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Sala Consilina: Codacons, ricostruzione storica “Caccia al Tesoretto”

Inserito da on 13 agosto 2014 – 02:39No Comment

Questa è una storia lunga che va raccontata per intero. Chi non vorrà ascoltare, perché distratto dal tintinnar di metalli preziosi disciolti nell’acqua, non ascolti. Chi non vorrà ascoltare perché non ha tempo da dedicare alla storia degli atti amministrativi importantissimi per la gestione di un bene comune locale, non ascolti. L’ostracismo nei confronti di chi combatte per i diritti dei cittadini e la benevolenza nei confronti del potere sono cose che conosciamo benissimo. Le abbiamo sperimentate quando urlavamo contro i prepotenti che si arrogavano il diritto di avvelenare terra, aria e acqua. Tacendo avremmo rischiato di diventare complici di questi benefattori dell’Umanità. E adesso a noi corre l’obbligo di dire le cose come stanno.   

Il 19 luglio 2001, dalla Casa Municipale di Sassano, fu spedita una strana lettera ai cittadini del paese: tutti gli utenti del servizio idrico, i cui contratti erano stati ceduti dall’Ente comunale alla ditta CONSAC S.p.A., erano tenuti – in virtù di non meglio specificate leggi di paesi non bene identificati- a effettuare la stipula di un nuovo contratto (in bollo!) con la stessa ditta e a versare un nuovo anticipo di consumo, sempre alla ditta di sopra. E che cosa si leggeva in questa meravigliosa lettera? “A decorrere dal 1 gennaio 2001 [si voleva forse intendere 2002, n.d.r.] eventuali prelievi idrici effettuati senza la preventiva stipula del contratto di somministrazione con il CONSAC saranno ritenuti abusivi a tutti gli effetti civili per il ristoro del danno e penali per l’accertamento del reato di furto”. Il CODACONS intervenne per far recedere da queste infondate richieste e dai belligeranti propositi il Comune di Sassano, che scriveva ai cittadini anche con l’intento di fare versare, nelle casse del CONSAC, bei soldini freschi freschi. Naturalmente, la minoranza di allora (che si apprestava a confluire nel listone unico del 2005), si guardò bene dal fiatare. Un tesoretto stimato di circa 500 milioni delle vecchie lire dei cittadini di Sassano fu salvato dalla sede regionale CODACONS (allora la sede del Vallo di Diano non era ancora presente).

Il tempo di mezzo

La questione di Sassano si è riproposta in una veste solo apparentemente diversa a Sala Consilina. Infatti, con delibera n. 30 del Consiglio Comunale di Sala Consilina del 02-12-2011, l’Amministrazione salese trasferiva la gestione della rete idrica alla ditta CONSAC S. p. A. di Vallo della Lucania. Nel marzo del 2012 un tesorettodei cittadini di Sala Consilina era già in pericolo. Si leggeva, in una letterina inviata dalla ditta CONSAC S.p.A. agli utenti di Sala Consilina: “Le facciamo ancora presente che il Comune di Sala Consilina ci ha richiesto di rateizzare l’anticipo fornitura in tre rate uguali che sarà dunque compreso nelle prossime tre fatture”. Il Comune, che aveva già incamerato l’anticipo fornitura dai cittadini di Sala Consilina, chiedeva alla ditta CONSAC di prelevare nuovi soldi dalle tasche dei cittadini? Un nostro esposto alla (ex) Procura di Sala Consilina bloccò questo travaso di danaro dalle tasche dei cittadini di Sala Consilina nelle casse di una S.p.A. Siamo stati successivamente convocati dalla Guardia di Finanza a rendere testimonianza dei fatti, dopo l’esposto (un atto concreto e tempo dedicato alla tutela dei diritti dei cittadini di Sala Consilina, non chiacchiere e basta!). Abbiamo infine appreso dell’archiviazione del procedimento, in quanto, in sintesi, l’esborso di danaro degli utenti non era materialmente avvenuto.

