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Salernitana, il ruggito dei 20.000 dell’Arechi per ammutolire tante chiacchiere al vento

Inserito da on 2 marzo 2015 – 00:01No Comment

Maurizio Grillo

Da un po’ di settimane a questa parte, sembra che qualcuno si diverta a sparare sentenze senza poi avere il coraggio di chiarire il senso di alcune dichiarazioni obiettivamente fuori luogo e che rischiano di accendere gli animi tra due tifoserie che, fino a prova contraria, ad ora hanno vissuto la rivalità calcistica con grande rispetto e civiltà. Prima il caso Iodice-Lotito, con una telefonata registrata e diffusa sui giornali il giorno dopo ad insaputa dell’interlocutore, poi le parole sorprendenti di Fabio Brini che, forse peccando di memoria corta, ha implicitamente puntato il dito contro Melfi e Barletta, “ree” di essersi impegnate tanto contro i giallorossi e meno contro altri avversari. Oggi è toccato a Scarpa, che con scarso stile ha mostrato di non digerire la sconfitta del suo Savoia (0-1 al Giraud), parlare di malafede e di “campionato che vincerà la Salernitana. Il motivo? Non dico altro“. La tifoseria granata è stanca e giustamente rammenta a tutti questi signori che la Salernitana, ad oggi, ha costruito la sua classifica grazie ad una società seria e competente, ad una dirigenza che ha allestito una rosa forte per la categoria e ad un pubblico determinante, senza dimenticare i numerosi torti arbitrali (anche oggi il giallo a Pestrin è apparso eccessivo, mentre proprio Scarpa ha protestato per 25 minuti platealmente senza essere espulso) ed i tanti infortuni che non hanno permesso al tecnico di schierare la formazione tipo quasi ogni domenica. Per ammutolire tutte queste chiacchiere al vento (chi pensa ci sia qualcosa che non va, abbia il coraggio di denunciarlo alla Procura Federale e non davanti a telecamere e taccuini) basterà il ruggito dei 20mila dell’Arechi, di uno stadio pronto a trascinare i propri beniamini e che regalerà uno spettacolo da brividi. Salerno è già in estasi ed in ogni angolo della città si respira un clima di partecipazione emotiva straordinario, con tantissimi tifosi pronti a partire da tutte le città d’Italia pur di non mancare ad un appuntamento così importante. Da questo punto di vista, Brini va quasi ringraziato. Dopo il 2-2 contro il Foggia ed il 2-1 del Benevento contro il Melfi, serpeggiava un certo pessimismo negli ambienti sportivi salernitani, ma quelle parole (pronunciate da chi dovrebbe dire solo grazie a Salerno) del tecnico delle streghe hanno risvegliato quell’orgoglio e quel senso di appartenenza di un popolo che, dal 1919 ad oggi, è stato vittima e non carnefice di un calcio talvolta malato. Da oggi alle 14:59 di sabato pomeriggio, Salerno vivrà appieno la sua passione sportiva e da domani è lecito attendersi una sorta di caccia al biglietto. L’obiettivo? 20mila spettatori, bolgia sin dal riscaldamento e pubblico in grado come sempre di spingere il pallone nella porta avversaria, con prevedibili fischi a chi, probabilmente, inizia a sentire il fiato sul collo di un avversario privo di due titolari che saranno appiedati per un turno dal giudice sportivo. Il tifo dell’Arechi, per quanto fondamentale, ovviamente non basta e ci vorrà una Salernitana consapevole dei propri mezzi e con il piglio della grande, cosa accaduta raramente quest’anno. In questo dovrà svolgere un ruolo cruciale l’allenatore. Mister Menichini avrà sicuramente i suoi meriti se i granata hanno collezionato 58 punti, ma nell’ultimo mese e mezzo le sue scelte sono state senza dubbio cervellotiche. Rinunciare al terzino sinistro più forte della categoria in favore di un centrale adattato sull’esterno, schierare oggi un Pestrin diffidato e non al top, bocciare contemporaneamente Perrulli, Gabionetta e Cristea, invertire di continuo Nalini e Mendicino (che esterno non è), tenere Calil lontanissimo dalla porta avversaria, non concedere mai un pò di riposo ad uno sfiancato Favasuli e regalare un tempo all’avversario è un qualcosa che induce ad una inevitabile riflessione e la sensazione è che solo l’intervento di Lotito post Lamezia ed il gol di Tuia oggi (in campo per l’infortunio di Bocchetti, non per scelta azzeccata del tecnico) gli abbiano permesso di mantenere la panchina. Sia chiaro. Da parte nostra nessuna volontà di alimentare polemiche, chi ci conosce sa che soprattutto nelle fasi decisive siamo i primi ad alimentare l’entusiasmo, a proporre iniziative, a proporre editoriali di risposta a chi getta ombre sulla Salernitana e ad incentivare la tifoseria. Continuare, però, a tapparci gli occhi dinanzi all’evidenza non fa bene ai colori granata. Per vincere col Benevento e tornare in vetta servirà un Menichini più grintoso, concentrato e pronto a scegliere per il meglio, senza aspettare sempre lo schiaffo dell’avversario prima di reagire. Il mister allena la Salernitana, non una squadretta di bassa classifica senza società e tifoseria che si deve badare prima a non prenderle. Menichini schieri la miglior formazione e giochi senza paura pur privo di due colossi come Trevisan e Pestrin. Al resto penserà il pubblico dell’Arechi: 20mila cuori granata per ammutolire le tante chiacchiere al vento di chi, forse, inizia ad aver paura di questa Salernitana.

 

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