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Si chiude un portone s’apre una porta

Inserito da on 30 novembre 2013 – 08:0112 Comments

Angelo Cennamo

Ironia della sorte, ad annunciare la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore è stato un ex magistrato, Piero Grasso,  in un’aula silenziosa e quasi distratta al momento della lettura del voto. Mentre a poche centinaia di metri, in via del Plebiscito, una folla di affezionati si assiepava sotto il palco dell’ultimo comizio da parlamentare del Cavaliere, il quale preferiva sottrarsi all’umiliante conclusione della seduta e a quel monito formale che di lì a poco avrebbe pronunciato Grasso : invito il senatore Berlusconi ad abbandonare l’aula. Dopo 20 anni di onorato servizio. Perfino il dott. Zangrillo glielo aveva suggerito di starne alla larga, temendo forse che le coronarie messe già a dura prova nei giorni difficili dei processi e della scissione dal figlioccio Alfano potessero cedere rovinosamente. Di fronte al calore dei militanti e alle bandiere tricolori della rinata Forza Italia, Berlusconi ha annunciato che resterà in campo e che l’esclusione dal parlamento, nel quale avrà messo piede nell’ultima legislatura si e no un paio di volte ( più di Renzi e Grillo) non gli impedirà di continuare ad essere il leader del centrodestra. Ha pure aggiunto, senza fare i nomi, che lui non tradirà mai i suoi elettori, lasciando che la folla sottolineasse la sua frase per qualche istante con fischi ed improperi. La data è di quelle da segnare nei libri di storia. Ma tutta la parabola di Berlusconi è legata alla storia : politica, giudiziaria, economica, televisiva, sportiva e di costume. “Resterò in campo” dice il Cavaliere, e per una volta tutti  sono d’accordo con lui. Anche la sinistra che per troppe volte ne ha annunciato il funerale, salvo puntualmente ricredersi. “E’ un colpo di Stato”, gridano i più arrabbiati e i giornalisti del suo gruppo editoriale. Qualcun altro ne mostra la foto sovrapposta a quella di Aldo Moro, nella prigione delle Br, con sotto la scritta : “prigioniero politico”. Forzature o sfoghi di un elettorato deluso ed esasperato da una guerra infinita conclusasi nel peggiore dei modi. Berlusconi non esce dal senato perché condannato dalla Cassazione ( che, non va dimenticato, con altri collegi aveva negato per la stessa vicenda ogni responsabilità), ma per l’applicazione frettolosa di una legge irretroattiva, e contraddittoria rispetto ad un’altra ( il codice penale) che per il condannato ha previsto l’interdizione a 2 anni, anziché 6, come la Severino. Il tutto attraverso una procedura di voto, la stessa in vigore fin dai tempi dello Statuto Albertino, che la sinistra ha preteso di sovvertire nell’affannosa speranza, o meglio bramosia, di centrare l’obiettivo senza nessun intoppo. Come se non bastasse, quasi a rimarcare l’ineluttabilità di certe storture, è notizia di oggi che le firme raccolte per il referendum sulla giustizia non sono bastate a raggiungere il quorum previsto dalla Cassazione. Un vero peccato. Cosa accadrà adesso nei palazzi del potere e come evolverà la legislatura è difficile a dirsi. Con Berlusconi fuori dal senato e con Forza Italia passata all’opposizione, le larghe intese sono finite, osserva lo scalpitante Matteo Renzi, che tra pochi giorni scalzerà Epifani dalla sedia più alta del Pd. Il sindaco non ha torto. Ma farebbe bene a dire anche il resto, e cioè che con il naufragio delle larghe intese, il mandato di Napolitano si è concluso. Il grande vecchio  ha fallito : nessuna pacificazione, nessuna intesa, nessuna riforma. Si cambi aria, allora, pure al Quirinale.   

