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Pagani: “Armonie del Tempo” al Circolo dell’Unione

Inserito da on 14 febbraio 2015 – 04:39No Comment

Ritorna la musica sinfonica nella stagione 2014-2015 “Armonie del Tempo” dell’Orchestra Filarmonica Campana con il concerto del 21 Febbraio ore 21.15 presso la Sala Mario Ferrante del Circolo Unione di Pagani. Il maestro Ivan Antonio salirà sul podio per riprendere l’esecuzione dell’integrale delle Sinfonie di Ludwig van Beethoven, percorso intrapreso dalla Filarmonica negli ultimi anni e che ha come obiettivo quello di raggiungere una costante attitudine alla ricerca e all’approfondimento di questo repertorio che ha contribuito ad edificare il Romanticismo musicale. Dopo le tre sinfonie, (I, V, VII) già interpretate nelle scorse stagioni concertistiche con la direzione di Giulio Marazia, che hanno descritto con efficacia il punto di partenza e l’approdo mediano del sinfonismo di Beethoven, dai folgoranti tentativi d’esordio della Prima, con cui il compositore di Bonn cercò di eguagliare e superare i modelli di Haydn e Mozart, alla partitura forse più iconica della sua produzione (e di tutta la ‘musica classica’), la celebre Quinta, che per gli ascoltatori dell’epoca fu clamorosa e fortemente toccante, continuando a rappresentare un’esperienza intensa per tutte le generazioni a seguire, ecco ripartire il nostro progetto di ricerca con una nuova interpretazione proprio della celeberrima quinta sinfonia di Beethoven. Bisogna far uscire il pubblico dai concerti con qualche punto interrogativo, non solo con certezze. Completa il programma del concerto la Sinfonia dal “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini e la suite n.1 op. 46 dal “Peer Gynt” di Edvard Grieg. Non appena partito da Roma, Rossini aveva già ricevuto l’incarico per comporre una nuova opera buffa in occasione dell’inaugurazione del teatro Valle per il carnevale del 1817. Questa volta Rossini si affidò al Ferretti e la felice collaborazione col letterato romano diede vita alla Cenerentola, ossia La bontà in trionfo. Analogamente al Barbiere, l’opera vide un eccezionale successo solo dopo una iniziale ostilità da parte del pubblico. Anche questo lavoro, privo degli elementi soprannaturali presenti nella favola originale, si colloca nel solco della nuova visione teatrale rossiniana: il compositore, infatti, guardava ormai con distacco all’ancien régime e agli ideali illuministici. Quando, dopo alcuni anni, decise di portare il Peer Gynt sulle scene teatrali, Ibsen chiese a Edvard Grieg di comporre le musiche di scena. Dal momento che allestire i lavori più lunghi di Ibsen, come appunto Peer Gynt, è estremamente difficile e considerato il successo delle musiche di scena di Grieg, la partitura musicale cominciò a vivere indipendentemente dal dramma. Tanto più che oltre dieci anni più tardi, dalla partitura teatrale (op. 23) Grieg decise di ricavare due suite sinfoniche di quattro episodi ciascuna (op. 46 e 55), che diventarono le sue composizioni più popolari. Solo la prima delle due canzoni di Solveig fu inserita nelle suite, affidandone la melodia ai violini. La quinta sinfonia di Ludwig van Beethoven in Do minore op. 67, fu composta tra il 1807 e l’inizio del 1808 e fu eseguita il 22 dicembre 1808 a Vienna. I primi abbozzi risalgono in realtà al 1804. La Quinta, forse la più eseguita e la più universalmente conosciuta delle nove sinfonie, è considerata il paradigma del sinfonismo beethoveniano nel senso che nessuna altra opera presenta le caratteristiche, quasi le idiosincrasie del linguaggio di Beethoven con altrettanta chiarezza e concisione. Nel primo movimento (Allegro con brio) la forma sonata ha il suo teorema: nessuna pagina aveva mai organizzato il principio del contrasto, del “patetico” schilleriano con una tale integrazione fra scansione ritmica e invenzione tematica: tutto muove da una idea di quattro note («Ecco il destino che batte alla porta» come avrebbe detto Beethoven al povero Schindler) che invadono ritmicamente tutto lo spazio disponibile cancellando ogni distinzione fra disegno e ornamento. L’Andante con moto, senza rigidità strofica, è impostato come un tema con variazioni, interrotte per tre volte da improvvise fanfare degli ottoni. Lo scherzo (Beethoven non usa più questo termine, ma solo Allegro) amplia la sua tradizionale funzione di pezzo di alleggerimento con il colore sinistro, in pianissimo, dei contrabbassi: questi strumenti aprono il trio intermedio, in stile fugato nel modo più volte adottato nella Sinfonia Eroica. Per la prima volta (in una sinfonia) Beethoven collega direttamente i due ultimi movimenti: il ritmo dello scherzo (una reminiscenza del quale tornerà nel finale) si dissolve in pianissimo e in un lungo episodio di transizione (solo il timpano esprime il movimento ritmico, mentre gli archi tengono la stessa nota per 15 battute) si comprime l’energia che investe il finale (Allegro), grandiosa costruzione su concetti semplici come l’inno e la marcia. La sonorità dei tromboni (mai usati prima da Beethoven in una sinfonia), la conclusione della pagina da Sempre più Allegro a Presto, l’insistenza sulla cadenza finale danno un carattere di apoteosi riassuntiva dell’intera sinfonia.

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