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Napoli: incontri “Apeiron” presentato “Napoli la Cappella Sansevero”

Inserito da on 21 gennaio 2015 – 06:53No Comment

Bianca Fasano

Facendo seguito ai precedenti del ciclo degli appuntamenti della rassegna culturale “ ‘Apeiron … o dell’indefinito, principio di tutte le cose”, ideata e coordinata da Bruno Pezzella, giovedí 15 gennaio 2015, ore 17.00, presso la biblioteca comunale B. Croce è stato presentato il libro di Aurelio De Rose:  “Napoli la Cappella Sansevero”  – la storia le opere gli artisti  – Rogiosi editore. A seguito degli interventi di Massimo Siviero, giornalista e scrittore e Sergio Zazzera, profondo conoscitore della lingua napoletana, l’intervento di Eleonora Puntillo (assente), è stato letto dal coordinatore della serata Bruno Pezzella. Le illustrazioni al testo, della giovane artista Ornella Fioretto, sono state mostrate al pubblico a mezzo di diapositive. Serata vivace, cui hanno partecipato anche gli allievi della classe IV A dell’Issis E. De Nicola con la prof. Alessandra Bibiano,  Antonio Filippetti di Repubblica e Italo Pignatelli  de “Ilmondodisuk”.  Ma: chi era, davvero, Raimondo di Sangro, o de Sangro, VII principe di Sansevero e quali erano gli scopi nascosti o evidenti con cui e per cui decise della edificazione della Cappella gentilizia, costata allo stesso principe tanto cara da costringerlo, per pagarla, ad affittare  alcune stanze del suo palazzo destinandole ad una bisca clandestina? Inoltre: quali erano, davvero, rapporti della Cappella, nelle sue forme e misure, con la Massoneria? La chiave di lettura decisa dall’autore del testo è, ovviamente personale. Molti  altri autori, affrontando lo stesso argomento, non hanno voluto (o potuto), dimenticare che, nello stesso anno in cui diede inizio ai lavori per la Cappella, Raimondo di Sangro si iscrisse alla “Libera Muratoria” e divenne “Fratello Massone”, scalando in pochi anni la gerarchia dell’Associazione segreta, diventando “Gran Maestro” di tutte le Logge napoletane. Si torna a chiedersi, rispetto alla forma data alla Cappella e alle opere che contiene, quali fossero davvero le intenzioni del principe, conosciuto per essere è stato un esoterista, un inventore, un anatomista, un alchimista, oltre ad essere massone, letterato e accademico italiano. A questa domanda ha risposto, secondo le proprie convinzioni, Aurelio De Rose, il quale, nato a Napoli, pur vivendo a Roma è restato strettamente legato alla città, divenendo studioso della vita artistica napoletana antica e moderna. Da questo interessamento è nato quindi il suo coinvolgimento nell’opera che avrebbe dovuto essere pubblicata anni fa e oggi ha trovato diffusione con i disegni di Ornella Fioretto, che ritraggono alcune delle opere della Cappella Sansevero, in bianco e nero. L’autore, che ha collaborato e collabora con quotidiani, riviste letterarie e culturali, con interventi di storia del costume e critica d’arte ha pubblicato anche, per la Newton & Compton, Roma, nel 2001, “Palazzi di Napoli”. Lo studio minuzioso e accorto fatto dall’autore, rispetto alla storia sociale in cui queste opere vennero elaborate, si è allargato alle committenze delle stesse, approfondendone, dalla sua ottica personale, anche le motivazioni. La curiosità di stranieri e napoletani, rispetto alla Cappella non tende a calare e la visita alla stessa diviene un punto di riferimento essenziale per ogni visitatore dei “decumani” della città partenopea. La storia del luogo, che sia o meno considerato sotto il profilo religioso, non può discostarsi dalla memoria storica di fatti di sangue dati per certi o per leggenda: risalgono al 1590 le vicende che narrano dell’allora padrone del Palazzo, il compositore Carlo Gesualdo Principe di Venosa, il quale pare avesse sorpreso la propria moglie Maria d’Avalos con il suo amante, il Duca Fabrizio Carafa. A seguito dei fatti li avrebbe uccisi, mostrandone poi corpi sullo scalone al popolo, allo scopo di dimostrare come avesse salvata la dignità. Vera che fosse la storia, si spiegherebbe la struttura della “chiesamuseo”, voluta dal principe Raimondo di Sangro allo scopo di regalare alla religione un luogo a salvezza delle anime dei propri antenati e di se stesso. Resta il mistero.

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