 

12 Comments »

  • alfredo varriale scrive:

    Gentile Dr Cennamo, Se il Presidente di” Cinque Stelle”Dr Grilli riesce a portare avanti il suo “movimento” e con tantissime adesioni, perché dovrebbero mancare le future adesioni per il nostro sempre amato Berlusconi? Credo fermamente che tanti Italiani non siano così distratti, e che sapranno, con il proprio suffragio elettorale, riequilibrare le sorti .Cordialità , Caro Dottor Cennamo, e tanti auguri anticipati per le avvicinanti festività natalizie. Alfredo

  • Scarnecchia scrive:

    E’ strano che uno che non ha mai partecipato ad una sola votazione PRETENDA di rimanere nel Senato! Da cittadino, pago uno che si trova dove si trova a fare cosa? Mi basterebbe questo solo motivo per metterlo alla porta! http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede_v3/Presenze/index.html

  • michelezecca scrive:

    la situazione politica illustrata dalla stampa italiana tutta è più o meno questa: tutti i leader, presenti e futiri prossimi, siedono fuori dal parlamento. questo sconfesserebbe il parlamento stesso?
    infine mi piace ricordare che il senato a grande maggioranza, quindi nonostante il porcellum, ha votato per la decadenza del falotico piccolo e attizzato e il senato è eletto dai cittadini. ricordo infine che le larghe intese sono state volute, come la rielezione di napolitano e come la legge severino proprio da iddu. che dire si sarà scavato la fossa con le sue mani.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Caro Varriale, condivido le sue parole. Grazie e auguri anche a lei.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Una condanna penale, anche passata in giudicato, non è idonea ad escludere un membro dal parlamento. Se così fosse, sarebbe sufficiente notificare la sentenza alla camera di appartenenza. La Costituzione prevede che quel provvedimento debba essere adottato prima dalla giunta poi dalla camera ( o dal senato) con un voto che non è semplice ratifica ( altrimenti non avrebbe senso) ma giudizio autonomo ed indipendente. Questo non lo dice nessuno o si finge di non saperlo.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Berlusconi è stato condannato a 2 anni di interdizione dalla Corte d’Appello di Milano. Sentenza non ancora passata in giudicato. La decadenza è sancita dalla legge Severino, la quale, oltre ad essere in evidente contraddizione con il codice penale e la pronuncia della Corte ( 2 anni o 6 anni?), non può essere applicata in modo retroattivo. Se a ciò si aggiunge il cambio ( in corsa) del regolamento del senato per votare in modo palese, la persecuzione è servita.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Quella del processo breve fu una pessima idea, per fortuna fallita.
    Il falso in bilancio non è mai stato depenalizzato. Altre leggi (alcune valide : il lodo Alfano) sono state bocciate dalla Consulta o rivelatesi inefficaci ( Cirami, ad es.). E’ difficile comunque giudicare le leggi ad personam senza tener conto di una giustizia ad personam. Nessun italiano credo abbia subito oltre 50 processi in 19 anni. Riina, se non erro, si è fermato a 20.

    • Scarnecchia scrive:

      Personalmente, mi sono sempre rifiutato di credere ad una giustizia ad personam: anzi, credo che grazie a questo argomento inutile (quello dei processi al nostro), il Paese abbia perso 20 anni. Poi non si sa quanti processi abbiano avuto gli altri italiani, non mi stupirei se qualcuno ne avesse avuti anche di più: credo che il problema di questi processi è che siano troppo famosi e sicuramente strumentalizzati dalla politica e dalla stampa.

      Ma non giurerei sul fatto che non siano sacrosanti.

      Fra le altre cose, non capisco di cosa ci si dovrebbe stupire: in fin dei conti parliamo di uno che ha dichiarato candidamente che “la tangente è un fenomeno che esiste ed è inutile negare questa condizione di necessità” (commentava alla trasmissione Agorà l’inchiesta Finmeccanica e l’arresto di Orsi).

      Poi che uno venga assolto perché il reato non esiste più credo sia una vergogna tutta italiana (e questo a parte le varie prescrizioni).

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