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Pensionati…acciaccati!

Inserito da on 28 marzo 2015 – 09:01No Comment

di Rita Occidente Lupo

Tempi pensionistici sempre più dilatati. Il sesso forte, tra il 2016 e il 2018 potrà concedersi il relax a 66 anni e sette mesi. Per il 2019, nuovo adeguamento. Le donne del settore privato, a 65 anni e sette mesi (66 anni e sette mesi nel 2018), mentre le lavoratrici autonome a 66 anni e un mese (66 anni e sette mesi nel 2018). Le dipendenti pubbliche invece, alla stessa età degli uomini (66 anni e sette mesi). La pensione anticipata dal 2016 rispetto all’età di vecchiaia  percepibile con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Se da una parte c’è chi plaude ai tempi allungati, in quanto  la tempra fisica gli dona ancora vigore, dall’altra  chi o con una seconda attività o con acciacchi vari, vede sempre più lontana la meritata stasi al tran tran quotidiano. Tenendo presente che determinate attività richiedono forze fisiche ed energie mentali al passo coi tempi…il che non sempre avviene, anche nel mondo scolastico, laddove le nuove generazioni richiedono una didattica sempre più individualizzata, inclusiva e consona alla società liquida, costantemente in fermento. La stanchezza morale o la carenza d’entusiasmo, spesso assediante i lavoratori, si riflette naturalmente all’esterno, lanciando segnali tutt’altro che soddisfacenti, in tema di qualità ed efficienza! Ed allora, ci si chiede da più parti, nel momento in cui si ventilano assunzioni, non solo col Jobs Act, prima d’introdurre il nuovo, non sarebbe il caso di congedare degnamente “il vecchio”, che ha vissuto la sua stagione lavorativa e che ben volentieri cederebbe il passo a nuove leve, armate di intraprendente voglia d’affermarsi e d’emanciparsi da sussidi pensionistici di genitori anziani? Occorrerebbe lasciare la discrezionalità ai singoli: mettere in condizione quanti non hanno altra panchina (anche questo un problema per chi non ha altri interessi o realtà che lo terrebbero occupato), decidendo se restare nel posto di lavoro, congelando il suo contributo all’ultima mensilità percepita, sentendosi ancora efficiente in tal modo ed esorcizzando la depressione che potrebbe irretirlo per penuria d’ interessi altrove e chi invece, non atto più  ad accettare la sfida costante con un vortice tecnologico, istanze sempre più pressanti, generazioni che tallonano di richieste educative, opterebbe per lasciare. Il Governo potrebbe guardare alla realtà delle cose. Calarsi nella realtà di un Paese che anche se implora lavoro, detiene demograficamente la maglia nera della senilità!

 

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