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Cava de’ Tirreni: M5S, lettera aperta su ospedale

Inserito da on 1 novembre 2013 – 04:39No Comment

L’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni è una struttura antica risalente alla metà del secolo XVI che costituisce non solo un irrinunciabile presidio sanitario volto alla cura dei malati, funzionale all’assistenza di un più ampio bacino di utenza (circa 100.00 abitanti) che comprende anche la costa amalfitana, ma un autentico bagaglio di professionalità e un elemento di identità per la popolazione cavese. Tale struttura ospedaliera, recentemente, è stata oggetto di importanti interventi di ristrutturazione, in particolar modo per la U.O. di Cardiologia – UTIC, U.O. di Radiologia e il Pronto Soccorso, per cui si sono resi necessari notevoli investimenti economici in parte finanziati anche con la Legge N. 67/88, ex art 20/98. Il Commissario ad Acta per la Prosecuzione del Piano di Rientro del Settore Sanitario della Regione Campania, con l’emanazione del Decreto Regionale n. 49 del 27 settembre 2010, ha approvato il riassetto della rete ospedaliera e territoriale, prevedendo interventi in dismissione, riconversione e riorganizzazione dei presidi non in grado di assicurare adeguati livelli di assistenza. Tale decreto, per l’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni, ha previsto l’accorpamento con l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona e S.Giovanni di Dio” di Salerno e il trasferimento di alcune funzioni presso l’Ospedale “Villa Malta” di Sarno, senza che lo stesso indicasse il numero di posti letto. Il numero di posti letto, pari a 100, fu stabilito, successivamente, con Delibera n. 773 del 27 ottobre 2010 dell’A.U.O., attraverso cui si convenne anche che le U.O. di Fisiopatologia Respiratoria, Endocrinologia e Geriatria dell’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni fossero trasferite all’Ospedale “Villa Malta” di Sarno. Ciò ha comportato, ovviamente, un primo depotenziamento dell’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni. Il Commissario ad Acta della Regione Campania, con successivo Decreto Regionale n. 73 del 15 dicembre 2010, stabilisce che l’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni sia annesso all’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona e S.Giovanni di Dio” di Salerno, a far data dal 01/01/2011. Tale decreto, ancora una volta, non fa menzione alcuna dei 100 posti letto attualmente ancora presenti dell’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni. Questi 100 posti letto, sebbene il Decreto Regionale n. 49 del 27 settembre 2010 ne attribuisca all’Ospedale di Cava de’ Tirreni di fatto zero, sono stati temporaneamente attribuiti dalla direzione dell’azienda che, in virtù di una convenzione con la Regione Campania, attualmente detiene 1037 posti letto di cui poter disporre in piena autonomia. Alcune proposte presentate sul territorio di Cava de’ Tirreni si sostanziano nella trasformazione dell’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni in una piattaforma di emergenza e stabilizzazione avanzata, comunemente conosciuto come pronto soccorso attivo. Con ciò si significa che tali proposte evidenziano due aspetti fondamentali: non c’è alcuna volontà di “lottare” affinché l’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni non sia chiuso definitivamente, evitando di rappresentare le istanze popolari; alcuni cittadini che si definiscono “attivi” avanzano proposte che in realtà possono essere considerate diritti già acquisiti, in quanto esistono atti d’intesa e di indirizzo per cui la Città di Cava de’ Tirreni sarà inserita nel piano d’emergenza-urgenza e, quindi, l’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” si trasformerà automaticamente in un pronto soccorso attivo con 3 posti di osservazione breve intensiva, come è logico che sia. E’ impensabile razionalmente non dotare la cittadinanza cavese almeno di un pronto soccorso attivo, in quanto si può tranquillamente affermare che come soluzione di minima è nella natura delle cose (in re ipsa) in considerazione sia della densità abitativa che del bacino di utenza del territorio. A supporto di tale considerazione, si evidenzia il recente caso dell’Ospedale del Comune di Agropoli, che versava nelle stesse identiche condizioni burocratico-amministrative di quello di Cava de’ Tirreni, che a seguito di chiusura è stato trasformato in un pronto soccorso attivo pur avendo un bacino di utenza di gran lunga inferiore a quello