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L’Italia Paese dallo “stato latitante”

Inserito da on 30 settembre 2014 – 00:00No Comment

Giuseppe Lembo

Povera Italia nostra! Com’è stata ormai ridotta ed abbandonata a se stessa! Sedotta ed abbandonata ad un punto tale da far gridare la propria disperazione mista a rabbia, per una condizione triste in cui lo Stato è sempre più latitante. È latitante non solo a Napoli la più nordica delle città africane e nei quartieri di Napoli, come Scampia, dove si tocca con mano quanto sia latitante lo Stato; è così latitante in quel di Scampia, da far dire ad un povero pensionato ai propri due figli poliziotti di presentarsi per la visita domenicale al proprio anziano genitore, in borghese, perché “qui c’è brutta gente”. C’è brutta gente grida disperato ai suoi figli tutori dell’ordine di uno Stato latitante nelle tante Scampie d’Italia. Impotenza, incapacità, indifferenza, rifiuto del fare, per tutte queste ed altre cose assieme, l’Italia è il paese dal doppio binario; da una parte, quello della legalità e dell’insieme legale; dall’altra, quello dell’illegalità e dell’illecito diffuso, in contesti di una terra di nessuno, assolutamente abbandonati a se stessi, con lo Stato latitante, smettendo così i panni di Stato tutore della libertà individuale; tutore del sacro principio dei diritti umani; tutore della legalità sovrana, di cui nessuno può appropriarsi e/o cancellare.

Viviamo in un Paese anomalo dove lo Stato è latitante; dove lo Stato non sa o forse non vuole rendersi visibile, facendo il proprio quotidiano dovere nei confronti dei suoi cittadini; soprattutto al Sud, la latitanza dello Stato si trasforma in un vero e proprio inferno terreno.

Purtroppo, nel nostro Paese, è tanta l’invivibilità diffusa; tante sono le difficoltà quotidiane che non appartengono alla sfera dei privilegi, ma semplicemente alla sola sfera dei diritti primari dei cittadini.

Che brutta ed imperdonabile latitanza dello Stato italiano! Uno Stato sempre più padre-padrone in tanti momenti sbagliati, quando manifesta tutta la sua incapacità, la sua disarmante impotenza nel non saper garantire alla gente che soffre, i diritti primari, quali quelli che riguardano il lavoro, il futuro dei giovani, il diritto alla salute ed alla conoscenza attraverso la crescita culturale per tutti e l’accesso ad una comunicazione autentica senza la quale è assolutamente difficile avere dei buoni cittadini, una buona società ed uno Stato democraticamente partecipato e non più violentemente latitante.

Di chi la colpa di cotanto sfascio italiano? Prima di tutto, ma non solo degli italiani che, egoisticamente chiusi come sono in se stessi rappresentano socialmente le eccellenze della latitanza italiana.

Al di sopra ed al di fuori del vecchio egoismo familistico, da vero e proprio io mondo, non vedono altro che se stessi; non pensano ad altro che a se stessi, del tutto indifferenti del mondo da cui sono circondati e del tutto insensibili al grido di dolore che viene dalla viscere di una società fortemente ammalata di uomo.

Ma non è tutto e solo qui il grave male italiano; siamo di fronte ad un male oscuro da cui è ormai sempre più difficile se non impossibile, guarire.

Altro grave male italiano che va purtroppo oltre il presente e crea una sofferta condizione da divenire assolutamente impossibile, è l’ultima frontiera antropologica di un insieme italiano, fortemente amante del modello consumistico ed assolutamente incerta nei suoi movimenti perché fatto di una rappresentanza dalle corte radici antropiche con un sistema di vita fortemente contagiato dal mal d’Africa, dove purtroppo, difettano le “genialità” ed i “cervelli” essendo in forte crescita la presenza di ometti e donnicciole con l’ombelico di fuori.

Che può mai pretendere l’Italia dagli italiani e dal mondo con una tale sua rappresentanza di ometti e donnicciole con l’ombelico di fuori? Non è assolutamente irriverente evidenziare queste cose che in sé, purtroppo fanno male, tanto male all’Italia ed al suo futuro possibile, mancando quel senso del nuovo da umanesimo globale, senza il quale, oggi più che mai, non si va da nessuna parte; proprio, non si va, da nessuna parte.

In Italia, ma soprattutto al Sud ed in realtà come quelle della Campania e/o di terre di nessuno come quelle del Rione Troiano e di Scampia e/o della Terra dei fuochi, lo Stato è latitante non tanto e solo al fine di reprimere i comportamenti illeciti; è latitante nel vuoto assordante di una quotidianità difficile per tanta gente che ormai non riesce più a campare, per mancanza del necessario non solo per vivere, ma almeno per sopravvivere.

