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Roma: Governo, Cirielli, Salerno, interrogazione a risposta scritta su camorra

Inserito da on 23 dicembre 2014 – 08:00No Comment
  Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che: la città di Salerno ha vissuto e affrontato la camorra e continua a combatterla ogni giorno grazie al lavoro instancabile di magistrati e forze dell’ordine, ma sarebbe un grave errore pensare di poter abbassare la guardia, perché l’allarme criminalità resta alto; destano, in particolare, preoccupazione diversi episodi succedutisi negli ultimi anni, da ultimo, ma solo in ordine temporale, i gravi «disordini» avvenuti in occasione della processione di San Matteo, patrono di Salerno, lo scorso 21 settembre e oggetto di sindacato ispettivo n. 4-06305 a firma dell’interrogante; il clima era apparso teso già alla vigilia, quando la Curia salernitana aveva comunicato di volersi uniformare alle indicazioni della Conferenza episcopale, dettate dalla volontà di evitare omaggi alle case dei boss come accaduto in Calabria, vietando «gli inchini», le soste, in particolare, nell’atrio del Comune e le «girate» delle statue dei santi patroni; 
da qui la rivolta dei portatori che hanno ritardato l’inizio del corteo e disatteso le direttive del presule compiendo «inchini» e «giravolte» lungo tutto il percorso della processione, durante la quale il vescovo è stato oggetto di fischi e insulti; 
la vicenda è finita sotto la lente di ingrandimento della procura di Salerno, secondo cui alcune giravolte e inchini sarebbero stati omaggi a camorristi uccisi del clan Grimaldi; 
lo strappo finale, però, si è consumato dinanzi al comune di Salerno quando le statue sono entrate a Palazzo di Città contravvenendo alla disposizione dell’arcivescovo e, in particolare, perplessità e profili di responsabilità a carico dell’amministrazione desta la circostanza, riportata su diversi organi di stampa che «Il portone di Palazzo di Città, chiuso fino a quel momento, è stato aperto alle 20.15 proprio in concomitanza con l’arrivo della processione.»; 
desta preoccupazione, poi, l’inchiesta sulle attività criminali di un’organizzazione di stampo camorristico in città e rivelatrici, in primis, di possibili «agganci» nel settore delle municipalizzate, su cui troppo poco si è detto e fatto; 
nell’ambito di tale inchiesta, al centro delle quali ci sarebbero le società comunali in cui lavorerebbero i parenti di alcuni degli indagati, le intercettazioni su tale Salvatore Del Giorno, sospettato di stare riorganizzando un clan dedito alla droga e alle estorsioni, lascerebbero pensare a promesse che qualcuno, all’interno delle istituzioni locali, non avrebbe mantenuto; 
l’indagine condotta dalla direzione distrettuale antimafia è partita da una testa di maiale con un limone in bocca collocata un anno fa sulla cassetta postale del sindaco Vincenzo De Luca e interpretato quale «atto intimidatorio deciso da un’organizzazione di stampo camorristico, conseguenza – forse – di promesse non mantenute»; 
tutto il materiale di indagine è stato inserito nel fascicolo che il sostituto procuratore Vincenzo Montemurro ha aperto agli inizi dell’anno sul Pd locale, sul sistema delle municipalizzate e sui presunti brogli denunciati alle primarie del 16 febbraio 2014; 
l’ipotesi investigativa, infatti, ha allungato l’ombra della camorra sulla campagna tesseramento 2012 in provincia di Salerno e sulle primarie del Pd, con il coinvolgimento di personaggi contigui ai clan nella lotta tra correnti per conquistare il maggior numero di iscritti e, quindi, la quota massima di potere all’interno del partito e delle istituzioni locali; 
dopo aver ascoltato politici, dirigenti di partito e militanti, le recenti dichiarazioni di Enrico Esposito avrebbero portato l’indagine a una svolta decisiva: ex consigliere comunale del PD deluchiano di Nocera Inferiore e imprenditore della Esa costruzioni, la società che stava realizzando in subappalto i lavori di Piazza della Libertà, poi raggiunta da un’interdittiva antimafia, avrebbe infatti dichiarato «Non sono un burattinaio, direi piuttosto un burattino», ridimensionando il suo ruolo nello scacchiere provinciale, che rimane caratterizzato da un pericoloso intreccio tra politica e malaffare; 
