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Napoli: Food and Art

Inserito da on 4 agosto 2014 – 00:41No Comment

Passeggiare all’interno dei Giardini di  Re Ladislao gustando un succoso babà. Sorseggiare un’antica e sublime bevanda autoctona, O’ brod e’ purp, prima di ammirare una delle chiese rinascimentali più importanti della città di Napoli, la chiesa di Santa Caterina a Formiello, appena a due passi da via dei Tribunali e ad un soffio dalla stazione Centrale. Ritrovarsi, infine, a riflettere su tanta bellezza davanti ad una sfrigolante pizza fritta: è Food and Art, irresistibile tour turistico- gastronomico  ideato e promosso dalla Agenzia Informale di Sviluppo Locale Aste e Nodi (che riunisce tra gli altri, professionisti, docenti e studenti impegnati e interessati all’urbanistica, architettura, sociologia, antropologia) in collaborazione con la CRA, la Carlo Rendano Association, e il coordinamento I love porta Capuana (coordinamento di associazioni, enti, imprese, fondazioni e cittadini che attraverso l’impegno attivo sul territorio vogliono promuovere e valorizzare il patrimonio artistico, culturale e produttivo, materiale e immateriale del quartiere). Food and Art è il frutto del lavoro realizzato dal coordinamento. “È un progetto autonomo, indipendente e autofinanziato di rigenerazione urbana partecipata e sostenibile, nato allo scopo di creare una rete di sinergie tra gli abitanti, gli imprenditori e gli attori sociali del rione, e valorizzare i monumenti e le tradizioni culinarie ed artigianali che insistono sull’area”. Un luogo dalla storia millenaria, ricca di capolavori artistici ed architettonici, un museo diffuso dell’arte, dell’architettura, della cucina e del buon vivere che può rappresentare il vero motore della rinascita di Porta Capuana. “Il Castel Capuano (XII sec.), San Giovanni a Carbonara (XIV sec.) e la stessa Porta Capuana (XV sec.) – precisano i promotori – sono solo una parte delle ricchezze storico-artistiche che questo pezzo di città ha da offrirci, eppure, ad oggi, l’area è al di fuori dei circuiti turistici”. Dalla collaborazione con alcuni ristoratori e pasticcieri locali prenderà forma. nei prossimi mesi, un libro di cucina abbellito dalle immagini di Simonetta Capecchi, Laura Scarpa, Laura Luvi, Vincenzo Rusciano, Davide Cassese.

L’ITINERARIO  Il percorso si articola lungo tre direttrici quali:

  • la bellezza dei luoghi visitati: la chiesa di San Giovanni a Carbonara e il Giardino di Re Ladislao, la chiesa monumentale di Santa Caterina a Formiello, la Porta Capuana;
  • le antiche radici culinarie: il tour propone la degustazione di tre must della cucina popolare partenopea quali il babà, il brodo di polipo e la pizza fritta;
  • la ricerca: il percorso nasce dal progetto “I love Porta Capuana” che mira ad individuare strategie di rigenerazione in un’area urbana, come quella intorno all’antica porta a ridosso del castello Capuano, fortemente stratificata, abbandonata dalle amministrazione locali, dimenticata da qualsiasi strategia di sviluppo turistico nonostante presenti un potenziale enorme.
  • Durante il tour, – distinto in tre momenti, la colazione, l’aperitivo e il pranzo –  ad ogni monumento è associata una gustosa pietanza.

La partenza è alle 11.00, dalla chiesa di San Giovanni a Carbonara, teatro, insieme ai magnifici giardini di re Ladislao della tappa COLAZIONE: San Giovanni a Carbonara – Un babà nel giardino di Ladislao Il magnanimo, dove i partecipanti, dopo aver visitato le meraviglie del complesso gotico iniziato nel 1343, potranno godere dell’inebriante pasticcino intriso di rum. Il tour proseguirà con la tappa APERITIVO: Complesso monumentale di S. Caterina Formiello – Un “Purpo” nel brodo all’ombra dei chiostri dove i visitatori saranno invitati a degustare il celestiale toccasana prima di visitare la chiesa rinascimentale dal 1995 patrimonio dell’Unesco, i suoi chiostri e lo spazio adiacente del Lanificio, sede della Carlo Rendano Association (CRA) e importante esempio di architettura industriale di età borbonica. La visita si concluderà con la meta PRANZO: Porta Capuana – Una pizza intra moenia, dove, uscito dal Lanificio, il gruppo sarà accompagnato ad assaporare una vaporosa pizza fritta prima di accedere alla Porta Capuana e alla sua avvincente e cavalleresca storia.