di Cava-Costa d’Amalfi. Il Meetup/CaVa5Stelle – “Gli Amici di Beppe Grillo” di Cava de’ Tirreni, visto che a breve sarà nominato il nuovo Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona e S.Giovanni di Dio”, in forza di una recente sentenza del consiglio di stato che ne impone la nomina, rivolge l’appello che segue ai Cittadini Parlamentari del M5S Campania – Circoscrizione II: rappresentare, ad avvenuta nomina, al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Ruggi d’Aragona e S.Giovanni di Dio”, l’esigenza di salvaguardare la completa operatività dell’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni, compresi i 100 posti letto ad oggi ancora attivi. formulare apposita interrogazione parlamentare al Ministro della Salute al fine di evidenziare che il mancato inserimento dell’Ospedale “S. Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni nell’ambito del Decreto Regionale 49 del 27 settembre 2010 costituisce non solo “danno” inaccettabile per un territorio quale quello di Cava-Costa d’Amalfi e la sua popolazione, ma anche lesione di un diritto alla salute tutelato costituzionalmente e richiedere la revisione del Decreto Regionale 49 del 27 settembre 2010, così come già avvenuto per alcune realtà del napoletano, che definisca una nuova programmazione più vicina alle esigenze dei cittadini del terittorio Cava-Costa d’Amalfi. Non è possibile permettere che il diritto all’assistenza medica di un così vasto territorio sia violato e fortemente compromesso, in considerazione anche dei lunghi tempi di percorrenza cui il malato sarebbe soggetto per il trasferimento o raggiungimento di adeguate strutture sanitarie nelle immediate vicinanze, quali il “Ruggi d’Aragona e S.Giovanni di Dio (Salerno) o il “Umberto I” (Nocera Inferiore), strutture ospedaliere, già al massimo delle proprie capacità lavorative, che potrebbero “collassare” a causa dell’aumento sproporzionato di richieste di visite ambulatoriali ed esami strumentali determinati da un maggiore flusso di utenti. Ulteriori considerazioni in merito all’evoluzione della Sanità in Italia ed in Europa. Il 25 ottobre è scaduto il termine per il recepimento da parte degli Stati membri della Direttiva Europea 2011/24/UE del 9 marzo 2011 concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera, ma ci sarà tempo fino al 4 dicembre in base a quanto previsto dalla legge delega che ha
recepito la direttiva. La direttiva, in ogni caso, ha l’obiettivo di istituire uno scenario giuridico chiaro relativamente ai diritti dei pazienti (libera scelta del luogo di cura) e al loro accesso e rimborso all’assistenza sanitaria al di fuori del proprio Paese per cure, esami, consulenza, chirurgia e quant’altro, con esclusione dei servizi di assistenza di lunga durata, dei trapianti d’organo e dei programmi pubblici di vaccinazione. L’Italia è in grave ritardo rispetto all’applicazione delle misure previste dalla direttiva. I nodi da sciogliere
sono ancora molti: il tariffario ancora da definire, il sistema per le autorizzazioni non si sa ancora se verrà adottato o no, i certificati e le fatture non sono ancora stati tradotti in tutte le lingue Ue. Nebulose permangono anche in merito alla definizione dei punti di contatto e rispetto al censimento delle strutture che erogheranno l’assistenza sanitaria. Insomma, tanti tasselli in sospeso che hanno anche portato le Regioni a chiedere al Governo un decreto legge ad hoc e che soprattutto fanno emergere come sul tema le Istituzioni, al di là degli annunci, si siano mosse ancora una volta con estremo ritardo. I punti cardine sono essenzialmente tre: Autorizzazione, Criteri di rimborso e Accordi di confine. Accanto a questi la direttiva affronta, poi, anche altri aspetti legati all’assistenza sanitaria: libera circolazione dei professionisti, tariffe, prescrizione farmaci e presidi, reti di riferimento europee (centri di eccellenza e malattie rare), valutazione delle tecnologie, sistemi informativi, punti di contatto. Autorizzazione preventiva Per evitare il rischio di destabilizzare il sistema (a livello finanziario e di programmazione) con fughe in massa di cittadini verso Paesi più sviluppati in ambito sanitario, la direttiva prevede che ogni Stato possa (non vi è obbligo) disporre un sistema di autorizzazione preventiva attraverso la formulazione di un elenco dettagliato delle prestazioni che non prevedono l’autorizzazione. Autorizzazione che, però, “non può costituire un ostacolo ingiustificato alla libera circolazione dei pazienti”. In ogni caso, l’autorizzazione