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Tra libertà di espressione e “se la sono cercata”

Inserito da on 20 gennaio 2015 – 08:01No Comment

Amedeo Tesauro

Nell’infuriare delle polemiche degli ultimi giorni sulla liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo una frase emerge naturale, affermata più o meno pubblicamente, ovvero quel “se la sono cercata” sempre pronto a fuoriuscire in questi casi. Al di là della verità sulla vicenda, nelle ultime ore emergono dettagli su una partecipazione meno neutra e più impegnata delle due cooperanti, è interessante notare il puntuale coro. Il “se l’è cercata” è filosofia di pensiero diffusa da sempre, però bisogna fare attenzione a dove e quando, altrimenti l’effetto rischia di essere straniante. Le due cooperanti, magari animate da buoni propositi ma sicuramente impreparate e allo sbaraglio, si attirano facilmente un certo disprezzo pubblico a causa del riscatto, ovviamente negato e ovviamente pagato, per la causa supportata. Tuttavia non bisogna andare troppo lontano per ascoltare un nuovo grido di “se la sono cercata”, più ragionato e meno diffuso, eppur molto più conflittuale. È  successo in Francia, dove il “Je suis Charlie” non c’ha messo troppo a sfiorire, a sfumarsi in tante distinzioni e sottigliezze, fino al bizzarro colpo inferto da Papa Francesco col suo “Chi offende mia madre si aspetti un pugno”. Nessuno invito alla violenza ha subito chiarito il Vaticano, ma la traduzione era decisamente chiara, un “se lo sono cercata” papale perfino più crudo dell’espressione usuale per chi tocca gli affetti più cari (la religione). Ma non eravamo tutti Charlie? Evidentemente no se già il giorno dopo molti media si rifiutavano di pubblicare le vignette incriminate, ed evidentemente no se passato il momento caldo l’attenzione si è spostata sui limiti e le possibilità della libertà di pensiero e di espressione. Del resto Charlie Hebdo era finito più volte in tribunale, definito squallido, offensivo, razzista e pure sessista, eppure l’attentato ne ha fatto un simbolo da sventolare. Ecco allora che il coro è andato a scontrarsi con l’ipocrisia pubblica, bisognava smorzare un evidente “se la sono cercata” con la necessità del momento di esaltare ipocritamente chi fino a ieri era visto come un provocatore offensivo. Il nemico poi era il terrorismo islamico o addirittura l’Islam in generale, fin troppo facile stare tutti dalla stessa parte. Calmatesi le acque ha potuto finalmente emergere un “se la sono cercata” cauto ma rilevante, poiché colpisce là dove fa male inserendosi nel dibattito su ciò che si può e ciò che non si può dire. Ed è un dibattito complesso, oggettivamente impossibile porre una linea di confine e stabilire il limite. Come difficile è stabilire il limite tra chi se la cerca e chi semplicemente opera liberamente.

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