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Castellammare di Stabia: Nutrigenomica, quando cibo cambia DNA

Inserito da on 15 settembre 2014 – 07:35No Comment

 Nel golfo di Napoli si è tenuta la conferenza mondiale della Nutrigenomics Organisation dove hanno partecipato i massimi esperti della genomica nutrizionale di tutto il pianeta. A presiedere un’importante relazione sulle opportunità della nutrigenomica è stato Paolo Buonaiuto, un giovane ricercatore e nutrizionista di origini sarnesi.Una conferenza ad alto contenuto scientifico, quella di Castellammare di Stabia, che ha visto coinvolti per tutto il weekend professori delle Università di Berlino, Stoccolma, Praga e Parigi. La NuGO (Nutrigenomics Organisation) è un’associazione di Università e Istituti di ricerca che focalizza i propri interessi sulla ricerca in nutrigenomica. Nata nel 2003 dopo il completamento del progetto “Genoma Umano”, dove le Università e Centri di Ricerca si sono coalizzati per un progetto rivoluzionario sulla medicina preventiva e personalizzata. “Conoscendo i propri geni e attuando un regime alimentare in base al proprio profilo genetico è possibile prevenire l’insorgenza precoce di numerose patologie cronico-degenerative e migliorare sensibilmente  la qualità della vita – afferma Paolo Buonaiuto, tra i massimi esperti italiani di nutri genomica – ciò è dimostrato dalle tante ricerche pubblicate oltre ai progetti in corso di sperimentazione”. Dunque, dati validati dalla Comunità scientifica mondiale e quindi già praticabili sui pazienti. “Sono studi fatti sulla popolazione europea – dichiara il giovane scienziato sarnese Paolo Buonaiuto – per esempio l’effetto dell’olio di pesce previene infarti, ictus e ischemie, e già oggi ne è consigliata l’assunzione in quei soggetti con elevasti fattori di rischio per l’insorgenza e la cura di malattie cardiovascolari”.

La Nutrigenomica è una disciplina scientifica che studia il rapporto tra DNA, cibo e biologia dei sistemi nutrizionali congiuntamente. La conferenza NuGOweek2014, tenutasi nel weekend, ha avuto come obiettivo  la costituzione di un database mondiale come una rete bioinformatica per facilitare progetti e sinergie volti alla raccolta e condivisione degli studi dei ricercatori di tutto il mondo.

“Noi crediamo che il cibo possa contenere importanti  “bio marker” che possano avere ascendente positivo e negativo sulla modifica del DNA della popolazione – prosegue il dottor Buonaiuto – in futuro si pensa di creare reti di informazioni genetiche sempre più vaste dove inglobare progetti utili a migliorare la qualità della vita con l’alimentazione.”

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