preventiva potrà essere obbligatoria (l’Italia non ha ancora deciso il da farsi, ndr) per l’assistenza che comporta il ricovero del paziente per almeno una notte, nei casi in cui è richiesto l’utilizzo di una struttura o apparecchiature mediche altamente specializzate e costose e quando è prestata da un soggetto sanitario che suscita preoccupazioni in merito a qualità e sicurezza. L’autorizzazione preventiva può essere rifiutata se: il paziente sarà esposto a un rischio per la sua sicurezza ritenuto inaccettabile, il prestatore di assistenza suscita preoccupazioni su qualità e sicurezza, l’assistenza può essere erogata sul proprio territorio entro un termine giustificabile dal punto di vista clinico. L’autorizzazione preventiva non può essere rifiutata se sono soddisfatte le condizioni previste dal regolamento 883/04. Le modalità per la richiesta e per il rilascio dell’autorizzazione dovranno prevedere: la prescrizione su ricetta SSN, l’indicazione diagnostica terapeutica, il luogo prescelto per la prestazione e l’importo che verrà rimborsato al richiedente. Criteri di rimborso La direttiva, dispone in primis, che sia lo Stato membro a determinare a livello locale, regionale e nazionale l’assistenza sanitaria per cui una persona assicurata ha diritto alla copertura dei costi e il loro livello di copertura. Si prevede, in seconda istanza, che i costi siano rimborsati al paziente o direttamente pagati allo Stato membro di affiliazione come se l’assistenza sanitaria fosse stata prestata sul loro territorio senza che la copertura superi il costo effettivo stabilito ovvero tutti i costi per le prestazioni ricevute in un altro Stato che superano il costo previsto nel Paese di residenza, sono a carico del singolo. Lo Stato membro, in ogni caso, può rimborsare (è un opzione non un obbligo) il costo eccedente, così come può decidere di rimborsare le spese di alloggio e di viaggio o i costi supplementari sostenuti a causa di una disabilità se questi sono sufficientemente documentati. I pazienti, per le cure non ospedaliere, saranno in grado di farsi curare all’estero senza autorizzazione preventiva o formalità e chiedere il rimborso al loro ritorno a casa. Si evidenzia che anche con l’introduzione della Direttiva, il regolamento 883/04 (che prevede che i costi ragionevoli di viaggio siano rimborsati al paziente anche se i tempi di pagamento sono spesso “biblici”) continuerà in ogni caso ad esistere e potrebbe essere che i pazienti valutino più favorevole l’applicazione delle regole già esistenti rispetto a quelle della nuova direttiva. Accordi fra Stati e Punti di contatto nazionali Gli Stati membri devono cooperare per agevolare l’attuazione della direttiva, in particolare, dovranno sostenere la creazione di reti di riferimento europee di fornitori di assistenza sanitaria allo scopo di contribuire a promuovere la mobilità degli esperti in Europa e l’accesso a cure altamente specializzate, grazie alla concentrazione e all’articolazione delle risorse e delle competenze disponibili. Ogni Stato, in sostanza, dovrà creare un punto di contatto nazionale, dove il pubblico può trovare informazioni su quale tipo di assistenza è disponibile, in quale Paese europeo e a quale costo. Questi punti di contatto dovranno fornire ai pazienti informazioni sui propri diritti, così come sugli aspetti pratici
dell’assistenza sanitaria transfrontaliera (ad esempio su chi fornisce assistenza sanitaria, sulla qualità e sicurezza delle cure, sull’accessibilità degli ospedali per le persone con disabilità) per consentire ai pazienti di compiere una scelta informata. Il Meetup/CaVa5Stelle – “Gli Amici di Beppe Grillo” di Cava de’ Tirreni, chiede ai Cittadini Parlamentari del M5S Campania – Circoscrizione II di sorvegliare i “lavori” inerenti il recepimento della Direttiva Europea richiamata affinché il diritto del paziente relativo all’assistenza sanitaria transfrontaliera sia salvaguardato nel merito, nella forma e, soprattutto nella sostanza e non si trasformi in un diritto acquisito per le lobby afferenti sia al comparto medico che all’industria farmaceutica. Questa è una grande opportunità da cogliere al volo per provare a regolarizzare e migliorare un comparto che dovrebbe prediligere competenze e professionalità e non individuazioni clientelari che riducono notevolmente la qualità del servizio erogato con le conseguenze che tutti noi conosciamo.
 Meetup/CaVa5Stelle – “Gli Amici di Beppe Grillo” di Cava de’ Tirreni

 

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