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VeliaTeatro: il dramma d’Ipazia in scena

Inserito da on 11 agosto 2014 – 03:08No Comment

Nella quinta serata di VeliaTeatro 2014 un doppio appuntamento in cui si intrecciano letteratura e teatro. Mercoledì 13 agosto (ore 21) sull’acropoli del Parco Archeologico di Elea-Velia dapprima c’è la presentazione del libro «Clero criminale» di Giovanni Romeo e Michele Mancino, quindi lo spettacolo «Ipazia», dal «Libro di Ipazia» di Mario Luzi. La messinscena sarà appunto preceduta da un breve incontro con Giovanni Romeo, professore ordinario di Storia moderna alla Federico II di Napoli, autore con Michele Mancino, docente di Storia moderna alla stessa università, del libro «Clero criminale» (Editori Laterza), intervistato da Marcello Giani, avvocato del Foro di Salerno. Un testo che affronta, con una ricca documentazione inedita, il poco conosciuto argomento dei delitti degli ecclesiastici all’epoca della Controriforma. La ricerca si concentra sull’Italia del ‘500 e del ‘600, alle prese con gli eccessi di varia natura di chierici, preti e frati delinquenti e con le scelte di giudici quasi sempre conniventi e interessati soprattutto a tutelare l’onore del clero e della Chiesa tutta. A seguire, «Ipazia», spettacolo tratto dal poema drammatico «Libro di Ipazia», del grande poeta e scrittore Mario Luzi. Una produzione del Festival della Commedia Antica di Marzabotto, in collaborazione con l’Associazione Culturale Politecnico Teatro di Roma e l’Associazione Culturale Rosae Open Art, per la regia di Roberto Zorzut e l’interpretazione di Cinzia Maccagnano, Fabio Pappacena, Andrea Bonella, Alessandra Cavallari, Arianna Saturni e dello stesso Roberto Zorzut.  Ipazia è la filosofa e matematica che nell’Alessandria d’Egitto a cavallo tra IV e V secolo d.C. incarna il mondo neoclassico al tramonto di fronte all’incedere della cristianità. Massacrata nel 415 d.C. su istigazione del vescovo Cirillo, è la figura che testimonia il dramma del mutamento storico, che il poeta Mario Luzi interpreta anche e soprattutto quale dramma religioso, inteso come trasformazione dell’anima oltre che di epoche. Transizione traumatica, tragica e nello stesso tempo stimolante, che colpisce con le sue analogie con l’epoca contemporanea e riflette anche una nostra condizione. Moriva allora (da pochi anni era giunto l’editto di Teodosio contro i culti pagani) una civiltà fiorita nel segno della ragione, premeva la nuova religione cristiana, che dava coscienza a moltitudini di esclusi. La marcia verso il futuro dei «nuovi barbari» aveva qualcosa di inesorabile e al vecchio stato, la «romanità spaurita», si poneva lo stesso dilemma che oggi turba e mina l’Europa: trattare o non trattare con i nuovi che avanzano. Un dramma che trova la sua figura significante proprio in Ipazia: simbolo di femminismo, laicità, libertà di pensiero e di parola contro ogni fanatismo, la sua figura è qui piuttosto interprete di una intima tensione religiosa. Nella sesta e ultima serata di VeliaTeatro 2014, sabato 16 agosto andrà in scena «Ora X: Inferno di Dante», spettacolo di e con Matteo Belli, tratto dai versi di Dante Alighieri, con dialoghi di Matteo Belli, presentato da «Associazione Ca’ Rossa» e «Centro Teatrale per l’Oralità». La manifestazione, organizzata dalla Associazione Culturale Compagnia Cilento Arte, si svolge con la compartecipazione di: Soprintendenza Archeologica di Salerno, Comune di Ascea, Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; con il sostegno di: Regione Campania, Banca del Cilento e Lucania Sud di Vallo della Lucania, Ente Provinciale per il Turismo di Salerno e con il patrocinio morale di: Università degli Studi di Salerno, Provincia di Salerno, Istituto di Istruzione Superiore Parmenide di Vallo della Lucania.

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