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In Italia la politica sta uccidendo il futuro

Inserito da on 1 marzo 2015 – 09:01No Comment

Giuseppe Lembo

L’Italia soprattutto negli anni più vicino a noi, ha una lunga storia di trasformismi politici; tanto, con cambi di casacca, dettati semplicemente da soli calcoli di un egoistico opportunismo di stare da una parte diversa da quella per cui si è chiesto il voto. Ogni volta che succede un cambio di casacca (eclatante quello di Scilipoti) i partiti ipocritamente invocano, per coerenza, il rispetto dell’appartenenza politica e quindi le dimissioni di chi non rispetta il proprio vincolo di mandato. Un caso recente è quello del PD che ha chiesto a Sergio Cofferati che polemicamente ha lasciato il partito, senza lasciare anche il seggio all’Europarlamento, essendo stato eletto con i voti degli elettori comunisti. A viva voce bocciano il trasformismo che li danneggia, invocando le dimissioni contro i principi costituzionali, in virtù dei quali Cofferati può tranquillamente starsene al suo posto (oggi membro del Parlamento europeo rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato – articolo 67 della Costituzione). C’è, quindi, poco, ma veramente poco da alzare la voce! Poco, soprattutto, per un fatto di etica politica; quando il trasformismo è avvenuto o avviene in casa di altri, si è trattato o si tratta di un fatto normale; quando, come nel caso Cofferati, che ne ha convenienza, a viva voce, le falangi comuniste, gridano la loro rabbia contro il traditore e ne invocano la testa, lasciando libero il campo ad un altro silente rappresentante, parte di quelle maggioranze silenziose abituate ormai anche nel PD a seguire la regola rigorosa ed inappellabile del “capo ha sempre ragione”. Il PD, in tempi molto recenti, non si è fatto assolutamente scrupolo di accogliere dalla propria parte, i deputati fuoriusciti da SEL o dal M5S, poi passati con Matteo Renzi. In questi casi eccellenti, si è trattato non di trasformismo, ma di un normale cambio di casacca come anche Cofferat che ha deciso di abbandonare la casacca del PD e si grida allo scandalo.  Si grida al tradimento, con la sola riparazione possibile delle dimissioni, per lasciare così il posto ad un altro più fedele; più disponibile a quell’obbedisco, ormai parte del “fare politica” nel nostro Paese, un Paese, purtroppo, oggi fortemente confuso e privo di quelle certezze che poi ci ritroviamo nella sola “politica gridata”, senza le certezze di un futuro possibile che caratterizzano oggi l’Italia nostra, dagli scenari sempre più tristi con alla base quel familismo amorale che ha ormai pervasivamente contaminato tutto del nostro Paese. Alla politica italiana manca quella necessaria autorità morale sempre più cancellata; i partiti hanno ormai smarrito la loro funzione. Purtroppo la crisi italiana è fortemente coinvolgente; una crisi unificante che non ha risparmiato niente e nessuno; una crisi che ha contaminato a fondo anche i palazzi del potere italiano. Anche i palazzi della Camera e del Senato un tempo, il simbolo nobile della democrazia italiana. Una testimonianza diretta sul loro compromesso ruolo di luoghi simbolo della rappresentanza italiana ci viene dalla recente pubblicazione di un libro-verità di una parlamentare del PD. La deputata-filosofa Michela Marzano con il libro-testimonianza “Non seguire il mondo come va” edizioni UTET, ci ha fatto conoscere un inedito dei palazzi del potere. Un inedito che ci ha introdotto nei palazzi del potere italiano. Come ci informa la deputata filosofa anche i luoghi più sacri della nostra democrazia rappresentativa sono sempre più contaminati dal sempre più falso potere della rappresentanza italiana. In Italia siamo nei tempi tristi di una politica post-ideologica; ogni successo, ci dice la scrittrice Michela Marzano, è sempre più, un successo effimero; un successo che porta inevitabilmente alla fine senza appello della sinistra. Il mondo della politica italiana, così come ci informa il libro della Marzano “Non seguire il mondo come va” ha, tra l’altro, alla base una scarsa capacità di ascolto. Ha alla base, prima di tutto, una forte arroganza del potere che accomuna tutti, con il fine ultimo di difendere il potere e quindi i privilegi personali che sono assolutamente in contrasto con l’appartenenza delle casacche indossate. Bisogna ed in fretta, restituire all’Italia, in tutta la loro dignità, i luoghi simbolo della rappresentanza; bisogna, assolutamente, fermare lo sfascio italiano. Non giova a nessuno; non giova neppure a quel potere che, indifferente a tutto, manifesta la sua indifferenza democratica anche per quell’appartenenza politica, indipendentemente dai vincoli di mandato di cui all’articolo 67 della Costituzione, secondo cui “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

 

 

 

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