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Alcide De Gasperi: la testimonianza di un cristiano al servizio dell’Italia!

Inserito da on 26 agosto 2014 – 08:01No Comment

L’importante convegno della Democrazia Cristiana svoltosi a San Nicola Arcella (in provincia di Cosenza) il 19 agosto 2014, in occasione del sessantesimo anniversario della scomparsa di Alcide De Gasperi avente per tema: <Alcide De Gasperi: la testimonianza di un cristiano al servizio dell’Italia> ha offerto l’occasione per una riflessione sull’opera e sul pensiero dell’illustre statista trentino che ancora oggi ha molto da insegnare al popolo italiano, impegnato a fronteggiare una crisi senz’altro molto preoccupante. Vari sono stati gli interventi che si sono susseguiti nel corso del convegno, in primis quello del Presidente nazionale della Democrazia Cristiana Prof.Filippo Marino (Reggio Calabria) ed a seguire -tra gli altri – quelli di Gabriella Strizzi (Ancona), Segretario organizzativo nazionale della D.C.; Michele Battiloro (Napoli), Segretario elettorale nazionale della D.C.; Mioara Done (Roma) Segretaria generale del Consiglio nazionale D.C.; Ernesto Marziale (Reggio Calabria) Vice-Segretario organizzativo nazionale della D.C.; Maurizio Ghetti (Varese) Responsabile nazionale Dip. Economia, Sviluppo ed attività produttive; Segretaria generale del Consiglio nazionale D.C.; Maurizio Nataloni (Roma) della Direzione nazionale D.C.; Giovanni Esposto (Ancona) Collegio dei probiviri D.C.; Fabio Pelle (Reggio Calabria) Segretario regionale M.G.D.C. Calabria;MValentino Battiloro (Napoli) Segretario provinciale M.G.D.C. Napoli ed altri ancora. Ci sembra dunque molto utile sviluppare una riflessione riassuntiva concernente l’insegne statista trentino ed i suoi insegnamenti prendendo spunto dalla conclusioni del convegno di San Nicola Arcella, nonchè da altre recenti iniziative avvenute in varie parti d’Italia, nonchè da quell’ampio dibattito che si è registrato in queste settimane proprio in occasione dell’anniversario su menzionato legato alla scomparsa di Alcide De Gasperi avvenuta il 19 agosto 1954.Tante generazioni D.C. sono cresciute nel ricordo e nel mito dello statista trentino ed i democristiani più anziani sono stati partecipi e testimoni dei suoi comizi nelle piazze gremite delle varie città d’Italia e parlano di De Gasperi come del padre fondatore della Democrazia Cristiana nel cui ricordo tutti si ritrovavano uniti. Era stato De Gasperi, infatti, a redigere un opuscolo clandestino a firma di Demofilo il 26 luglio del 1943 quelle che passeranno alla storia della D.C. come  le “Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”. Di fatto si tratta del primo schema programmatico della futura Democrazia Cristiana, all’indomani della caduta del fascismo e dell’apertura di una nuova stagione di confronto politico in Italia. Non si potrebbe comprendere il senso autentico del capolavoro storico-politico di De Gasperi se non si tenesse conto, da un lato, delle condizioni internazionali in cui si collocava il caso italiano e, dall’altro, della specificità del tutto particolare di una nazione che, seppur inserita all’interno del mondo occidentale, in virtù delle scelte compiute dai Grandi alla conferenza di Yalta, vantava, altresì, la presenza del più forte partito comunista dell’Occidente. Si trattava infatti del più grande partito comunista al mondo, dopo quelli dell’URSS e della Cina, per capacità di consenso elettorale liberamente e democraticamente acquisito, e per organizzazione di quadri e di militanti inseriti stabilmente nel partito e nelle organizzazioni sociali di diretta emanazione del partito stesso. E’ all’interno di questa realtà effettuale che si concretano le scelte degasperiane decisive, destinate a garantire alla DC un ruolo fondamentale e centrale per gli equilibri politici dei successivi decenni.
1) Il coinvolgimento di tutto il mondo cattolico su una politica democratica di moderato riformismo e, dunque, l’azione da lui svolta per garantire l’adesione della Chiesa alla rinascente democrazia italiana. Di qui il tentativo, in larga parte riuscito, di mobilitare l’unità dei cattolici attorno alla DC.
2) La scelta atlantica ed europea da una lato, con tutte le implicazioni di ordine economico e sociale che esse comportavano e, dall’altro, quella delle alleanze con i partiti di ispirazione laica, liberale e del socialismo democratico, quale base dell’equilibrio centrista anche dopo e nonostante la maggioranza assoluta conquistata dalla DC nelle elezioni del 18 Aprile 1948. 
3) Una politica di apertura e di collaborazione con le forze laiche, socialiste democratiche e liberali in un clima di grande tolleranza e di intelligente moderazione aperta alle istanze delle classi popolari da tenere in equilibrio con gli interessi del ceto medio. Sono queste le fondamentali scelte degasperiane destinate a caratterizzare la realtà di un partito come la Democrazia Cristiana che, proprio in virtù delle stesse, finirà con il rappresentare e rappresenterà oggettivamente, l’alternativa democratica, fondata su un vasto consenso popolare, rispetto al polo comunista che egemonizzava specularmente ed in maniera indiscutibile l’area delle forze di opposizione di sinistra del Paese. Un’opposizione che per molto tempo non mancherà di caratterizzarsi nel senso di una autentica alternativa al “sistema di potere dominante” con continui richiami alla costruzione di una futura società “democratica e socialista”. Divisione del mondo in blocchi; presenza di un fortissimo partito comunista che, per molti anni, conserverà i caratteri di partito rivoluzionario di derivazione terzinternazionalista, legato indissolubilmente alle direttive del Cominform; politica delle alleanze al centro, anche come conseguenza di un sistema elettorale fondato sulla proporzionale rigida: sono questi gli elementi entro i quali si impernia la figura e l’opera politica straordinaria di Alcide De Gasperi che, possiamo a buon diritto, annoverare tra i grandi Padri della Patria e, sicuramente, tra i massimi esponenti politici di tutta la nostra storia unitaria. Se sul fronte politico De Gasperi lega indissolubilmente il suo nome e la sua epoca a quella del centrismo, per quanto concerne la Democrazia Cristiana l’età di De Gasperi è il tempo in cui si assiste al passaggio del primato dalla prima alla seconda generazione democratico-cristiana e, dunque, all’avvento alla guida della DC di Amintore Fanfani. Una guida, quest’ultima, destinata a segnare profondamente la natura, la struttura organizzativa e gli stessi caratteri di un partito che, pur tra fasi alterne e successivi adattamenti e modificazioni, giunse pressoché inalterato, praticamente sino alla fine. Cosa rimane dunque oggi dell’insegnamento degasperiano? Molti, al di là delle cerimonie  celebrative, sentono impellente l’esigenza di un ritorno agli insegnamenti popolari sturziani e degasperiani per superare questa brutta fase di stallo e di mistificante trasformismo  della politica italiana. Ecco perchè è necessario rilanciare la Democrazia Cristiana sul piano politico ed organizzativo, un partito ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano,  nella quale far confluire anche tutte le associazioni e gli italiani che si riconoscono nei valori del PPE e intendono declinarli secondo gli insegnamenti delle encicliche “Caritas in veritate” e “ Evangelii Gaudium”. Si tratta di attualizzare il pensiero sturziano e degasperiano non come operazione nostalgica e rievocativa, ma come recupero della nostra migliore tradizione passata, inverarla nel presente e concorrere con quanti sono interessati a costruire una prospettiva politica futura, in grado di uscire dai limiti di questa lunga stagione di transizione, subentrata dopo la fine della cosiddetta Prima Repubblica. Questo è l’ambizioso obiettivo che ora la Democrazia Cristiana si propone e che cerchiamo di riassume in estrema sintesid In sintesi.
1) Si tratta di trarre ispirazione dalla dottrina sociale della Chiesa : sussidiarietà e solidarietà stelle polari dell’iniziativa politica dei cattolici insieme alla difesa strenua dei “valori non negoziabili”: difesa vita umana dalla nascita alla morte; valore della famiglia fondata sull’unione di un uomo e di una donna; difesa della libertà di educazione.
2) concorrere alla ricostruzione dell’unità culturale e politica dei o di cattolici essendo consapevoli che il mondo cattolico ha una potenza superiore a qualsiasi altra presenza culturale, sociale e politica di questo periodo in Italia, anche se non certo a livello mass-mediatico.  Al tempo stesso, tuttavia, questa tensione ideale non è incanalata e compattata in logiche unitarie (cfr De Rita) in quanto ci sono tre componenti diverse e per ora non convergenti.
a) C’è la componente del popolo di Dio che si ritrova nei momenti rituali e comunitari e che solo da poco tempo assume atteggiamento sociali e culturali di stampo extra ecclesiastico.
b) C’è la componente delle grandi organizzazioni di rappresentanza e di azione sociale che avvertono la necessità di rinnovare (quelli degli  incontri di Todi: ACLI-MCL-CISL-CL-CdO-Sant’Egidio sin qui poco costruttivi).
c) C’è la componente della diaspora della DC con  i diversi rami partitici in cui i cattolici fanno azione politica cercando di collegarsi con la realtà ecclesiale o almeno interpretarne le attese. Ci sono “i cattolici adulti alla Rosy Bindi e Prodi” e i cattolici ubbidienti e non sempre coerenti del centro-destra. Anche all’interno della Chiesa ci sono differenziate sensibilità e competenze non sempre convergenti. Ci sono allora due estremi opposti da evitare: l’appartenenza obbligata in un solo partito come si trattasse di un dogma di fede, impossibile dopo il Concilio Vaticano II  e la diaspora, ossia l’altrettanto dogmatica tesi della negatività di qualsiasi forma di unità e raccordo politico dei cattolici. Il criterio più convincente potrebbe/dovrebbe essere quello della cosiddetta <Unita’ Possibile>. Il che significa che l’unità è fattibile, ma che la si attuerà secondo il responsabile giudizio prudenziale relativo ai tempi, alle situazioni e alle scelte in gioco. Si tratta di adoperare, citando Mons Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, il motto latino: <In essentialibus unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas>. In che – tradotto in modo autorevole dal Presidente nazionale della D.C. prof. Filippo Marino, significa che <sulle questioni fondamentali ci vuole unità; in quelle dubbie è lecito adoperare il libero giudizio personale; in tutto ci vuole la carità!>
Angelo Sandri – Udine
Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana

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