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“Mafia Capitale”, l’ennesimo scandalo tangenti che non sorprende più

Inserito da on 5 dicembre 2014 – 08:01No Comment

Amedeo Tesauro

A livello mediatico, oramai, nessuno si sorprende dei TG della sera che aprono con la notizia di indagini e arresti per corruzione. Del resto anche la più sensazionale delle notizie, quando ricorre con incessante  frequenza, dà assuefazione e rischia di perdere la propria forza. Figurarsi se la notizia riguarda malavita, tangenti e politica, elementi così legati nella percezione comune da aver annullato da tempo immemore ogni stupore; come a dire che l’emergenza, se si verifica ogni giorno, non è emergenza ma consuetudine. Ecco allora che Mafia Capitale, l’operazione romana che rivela nuovi scenari sul sistema politica-criminalità, non sorprende ma semplicemente conferma nella mente di tanti quello che in fondo si è sempre saputo. Ad ogni scandalo tangenti riemergono discussioni vecchie e riflessioni antiche ma sempre spendibili, un rituale noto e destinato a compiersi ad ogni nuova tornata di indagini. Ciò che colpisce, oltre alla corruzione e agli illeciti denunciati in sé, è proprio la perpetua valenza di parole e considerazioni pensate in altre epoche per altri fatti. Se si rintraccia un articolo del Corriere o di Repubblica dell’era Tangentopoli ci si trova difronte a analisi ancora buone, basterebbe solo aggiornare i nomi e potrebbe essere il pezzo in edicola sul giornale di oggi. Anzi, perfino i nomi sono gli stessi, col coinvolgimento del vecchio boss della Magliana Massimo Carminati in Mafia Capitale, oppure si pensi all’altra inchiesta tangenti riguardante l’Expo dove è rispuntato fuori il “compagno G” Primo Greganti. Ed invero di sistema, di tangenti, di un rapporto perverso tra istituzioni-imprenditoria-politica si parlava anche prima di Mani Pulite, del “mariuolo” Mario Chiesa e delle monetine tirate a un ex presidente del Consiglio, di scandali l’Italia ne ha offerti e ne continuerà ad offrire. Tuttavia il susseguirsi di nuovi eventi, mai troppi diversi dai precedenti, restituisce il quadro di un paese in cui qualcosa non funziona da sempre, e se non da sempre di sicuro da parecchio, e perciò destinato a scadere nei medesimi scandali se incapace di attuare una disperata riparazione tardiva. La politica si sta già avviando nei consueti provvedimenti per vederci chiaro, e senza voler alimentare il populismo facile va detto che l’idea che la politica possa ripulire sé stessa si è già dimostrata fallace in passato. Perfino la sempreverde speranza di una rivoluzione culturale data dalla società civile, in modo da non auto-assolversi e così mutare l’ambiente piuttosto che i funzionari, appare tardiva tanto è compromesso il paese. Eppure fa tutto parte del rito mediatico, ovvero asserire che non si può più andare avanti così, salvo andare avanti esattamente nella stessa maniera. Ecco allora che simili discorsi torneranno buoni per i prossimi scandali a cui certamente si assisterà.

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