I luoghi

Chiesa San Giovanni a Carbonara e  giardino di re Ladislao  Scelta dagli ultimi angioini come ‘pantheon’ per i propri defunti, la chiesa di san Giovanni a Carbonara rappresenta un importante esempio di architettura gotica. La sua realizzazione fu iniziata nel 1343 e terminata nel 1418. All’ingresso attuale della chiesa, che si apre in un cortile sul fianco, si sale per una scalinata di Ferdinando Sanfelice (c. 1707). Nell’interno, domina sulla stretta navata, dietro l’altare maggiore il monumento di re Ladislao (1428). L’edificio religioso rappresenta un notevole riferimento dello sviluppo urbano di Napoli durante il Rinascimento. La costruzione risale alla metà del Trecento, ma è stata soggetta a vari interventi e rimaneggiamenti durante i secoli successivi. Recentemente sottoposto a restauri per i danni subiti durante l’ultima guerra mondiale, il complesso oggi si presenta prevalentemente nel suo aspetto rinascimentale. Realizzato su due livelli, il primo costituisce la chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti e il secondo la Cappella di Santa Monica. La parte conventuale fu adibita come caserma prima e come ospedale militare in seguito. All’interno della chiesa si segnalano, tra le varie opere d’arte: il Sepolcro di Ruggero di Sanseverino, opera di Andrea da Firenze; il Monumento a Ladislao di Durazzo; una Crocifissione opera di Giorgio Vasari; la Cappella di San Vito di Tommaso Malvito; un ciclo di affreschi di Perinetto da Benevento e di Leonardo da Besozzo; il Monumento Miroballo, opera di Tommaso Malvito e Iacopo della Pila e una Madonna col Bambino realizzata da Michelangelo Naccherino.

Santa Caterina a Formiello Patrimonio dell’UNESCO dal 1995, rappresenta un notevole esempio di architettura rinascimentale in città. Il nome del complesso è legato all’antica presenza delle sorgenti (dette “formali d’acqua”) all’esterno della cinta muraria (la chiesa si trova a ridosso delle antiche mura al limite della pianta urbana greco-romana). La facciata è aperta dal portale di Francesco Antonio Picchiatti, con il loggiato che la conclude in alto, sulla quale spicca lo slanciato campanile su un piano posteriore. L’interno, a croce latina, si articola in una sola navata e cappelle laterali, una delle quali custodisce le reliquie dei Martiri d’Otranto, uccisi dai Turchi nel 1480 e trasferite a Napoli per volere di Alfonso II d’Aragona. Molto interessanti sono le opere all’interno, dalle decorazioni ai monumenti funebri, ai dipinti opera di Luigi Garzi, Paolo De Matteis, Silvestro Buono, Giacomo Del Po, Francesco Curia. L’edicola votiva a San Gennaro, che si trova sul sagrato, è opera di Domenico Antonio Vaccaro.

Lanificio Accanto alla monumentale facciata della chiesa rinascimentale di Santa Caterina a Formiello si presenta, quasi anonimo, il portale d’ingresso che conduce al chiostro grande dell’ ex convento omonimo. Si tratta di una decorazione a stucco tipicamente neoclassica che reca l’iscrizione a rilievo “LANIFICIO”. E’ questa, ormai, una delle poche tracce esplicite che testimonia la presenza nell’antico convento, nel corso dell’ ‘800, di un rimarchevole esempio di archeologia industriale al Sud, il “LANIFICIO SAVA”.

La Porta Capuana Un tempo luogo di accesso ufficiale alla città, Porta Capuana rappresenta uno degli esempi più interessanti nel Paese di porta rinascimentale. Edificata nel 1484,  è costituita da un elegante arco di marmo bianco con decorazioni e altorilievi, racchiuso tra due poderose torri aragonesi (che simboleggiano l’Onore e la Virtù), Così denominata perché orientata nella direzione della città di Capua, fu costruita all’atto dell’allargamento della cinta muraria voluto da re Ferrante d’Aragona, quando nuove e importanti aree (tra cui lo stesso Castel Capuano) furono inglobate nel territorio cittadino. Intorno alla porta è sorto uno dei luoghi più vitali della città di Napoli. Nei primi del Novecento ospitò su idea dell’artista Giuseppe Uva, il  cosiddetto Quartiere Latino, luogo di incontro di importanti artisti napoletani dell’epoca.

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