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Amare terre del Sud, dove anche gli ulivi secolari muoiono

Inserito da on 8 febbraio 2015 – 09:01No Comment

Giuseppe Lembo

Al Sud, la gente del Sud, proprio nessuno deve sentirsi tranquilla, di essere coinvolta in quella minacciata catastrofe territoriale che è la morte del suo paesaggio olivicolo. Il paesaggio olivetano di gran parte delle terre meridionali, soprattutto collinari, è una grande ricchezza, prima di tutto economica e certamente non secondaria per la bellezza della natura che proprio non teme confronti. È assolutamente necessario fare qualcosa prima che sia troppo tardi; è necessario allertarsi ed evitare che la tragedia meridionale degli uliveti morti, da possibile ed immaginabile, come dai tanti segnali, diventi per l’intero Sud, un’amara realtà. Dalle palma, alle aree pinetate, dai castagni agli ulivi è un susseguirsi di fenomeni innaturali che suscitano nei più, una disperata preoccupazione per il futuro meridionale sia per quanto riguarda la sua economia agricola, sia per il danno catastrofico al paesaggio ed al suolo, non più protetto dalle radici antiche dell’ulivo, una pianta che è parte di noi; una pianta che in sé è la nostra storia, con una secolarità di tradizioni e di comportamenti umani che fanno parte della civiltà dell’olio meridionale, un prodotto sacro e salutistico che oggi ritroviamo al centro della Dieta Mediterranea, un giusto riconoscimento al vivere sano, mangiando i prodotti della buona Terra meridionale e mediterranea in generale. La morte degli ulivi è un problema a 360 gradi di tutto il Sud; di tutta la gente del Sud. Oggi, circondato da non pochi misteri, il Sud viene colpito al cuore da un batterio killer che sta distruggendo in Basilicata ed in Puglia soprattutto nel Salento degli ulivi secolari, con grave ed irreparabile danno per il paesaggio e per la stessa economia che verrebbe a perdere un prodotto di pregio, al primo posto nel made in Italy enogastronomico italiano. Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali consapevole della gravità del problema dal punto di vista naturale, alimentare ed economico, da settembre del 2014 ha attivato misure di emergenza finalizzate alla prevenzione, al controllo per la preoccupante e diffusa eradicazione del batterio, fortemente distruttivo sul territorio meridionale, così come drammaticamente evidenziato dalla morte degli uliveti pugliesi, soprattutto in territorio salentino. L’ulivo nel paesaggio italiano e soprattutto meridionale, non è solo una pianta utile al paesaggio ed all’economia; è, più ed oltre a questo, un simbolo dell’identità e dell’appartenenza; un simbolo di un mondo senza il quale, niente, ma proprio niente, sarebbe più lo stesso. L’ulivo meridionale è l’espressione più viva e più significativa di un territorio che fa della biodiversità la sua prima, grande ricchezza di vita, ben visibile nei tanti meravigliosi paesaggi e nel suo salutare prodotto, tra l’altro, prodotto principe della dieta mediterranea; un prodotto che, per le sue caratteristiche organolettiche, è un vero e proprio elisir di lunga vita, garantendo con i suoi polifenoli una lunga e sana vita, come testimoniato dal fisiologo e scienziato Ancel Keys e dai tanti che hanno studiato la longevità e la buona salute meridionale. Fermare e da subito, il disastro naturale ed ambientale che, partendo dalla Puglia, rischia di coinvolgere il mondo del Sud, è una vera e propria necessità antropica in difesa delle proprie radici; della propria appartenenza. È, tra l’altro, una necessità prevalentemente campana, con la provincia di Salerno al primo posto per la coltivazione di ulivi e di olio prodotto ed al quarto posto tra le regioni d’Italia per coltivazione olivicola, esprimendo, tra l’altro, per le ottime caratteristiche organolettiche del suo prodotto, ben tre tipi di olio extravergine d’oliva, con il riconoscimento della DOP “Colline Salernitane”, “Cilento” e “Penisola Sorrentina”. Il Sud, non può, per un disastro dalle dimensioni impensabili, essere privato del suo “oro in gocce”, una ricchezza del mondo, riconosciuto dall’UNESCO attraverso il riconoscimento alla Dieta Mediterranea, come patrimonio dell’umanità. Le vie dell’olio parte del ricco paesaggio olivicolo meridionale sono testimonianze vive che a nessuno ed a niente è dato comprometterne il futuro; sono le radici di tante realtà umane del Sud, dei veri e propri simboli del pathos di un’umanità della Terra che permettono e permetteranno all’uomo contemporaneo di sapere chi è stato, per meglio capire chi sarà.

 

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