Manca quello Stato del welfare di cui al Nord come al Sud hanno bisogno gli italiani che, purtroppo, pur lanciando il loro grido di dolore, restano inascoltati e sono sempre più indifferenti ed invisibili a quei tanti ometti ed a quelle tante donnicciole con l’ombelico di fuori che sono bravi a promettere mondi sempre più lontani; mentre fanno questo, è sempre più vicina la latitanza dello Stato, assolutamente indifferente alla brutta gente; al mondo sotterraneo di tanta brutta gente di cui gli ometti e le donnicciole, devono, per necessità virtù, ricordarsi, in quanto trattasi di italiani; di cittadini italiani di serie B o peggio ancora, assolutamente indifferenti all’Italia dello Stato latitante, che non può pensare al lavoro e/o al welfare dei tanti poveri tristi, quando ha da pensare ai piaceri del mondo, dove non c’è più posto per gli italiani, essendone ormai cancellata la loro inutile e scomoda presenza.

Che mai funziona più in questo nostro Paese? Tutto, è sempre più da sepolcri imbiancati; tutto, è ormai senza prospettive di futuro, essendo sacrificate sull’altare di un inconcludente presente con sacerdoti ometti e donnicciole insicure ed assolutamente incapaci di affrontare seriamente i problemi concreti dell’economia e più in generale della società italiana di oggi.

Nel nostro Paese non basta aver portato al sempreverde il semaforo ideologico, riducendo solo formalmente le distanze e gli steccati degli uni contro gli altri; purtroppo, con questo e con la politica sempre meno presente e sempre meno credibile per la capacità di azione finalizzata al bene comune, compresi i “lazzari” comunque da sfamare, i mali d’Italia sono oggi esponenzialmente cresciuti all’infinito.

Sono cresciuti e si sono aggravati per la scomoda presenza di ometti e donnicciole che non sanno assolutamente pensare al presente per non esserne capaci, non sapendo, tra l’altro, garantire i cittadini nei propri legittimi diritti di cittadini e non più di sudditi sottomessi; ma soprattutto ed è questa la cosa più grave, non hanno in sé i fermenti vitali di quel senso del nuovo da umanesimo globale, sempre più necessario al futuro del mondo.

È un dovere di tutti dare il proprio attivo contributo per attuarlo e renderlo, così come si conviene, concretamente vivo in tutte le parti del mondo comprese quelle che ancora e per tanti versi, sono da considerare i Sud del mondo dove tutto è ferocemente contro l’uomo ed il suo necessario cammino di cambiamento e di progresso possibile; tanto, in difesa dell’uomo; tanto, per salvare la presenza dell’uomo della Terra sempre più carica di inopportuni conflitti; sempre più ammalata di uomo e di quella saggia rappresentanza istituzionale assolutamente necessaria per evitare quella latitanza dello Stato, purtroppo mortale per la democrazia ed il vivere insieme delle singole società nei singoli Paesi e dei popoli oggi universalmente in cammino per quella pace sulla Terra senza la quale non c’è il futuro possibile per niente e nessuno.

Quindi noi eredi del pensiero dell’essere, riduciamo l’invadente presenza di ometti e donnicciole che fanno sicuramente male al futuro del nostro Paese; evitiamo di farci male proponendoci come politici del niente, poi disumanamente latitanti sulle garanzie dovute ai cittadini del nostro Paese che certamente non possono continuare a vivere di sole promesse; di sole parole al vento, inutili e prive di certezze per il futuro che, così facendo, la latitanza dello Stato, rende sempre più, un futuro negato, in virtù del fatto che a negarsi ai suoi cittadini è proprio lo Stato latitante che non ha interesse a presentarsi, forse perché non ne è capace, come espressione viva di una soggettività socialmente nuova e non più ghettizzata in mondi lontani e separati, ma attentamente aperti al nuovo di quell’umanesimo globale, da cui senza se e senza ma, dipende il futuro della Terra, che non ammette latitanze soprattutto da parte di quegli Stati che rappresentano l’intelligente presenza dell’essere sull’apparire (l’Italia è tra questi), un utile contributo per il mondo che verrà; un mondo dal destino segnato nel cammino del suo solidale umanesimo globale, dove non c’è posto per le latitanze, per i fanatismi e per i protagonismi di gravi ed inopportune violenze, un terribile e mortale danno per tutta l’umanità che vuole pane e lavoro e non altro; che non vuole, soprattutto teste mozzate, per fanatismo ideologico di uomini, in nome di una falsa religione; in nome di un falso Dio. Per il futuro del mondo in agguato c’è il maligno; bisogna demonizzarlo e poi sconfiggerlo per il bene del mondo che dovrà aprirsi serenamente e saggiamente al futuro del mondo, portati per mano dai tanti sapienti e saggi uomini della Terra, un luogo umanamente sacro, di cui tutti, ma proprio tutti devono poterne godere i frutti.

 

 

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