I fatti recenti

Adesso, il Comune di Sala Consilina dice di voler rimborsare (ma ancora i cittadini non hanno ricevuto alcuna comunicazione scritta) l’anticipo di fornitura. Lo fa dal sito internet dell’Ente. E questa è una storia lunga, fatta di lunghi giri per tornare magari al punto di partenza, come in una caccia al tesoro (o tesoretto che sia). A completare questa storia infinita interviene la deliberazione del 28.02-2013 n. 86/2013/R/IDR dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) che all’art. 8, comma 3, recita: Per gli utenti finali con contratti di somministrazione in essere al momento dell’entrata in vigore del presente provvedimento:

a)      il gestore può trattenere a titolo di deposito cauzionale, effettuando i relativi conguagli, le somme versate dagli utenti finali prima dell’entrata in vigore del presente provvedimento a titolo di anticipo sui consumi o di garanzia… Ecco, a noi sembra che la mossa della restituzione dell’anticipo fornitura (all’epoca versata dai cittadini di Sala Consilina all’atto della stipula del contratto con il Comune) possa essere considerata una fase prodromica della definitiva trasmigrazione del tesoretto che, secondo nostre stime, si aggira intorno ai 330mila euro. Che cosa avremmo fatto se fossimo stati amministratori? Ipotesi non peregrina, visto che nel 2009 era stata proposta la candidatura dello scrivente. Innanzitutto, come alcuni Comuni del Vallo di Diano hanno fatto, non avremmo ceduto la rete idrica ad una S.p.A., affrontando la strada della creazione di una società (non un carrozzone politico!) che gestisse localmente il bene pubblico acqua, presente in surplus, per fortuna, sul territorio. Nella situazione attuale del Comune di Sala Consilina, tuttavia, avremmo cercato di interloquire con la S.p.A. nell’interesse precipuo della cittadinanza. Avremmo messo chiaramente sul piatto la condizione di accettare quale deposito cauzionale l’anticipo di fornitura già versato dai cittadini di Sala Consilina. Invece, il rischio che si corre adesso è che prima un minimo tesoretto viene restituito dal Comune e poi, probabilmente, verrà chiesta – in totale – una somma più che quadrupla dalla S.p.A. ai cittadini di Sala Consilina. E perchè mai questa S.p.A. avrebbe dovuto accettare questa “transazione”? Per quel rapporto di reciprocità ormai consolidato (che a noi sembra stranamente – a giudicare da quello che si vede- a senso unico). Infatti, a tal proposito, la nostra Associazione ha chiesto all’Amministrazione, per le vie formali, nell’interesse di tutti i cittadini di Sala Consilina, a quanto ammontasse la somma percepita ogni anno dalla S.p.A. di Vallo della Lucania per i locali dati in uso alla stessa ditta. E, visto che il deposito cauzionale può essere richiesto anche per contratti di fitto, a quanto ammontasse quello versato dalla S.p.A. di Vallo della Lucania al Comune. Avevamo infatti il sospetto che il Comune di Sala Consilina fosse premuroso ospite di una S.p.A. che, adesso, a quanto certificato dal Comune stesso, sappiamo che non paga nulla. Si dice per evitare ai cittadini “dispendiosi e snervanti spostamenti”, che qualcuno avrebbe potuto scongiurare “in nuce”, evitando tanti inutili balletti ai cittadini. Se nel passato fosse esistita un’opposizione a Sala Consilina (per il momento abbiamo una minoranza e vedremo presto se da questa formazione in futuro si meterializzerà una vera opposizione) forse queste cose sarebbero state discusse in Consiglio Comunale e magari rese note a qualche organo di controllo. Anche perché a noi sembra proprio strano che una S.p.A. che movimenta cifre non trascurabili ogni anno debba essere caritatevolmente ospitata nella sede di un Comune che, per quanto emerso nella recente campagna elettorale, sembrerebbe non navigare in “buone acque”.

 

 

Il Responsabile della Sede

prof. Roberto De Luca

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