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La fretta di Renzi

Inserito da on 6 gennaio 2014 – 08:01Un commento

Angelo Cennamo

Se in politica ogni gesto, ogni parola difficilmente vengono affidati al caso, anche la fretta di Matteo Renzi, allora, deve ritenersi un segnale esplicito di come il neo segretario del Pd intenda procedere nel suo nuovo corso. Senza aspettare il ponte delle festività, il sindaco di Firenze ha, infatti, messo sul tavolo una proposta che non si può rifiutare, e cioè una bozza di una nuova legge elettorale, prodromo e priorità di ogni altra riforma dopo la recente pronuncia della Consulta. La mossa di Renzi è tatticamente ineccepibile, dal momento che il progetto di riforma non è di parte, ma triplice, vale a dire : recepisce le istanze di tutti e tre i maggiori partiti lasciando ampi margini alla discussione e pochi ai veti. Questo gli consente di raggiungere almeno 3 obiettivi. Il primo : mettere alle strette il chiacchierone Grillo, il quale è solito sottrarsi a qualunque proposta politica altrui per non compromettere la fantomatica integrità ed unicità del suo movimento. Il secondo : stanare Alfano, che non ha nessuna intenzione di andare al voto, men che meno con una legge che garantisca il bipolarismo. Il terzo : agganciare la sponda di Berlusconi, come lui desideroso di mandare a casa il governo dalla stabilità cimiteriale. Renzi è un personaggio strano che spiazza tutti, a sinistra come a destra.  I suoi compagni di partito soffrono la sua diversità perché per la prima volta ( forse dopo Berlinguer) hanno a che fare con un vero leader, per giunta carismatico e populista, qualità che gli ex ulivisti hanno sempre combattuto e ridicolizzato perché  giudicate “berlusconiane”. Ma anche la destra è disorientata, aggiungo piacevolmente, dalla condotta del guascone fiorentino. Renzi  è pragmatico, non ama le vecchie liturgie parasindacali e le solite concertazioni ( la “riunionite”), e non ha paura di accomunare le proprie scelte a quelle degli avversari. Il job act sarà per lui un serio banco di prova, la cartina da tornasole intorno alla quale saggeremo il reale o presunto tasso di riformismo. E poco ci importa del dibattito stucchevole se il ragazzo è più di destra o di sinistra. Forse qualcuno storcerà il naso, o dissentirà, ma il liberalismo alberga anche a sinistra. Solo che li ha vita dura perché è soffocato dall’ideologia e dagli ingranaggi sindacal-comunisti, retaggio di una cultura marxista o cattolico sociale ancora fortemente radicata nelle italiche menti di chi vota gli ex Ds. La mia impressione è che la maggior parte degli elettori di Renzi  mastichi poco di politica : si è fermata alla rottamazione, lasciandosi condizionare unicamente dal fattore generazionale. O più semplicemente dalla sensazione che col guascone aumentino le chance di battere lo schieramento dell’eterno Caimano. Ma un po’ alla volta i nodi verranno al pettine, e presto o tardi  capiremo se quell’elettorato si sarà davvero evoluto in chiave capitalistica e se Renzi, dal canto suo, avrà la tenacia di mantenere ferme le proprie idee. Auguri ad entrambi.   

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