izzo (entrambi stabiesi), autore e interprete insieme a Giuliana Barbato, Anna Bocchino, Clara Bocchino, Marianita Carfora, Valeria Cimmino, Roberta Inglese, Grace Lecce, Eliana Manvati, Laura Pagliara, Fabiana Russo, Ida Sorrentino e Chiara Vitiello. Lo spettacolo – che attraverso una lingua verace, musiche e voci cantanti, scritte e dirette da Salvatore Torregrossa, fanno emergere rabbia e amarezza verso un popolo che non vuole cambiare, nè salvarsi – andrà in scena mercoledì 3 giugno, alle 21, sul palco dello Stabia Hall (via Regina Margherita 50) di Castellammare di Stabia.

L’opera è una tragedia di stampo greco in versi napoletani: richiama a una lingua ancestrale, un dialetto antico, e fonde metricamente diversi schemi e strutture, permettendo così al dramma di variare il ritmo frequentemente creando ogni volta una musicalità diversa a seconda del personaggio e ricreando, per esempio, il ritmo diseguale, calmo e violento insieme, del mare, quando è quest’ultimo a prendere parola. L’opera chiama in causa e indaga usanze, riti, detti popolari tipici della provincia di Napoli, si fa riferimento, ad esempio, alla tradizione dei falò per la festa della Vergine Immacolata, oppure al famoso motto “Santu Catiello è amante d’’e furastiere”. «C’è una terra un tempo incantevole, rigogliosa – dichiara Cristian Izzo – che viene depauperata, offesa e sfregiata da decenni, da queste sconsiderate consuetudini. E nulla o nessuno sembra poter invertire questa tendenza; fino a quando la terra stessa, il Monte che la sovrasta, il Mare che la bagna e le sorgenti termali che la percorrono e che l’hanno arricchita in passato, non decidono che il tempo di aspettare il Salvatore è finito e che saranno loro stessi a liberare la loro casa, il loro popolo. Ma quando il nemico da combattere, è proprio quella gente che si cerca di difendere e salvare, la rivoluzione diventa un sogno fragile che il più piccolo soffio del vento della noncuranza e della comodità, può far crollare».«Un’opera potente che nasce, come sempre dovrebbe essere, da una necessità – scrive nelle note di regia Gianfelice Imparato – da un’urgenza dell’animo dell’autore, Cristian Izzo. I versi che la compongono sono il distillato della rabbia implosa dell’autore per lo stato di degrado della sua città. Si narra del monte Faito, da cui sgorgano le ventotto sorgenti, che incita le acque ad inondare la città, Castellammare di Stabia, per purificare gli stabiesi che sono ritenuti essi stessi, in gran parte, artefici del suo scempio. Una struttura classica per un’opera contemporanea. Versi essenziali e dolenti, sferzanti e necessari. Nel curarne la messa in scena ho badato soprattutto a dar forza alle parole. Ho bandito ogni concessione al compiacimento lirico ed estetico. Pochi oggetti indispensabilmente evocativi. Pochi movimenti essenzialmente simbolici. Una scena di sole luci ad accompagnare le suggestioni della narrazione. Ho spinto gli interpreti a concentrarsi principalmente sull’energia necessaria per dare ai versi la giusta potenza epica. Sono versi che non meritano l’onta della recitazione. Nello stesso stile, essenziale ed energico, le musiche di Salvatore Torregrossa che sublimano il dolente e disperato canto degli interpreti. E ora, come stabiese, vorrei concludere dicendo che se ogni rivoluzione nasce dal dubbio sull’esistente, forse dovremmo rinunciare alla distintiva sicumera e cambiare il carattere assertivo della frase che compare sul nostro gonfalone facendola diventare: “Post fata resurgo?”. Chissà…».

Costruite dalla Cassa del Mezzogiorno e inaugurate nell’estate del 1964, per quasi mezzo secolo le Terme stabiane hanno costituito attrattiva per i turisti e motivo di orgoglio per gli stabiesi. Definita la più moderna struttura termale in Europa, vi si praticavano fanghi, massaggi, fisioterapie, medicina iperbarica con l’ausilio delle acque solfuree e macchinari altamente specializzati, oggi l’edificio versa in stato di totale abbandono e degrado. Poco distante sorge un altro complesso termale ottocentesco che seppur sottoposto negli ultimi anni a lavori di ristrutturazione, non è mai stato reso attivo. Una cattiva amministrazione e gestione politica hanno ignorato le problematiche economiche relative al complesso termale, decretando la fine delle Terme di Castellammare di Stabia.


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