la stessa società Esa costruzioni è nel mirino di una delicata indagine della procura di Salerno per i reati di truffa e smaltimento illecito di rifiuti, collegata a un’altra inchiesta avviata nel 2010 per il crac del pastificio Amato, posto che la società edile è la stessa che si aggiudicò l’appalto per demolire l’opificio di cui oggi resta solo uno scheletro di cemento; 
la nuova inchiesta, in particolare, si concentra sul presunto smaltimento in discariche abusive dei materiali di scavo di piazza della Libertà e per l’interramento, nel cantiere della piazza, di detriti provenienti dalla demolizione del centenario pastificio; 
già nel 2009, in una lettera aperta al presidente Napolitano sui rischi di infiltrazione camorristica negli appalti pubblici della provincia di Salerno, Fausto Morrone, nella sua veste di segretario provinciale della Cgil e di consigliere comunale, scriveva: «Quasi in ogni cantiere di opere pubbliche del capoluogo, inspiegabilmente, ci sono presenze non chiare o, addirittura, eccessivamente esplicite in quanto a collusioni con la camorra. [...] Ad oggi, l’Amministrazione Comunale non è riuscita a concludere nessuna delle grandi opere avviate oltre un decennio fa, proprio a causa di aggiudicazioni problematiche e per l’aver coinvolto, nella realizzazione delle medesime, il fior fiore dei faccendieri.»; 
come si legge in un interessante articolo a firma di Adriana Stazio di marzo 2010, in questo clima di totale inerzia nei confronti della prevenzione delle infiltrazioni camorriste «è capitato» poi che siano stati assunti nelle società miste del comune di Salerno personaggi imparentati con noti camorristi, come Ciro D’Agostino, figlio del boss, assunto il 9 maggio 2004 alla Salerno Sistemi; oppure è sempre capitato che siano stati concessi alloggi popolari a un noto esponente dello stesso clan, condannato poi per l’attentato all’assessore alle politiche sociali e all’emergenza abitativa, l’avvocato Rosa Masullo, rea di avergli revocato l’alloggio; 
una battaglia difficile, una guerra contro la prepotenza, l’indifferenza, le complicità; alla fine, la casa viene liberata e la Masullo riceve un pacco dono: cinque chili di esplosivo davanti alla porta del suo studio; 
come denunciato dalla stessa vittima e oggetto dell’interrogazione parlamentare n. 4-10876 a firma dell’on. Pepe, in quella stessa circostanza, in maniera quantomeno equivoca, il sindaco De Luca non ritenne opportuno far costituire parte civile l’amministrazione comunale di Salerno e, come se ciò non bastasse, il nuovo assessore, succeduto nella delega all’avvocato Masullo, riassegnò proprio al medesimo delinquente l’alloggio precedentemente revocato; 
nel 2011 Morrone tornava a scrivere, in maniera eloquente: «Per molti anni, io insieme ad altri, abbiamo disvelato e denunciato reiterate infiltrazioni di aziende legate alla camorra negli appalti pubblici della città di Salerno. Mai siamo stati smentiti, molte volte alle nostre denunce sono seguite le interdittive antimafia, gli arresti e la sospensione degli appalti. Mai ho ascoltato una riflessione autocritica o critica, su questa delicata materia, nei confronti dell’amministrazione che governa il Comune da vent’anni. Alla luce della recente e ulteriore interdittiva antimafia che ha colpito alcune imprese che operano nel cantiere di via Leucosia, mi sembra opportuno e mi preme sottolineare ai più distratti la massa rilevantissima di infiltrazioni riscontrata in importanti appalti pubblici in città in questi anni: IN.CA. (Lungoirno); EDREVEA (parcheggio ex cementificio); Delfino (Palasalerno); Campania Appalti (termovalorizzatore); ESA Costruzioni Generali (Piazza della Libertà); Cenn e Acqua Mar (barriera marina via Leucosia); Citarella (parcheggi via Camillo Sorgenti); Daneco (impianto di compostaggio). Come si può notare l’elenco delle infiltrazioni è sostanzioso e sistematico e riguarda quasi tutte le grandi opere pubbliche appaltate dal Comune di Salerno. Considerando che tutte le infiltrazioni sono venute alla luce dopo la cantierizzazione dei relativi appalti, se ne ricava che l’economia camorristica ha avuto modo, comunque, di drenare ingenti risorse pubbliche. Se ne ricava, altresì, che si è di fronte a un ente appaltante con una debolezza penetrativa angosciante. La domanda che mi pongo è la seguente: è normale, è logico, è credibile attribuire il tutto alla incapacità di un ente di saper tutelare se stesso e le risorse pubbliche? Se la risposta è sì, almeno si doti questo Comune di un’assistenza tecnica dello Stato che possa prevenire l’alimentazione ulteriore della suddetta lista di infiltrazioni.»; 
