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Pozzilli: I.R.C.C.S. Neuromed punto d’ incontro per futuro Neurochirurgia italiana

Inserito da on 30 marzo 2015 – 07:26No Comment

“In questi due giorni Pozzilli ha visto il meglio della neurochirurgia italiana darsi appuntamento qui. Un’impresa notevole, resa possibile da Neuromed e Fondazione Neuromed, e che ha portato nel nostro istituto i massimi esponenti a livello nazionale”. Il professor Vincenzo Esposito, che assieme al dottor Gualtiero Innocenzi coordina la Neurochirurgia Neuromed, riassume in queste parole il bilancio del convegno che si è svolto venerdì e sabato nell’aula magna dell’I.R.C.C.S. Neuromed. Un convegno che ha visto oltre 100 specialisti provenienti da tutta Italia riunirsi sotto due obiettivi: affrontare gli sviluppi più recenti delle tecniche neurochirurgiche e ricordare la figura del professor Giampaolo Cantore, che per tanti anni ha diretto il Dipartimento di Neuroscienze oggi a lui intitolato e che lo ha fatto crescere fino a renderlo una realtà di livello internazionale. E proprio questo ricordo gli organizzatori hanno voluto legarlo specificamente a uno degli aspetti a cui il professore teneva di più: la formazione dei giovani. “E’ stata – dice Innocenzi – una scelta nostra e della Società Italiana di Neurochirurgia proprio per andare ancora più vicini alla personalità di Cantore. Uno dei punti fondamentali del suo insegnamento è sempre stato quello di puntare molto sulla formazione dei giovani, dando loro fiducia. Era una persona molto severa, e pretendeva molto. Ma dava anche molto, e sapeva riconoscere il merito. Non era uno di quelli che “oscurano” gli allievi. Ha sempre tenuto a dare spazio e opportunità”. Così l’intero convegno, in una scelta che lo stesso Esposito definisce “un fatto piuttosto anomalo nel panorama italiano e internazionale”, ha visto susseguirsi gli interventi di relatori giovani, impegnati nell’affrontare tecniche e tematiche impegnative, legate agli argomenti sui quali proprio Cantore si è impegnato maggiormente nella sua vita professionale. “Come il professor Cantore aveva già capito da tempo, la formazione dei neurochirurghi passa anche per la formazione di chi è già specializzato. – è il commento del professor Franco Servadei, Presidente del comitato scientifico del congresso mondiale della Federazione delle società di neurochirurgia, che si terrà a Roma il prossimo settembre – E passa per attività formative come questa di oggi, attraverso il confronto con gli esperti. I giovani devono poi lavorare, “fare” le cose, un’altra cosa importante che Cantore portava avanti costantemente. E’ così che si impara: attraverso i maestri che possono correggere e spingere al miglioramento”. Ma quella di venerdì e sabato è stata anche l’occasione di riflettere sulla situazione della neurochirurgia, a partire dal ruolo che Neuromed gioca in questo specialissimo campo. “Nel quale – spiega Innocenzi – siamo collocati decisamente bene. Siamo un istituto che esiste nella forma attuale da molto meno tempo di altri (quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della neurochirurgia Neuromed). Siamo decentrati, in un piccolo centro di una zona non certo popolata. Eppure abbiamo un volume di attività tra i più importanti d’Italia, anche in termini di complessità e qualità degli interventi. Siamo sicuramente tra gli Istituti più importanti oggi nel nostro Paese”.

E l’Italia, non va dimenticato, ha un ruolo importante nello scenario mondiale, come sottolinea il professor Alberto Delitala, Presidente della Società italiana di neurochirurgia: “A livello internazionale la neurochirurgia italiana è molto stimata. Pensiamo solo che oggi la metà degli aneurismi cerebrali  in tutto il mondo si opera grazie a una tecnica di embolizzazione inventata proprio da un italiano, Guido Guglielmi, anche lui allievo del professor Cantore. Ma esistono altre branche in cui la neurochirurgia italiana eccelle, come i traumi cranici. La nostra scuola ha infatti addestrato neurochirurghi in tutto il mondo per il trattamento del trauma cranico e di quello midollare. Alcuni centri stanno poi lavorando molto sull’epilessia e sulle tecnologie correlate al trattamento dell’idrocefalo. Insomma, non ci sentiamo secondi a nessuno, e un ulteriore riconoscimento ci verrà a settembre a Roma con il congresso mondiale”.

Dalle relazioni, e dall’atmosfera che si respirava nel meeting, appare chiaro come quello della neurochirurgia sia un cammino difficile, fatto di duro lavoro e impegno ininterrotto. E ci si può chiedere se per un giovane avviato alla carriera medica ne valga la pena. “La neurochirurgia è una branca meravigliosa – dice Delitala – La consiglio a tutti coloro che sono ambiziosi, a tutti coloro che vogliono fare qualcosa di straordinario. Io dico sempre ai miei neurochirurghi che loro sono come gli astronauti nell’immaginario collettivo: fanno un lavoro particolare, che non ha orari, non ha limiti. Bisogna essere persone eccezionali, altrimenti non si va lontano”.

Tutto il convegno era permeato dalla figura di Cantore, a cominciare dalla mostra fotografica a lui dedicata. E dal ricordo commosso di chi con lui ha lavorato ed è cresciuto professionalmente. “Non era solo tecnica. – ricorda Esposito – Il professor Cantore ci ha anche insegnato a considerare sempre i bisogni del malato. Persino a considerare particolari ai quali normalmente si potrebbe dedicare poca attenzione. Come ad esempio l’estetica di quello che facciamo: è importante aprire la testa, ma anche non far vedere niente di quello che abbiamo fatto, per la qualità di vita del paziente. Ricordo la cura dei particolari e l’estremo rigore, tutte cose alle quali ha addestrato prima di tutto sé stesso. Ha continuato a operare fino a pochissimo tempo prima della morte, e ha continuato a occuparsi personalmente di ricerca. Per tutti noi è un esempio e una presenza che sentiamo tutt’ora”.

“Siamo andati a trovarlo in ospedale, poco prima della sua scomparsa. – aggiunge Innocenzi – E non ci ha parlato della sua malattia, dei problemi. Abbiamo invece parlato di lavoro e di programmi per il futuro. Era perfettamente consapevole che la sua malattia stava vincendo. Ma non ci ha mai dato l’impressione che fosse diventata la cosa più importante per lui. Fino all’ultimo ha parlato di progetti per il futuro. Noi al Neuromed continuiamo sulla strada che ci ha indicato, con convinzione e passione, è l’unico modo possibile per ricordarlo”.

Un ricordo vivo quello del professor Cantore che passa anche dal saluto di uno dei suoi allievi più anziani, il professor Roberto Delfini, past president della Società Italiana di Neurochirurgia e ordinario di Neurochirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma. “Io sono stato al fianco del professor Cantore dal 1973. E’ stato il mio maestro per più di 30 anni. – dice Delfini – Da lui ho imparato tutto quello che c’era da imparare nel campo della neurochirurgia e a lui devo tutta la mia carriera. Era un chirurgo a 360 gradi, con notevoli interessi in tutti gli aspetti ed i campi della neurochirurgia, e proprio per questo lavorare al suo fianco significava molto. Lui per primo ci invitava ad andare all’estero, per esempio, ad aggiornarci su temi specifici perché fermamente convito dell’importanza della formazione continua, soprattutto dei giovani specializzanti e specializzati. Quando parlava di Neuromed, poi, lo faceva con estremo entusiasmo: diceva che il Neuromed era tutta un’altra cosa”.

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