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Associazione Vittime della Strada: “Quel funesto giorno, una madre racconta”

Inserito da on 16 marzo 2015 – 00:00No Comment

Mi chiamo Elena Ronzullo e sono la mamma di Luigi Ciaramella, mio
figlio aveva una vita da vivere che sembrava lunga davanti a se, ma un
maledetto giorno il 31-07-2008, la nostra esistenza è cambiata
atrocemente. Nessuna madre dovrebbe provare un dolore così grande.
Parlare bene del proprio figlio sembra una cosa scontata, spesso per
questo preferisco riportare le parole di chi lo conosceva bene. Amici,
parenti e conoscenti lo adoravano, perché era un bravo ragazzo, senza
grilli per la testa e sempre disposto a dare una mano quando ve ne era
bisogno. Quello che mi resta è il ricordo che vive in me e quelli che
ha lasciato negli altri, che spesso mi raccontano cose che neppure  conoscevo perché era un ragazzo riservato. Luigi era figlio unico, è  nato l’8 Aprile del 1989, la sua nascita ha riempito i nostri cuori,  portando allegria, gioia, e tanto Amore, crescerlo è stato facile  perché era un bambino tranquillo, tranne quando doveva mangiare, e man  mano che cresceva incominciavano ad affiorare i suoi desideri e le sue aspirazioni. Quando ha raccontato il suo primo sogno aveva solo sette  anni, disse di voler ballare e lo fece. Insieme alla compagna di ballo  ha iniziato a muovere i primi passi di danza, e da principianti piano  piano hanno fatto progressi, così le soddisfazioni sono ben presto  arrivate insieme alle coppe. Poi intraprese il calcetto, ma oltre allo
sport domandava frequentemente di poter lavorare. Fin da piccolo mi  chiedeva di continuo di poterlo fare, io non volevo perché pensavo  fosse troppo presto e perché come tutte le mamme volevo provvedere io  a lui. Dopo alcuni anni ha iniziato, si è cimentato in ogni attività  con grande umiltà e impegno, ha fatto il muratore, poi il pittore e  anche l’elettrauto. Ad un tratto mi disse: «Mamma quando diventerò più  grande, vorrei fare salvataggio» e la sua ostinazione lo condusse ad  avverare un altro piccolo sogno. Il papà gli fece prendere il brevetto  e iniziò a lavorare al “net deam “dove salvò la vita a diverse  persone. Spesso ricordo il suo diciottesimo compleanno, il giorno dopo  mi disse: «Mamma ora sono maggiorenne potresti darmi un’ora in più  quando esco?» io gli risposi che per un giorno non era cambiato nulla  e che doveva sempre rispettare le regole, e lui senza battere ciglio  mi disse «ok, anche se ho la patente, mamma come faccio a dirti di no  io ti amo.» L’unica cosa che cambiò dopo i suoi diciotto anni, fu  quella di guidare il pulmino per andare a prendere i ragazzi a scuola,  e quando finiva il giro anche lui andava a scuola per concludere gli  studi.  Si diplomò in ragioneria. A maggio del 2008, fu contattato dal  titolare di un lido balneare, che gli chiese se voleva lavorare come  guardaspiaggia nel suo stabilimento e lui subito accettò. Anche lì si  è fatto conoscere e amare per la sua educazione, e per la gioia con
cui conteggiava tutti, guai infatti se qualcuno era giù di morale, lui  diceva che «la vita era bella e che i guai erano altri». Ed io mai  avrei immaginato che quei guai sarebbero presto arrivati in casa  nostra, e che dopo il 31 luglio 2008 quel sorriso raggiante non  l’avrei più potuto vedere. Quel giorno Luigi uscì di casa con la mia  macchina alle ore 7.20 del mattino, per recarsi sul luogo di lavoro,  ma non arrivò mai, perché quel maledetto giorno qualcun’altro ha  deciso della sua vita, uscendo da un varco abusivo senza guardare,  tamponando la sua macchina e facendolo impattare contro un palo  dell’ENEL. Sono bastati pochi istanti per trasformare la nostra  quotidianità, fatta di semplicità e serenità, in un incubo senza fine.  Una famiglia felice è stata smembrata, ed io e mio marito ci sentiamo  come dei morti viventi. La nostra casa è vuota e nostro figlio lo
hanno trasformato in un numero di fascicolo, in attesa che la  giustizia a rilento faccia il suo percorso. Ma nonostante il dolore,  ringrazio Dio di avermi donato un figlio meraviglioso, anche se per  poco tempo. Diciannove anni d’amore non sono nulla per una mamma che  si aspetta di veder crescere e di spegnersi prima del proprio figlio,  come natura vuole. Sto cercando di portare avanti quello che sembrava  essere l’attitudine e il destino di Luigi, cerco ogni giorno con il  mio impegno ma con la sua forza di mantenere la promessa che gli ho  fatto, cioè di regalare sorrisi a chi ne ha  bisogno ed evitare  lacrime a tanti genitori come noi, che corrono il rischio di perdere i  propri cari a causa della scarsa sicurezza delle nostre strade. Spero  che con le associazioni Aifvs e Mamma Coraggio, di cui faccio parte  insieme ad altri genitori che come me portano questo dolore negli
occhi e nel cuore, possa raccogliere buoni frutti nell’attività di  sensibilizzazione. Vorrei che mio figlio fosse orgoglioso di me, come  io sono stata di lui, e vorrei condividere con i molti giovani e le  tante persone che si mettono alla guida, le parole che lui mi diceva: «Sappi che io ti amo e non potrei mai darti un dispiacere, anzi mamma  se tu morissi io senza te non potrei vivere», questo per ricordare che  ogni vostro gesto può incidere sulla vostra e sulla vita degli altri.
A.M.C.V.S. Associazione Mamme Coraggio e Vittime Della Strada Onlus

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