altri gravi episodi sono stati oggetto di attenzione da parte della magistratura, quali la rissa al congresso giovanile del Pd e l’aggressione alla candidata regionale Antonella Buono; 
quanto alla prima vicenda, risalente al luglio 2009, è la storia di uno dei più brutti episodi della storia recente di Salerno: non si è trattata di una semplice rissa tra giovani, ma di un assalto di decine di adulti, arrivati sul posto con auto di servizio di una società mista del comune, indossando ancora indumenti da lavoro con la scritta «Salerno pulita» e a dirigere le operazioni sarebbe stato, come riportato da Isaia Sales in un articolo suRepubblica del 21 luglio 2009, un consigliere comunale del Pd, padre della ragazza la cui elezione a segretario provinciale era stata annullata dall’organismo nazionale dei giovani Pd; 
nonostante ad oggi non si conoscano ancora i mandanti dell’aggressione, né perché una quarantina di persone, che in seguito si è appurato non essere iscritti ai Giovani democratici e nemmeno al Pd, siano andati a manifestare sotto la sede di un congresso politico noto solo agli addetti ai lavori, quattordici sono stati i rinviati a giudizio per «attentato ai diritti politici», molti dei quali «curiosamente» assunti nelle municipalizzate del comune di Salerno, alcuni persino nei mesi successivi agli scontri; 
i pestaggi e le aggressioni, oltre a rappresentare manifestazione di inaudita violenza, si connotano di un ulteriore allarmante profilo, rappresentato dalla appartenenza degli aggressori, o almeno di taluni di essi, ad organizzazioni camorristiche, come denunciato da uno degli aggressori e come le minacce rivolte ai giovani partecipanti al congresso e al giornalista de Il Mattino, Fulvio Scarlata, dimostrano; 
altra indagine della Digos è quella sulla violenta aggressione ai danni della candidata Adc al consiglio regionale della Campania, Antonella Buono, picchiata e minacciata durante la campagna elettorale a Salerno sempre in occasione delle elezioni 2010; 
un grave episodio che ha gettato ancora una volta un’inquietante ombra sulle elezioni e che si aggiunge all’allarme lanciato in quei giorni sul fenomeno della vendita del voto; 
secondo le testimonianze rilasciate dalla stessa vittima «i nostri aggressori dopo averci minacciato di morte si sono dileguati a piedi e poi hanno raggiunto una vettura poco distante. Si tratta di attacchini che hanno urlato contro di noi minacce di morte ed hanno affisso manifesti di De Luca sui miei»; 
come si legge in un interrogazione presentata nella XVI legislatura (4-10876) a discapito del suo delicato ruolo istituzionale, il sindaco Vincenzo De Luca, non avrebbe «mai condannato in modo assoluto e incondizionato ogni forma di criminalità organizzata, ma al contrario avrebbe esternato una equivoca simpatia e perfino connivenza con i delinquenti locali»; 
ancor meno si è detto dei coinvolgimenti penali in processi di camorra di alcuni degli uomini vicini al sindaco, né di quel dicembre 2005 in cui il comune di Salerno arrivò vicino allo scioglimento per infiltrazioni camorristiche; 
è sotto gli occhi di tutti l’enormità degli scandali dell’Expo di Milano, del Mose di Venezia e, da ultimo, solo in ordine temporale, di «Mafia Capitale» che hanno svelato come la delinquenza nel nostro Paese spesso faccia sistema con la politica e le istituzioni e a cui, puntuale come sempre, è seguita l’indignazione delle istituzioni; 
almeno per una volta si vorrebbe evitare lo scoppio di un altro caso annunciato, come quello che potrebbe travolgere la città di Salerno, magari non oggi, ma tra qualche anno, a cui seguirebbe una tardiva indignazione, a comando, delle istituzioni –: 
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non si ritenga opportuno, se non necessario, valutare se sussistano i presupposti per l’invio di una commissione di accesso ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000 per verificare la corretta gestione dell’amministrazione ed escludere l’infiltrazione camorristica all’interno della stessa. (4-07369)

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