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Moriremo di stabilità

Inserito da on 19 ottobre 2013 – 08:013 Comments

Angelo Cennamo

La montagna delle larghe intese ha partorito il topolino. E chi si attendeva dei tagli significativi alla spesa pubblica o sgravi consistenti sul costo del lavoro, l’ha presa nel cuneo ( fiscale). Scherzi a parte, la manovra del governo Letta – Alfano, ovvero la legge di stabilità sulla quale i ministri del Pdl hanno immolato il loro capo carismatico lo scorso 2 ottobre, ha lasciato con l’amaro in bocca anche i sostenitori più pazienti della grande coalizione. Sono due anni che in Italia, per ragioni diverse, non comanda uno schieramento votato  dagli elettori. La stagione emergenziale era cominciata con Mario Monti, salito in politica immaginando che la guida della nazione  equivalesse al rettorato della Bocconi. Chi non ricorda quei begli editoriali sul Corriere della sera, nei quali il professore suggeriva ed impartiva dritte preziose ed illuminanti all’incauto e sprovveduto Berlusconi. Dalle colonne del giornale di via Solferino sembrava tutto cosi facile, lineare, accademico. Poi, all’atto pratico, abbiamo compreso qual è la differenza tra la politica e l’università, due mondi tra loro inconciliabili, e archiviato ( mai troppo presto) quella improvvida esperienza che ci ha fatti precipitare dalla padella alla brace. Il voto di febbraio ci auguravamo potesse ristabilire il primato della politica sulla tecnica, e così è stato. Ma l’Imprevedibile pareggio prodotto dal boom dei grillini ci ha fatti ripiombare nel caos della frammentarietà. Il governo Letta aveva iniziato il suo viaggio impervio a piccoli passi : un rinvio qui, una proroga là, alimentando un clima di speranza che aveva quanto meno allontanato lo spettro dell’imu e della nuova iva. Ma il fragile castello del rimando, fatto di alchimie contabili spilorce o sparagnine, è crollato sotto i colpi della ragioneria cavillosa di Saccomanni e della scarsa lungimiranza di chi non ha osato dare la drastica spallata ad una governance per troppi anni asfittica ed inefficace. La legge di stabilità non elimina l’imu sulle prime case, lo trasforma in Trise; non ripristina l’iva al 21%, la lascia al 22. Non riduce le tasse sul lavoro perché, a conti fatti, lo sconto sul cuneo non viene neppure pareggiato dall’eliminzione di alcuni sgravi. Non incrementa l’occupazione, perché il mercato del lavoro è ancora irrigidito dalla legge Fornero e dal tabù dell’art. 18. Non agevola la credibilità del sistema industriale favorendo investimenti stranieri, perché Alitalia sarà aiutata con i soldi pubblici di Poste Italiane. Non elimina gli sprechi nella sanità, perchè  la regola elementare dei costi standard ( la famosa siringa di Catanzaro che costa il doppio di quella di Milano) stenta a decollare. E allora si galleggia come nella migliore tradizione democristiana, secondo lo slogan lampedusiano del tutto cambi perché resti come è sempre stato. Non è quello che ci aspettavamo. E non è quello che chiedevano gli elettori del Pdl, soprattutto, illusi dal senso dello Stato di Alfano e delle sue inutili sentinelle, immagini sbiadite di un berlusconismo tradito troppo in fretta.

 

3 Comments »

  • Scarnecchia scrive:

    Beh, ma quello che si attendevano gli elettori del PDL cosa conta? Il PDL è arrivato terzo, è già molto che abbia avuto la fortuna di poter dire la sua.

  • michelezecca scrive:

    un poco ti devi mettere d’accordo con te medesimo. il “governicchio” era l’UNICA soluzione possibile. LA GROSSE KOALITIONEN in salsa meneghina era fatta per l’Italia. hai sostenuto che non si trattava del diavolo e dell’acquasanta ma di uno sforzo per trovare il primato della politica. io ho sempre pensato che si trattase di una scelta tattica volta a condizionare alcune faccenduole, piccole e particolari, di nani e ballerine, di evasione, lettoni etc.. avete convito anche napolitano che a sentire lui avrebbe accettato la sua riconferma a condizione. e mò? siccome c’è stata una piccola sentenza volete buttare tutto all’aria: il bimbo e l’acqua sporca.
    e quasi come se il bisogno di novità, di essere alla page, cambiare spartito, sparigliare tutto, ogni tanto, fosse il vero programma ideologico del pdl. del filo logico e del noi vogliamo una cosa in questa maniera vale solo nel momento in cui si fanno certe affermazione e se domani ci fosse il bisogno di dire il contrario si farà tranquillamente il contrario. tra chi si fa guidare dalla memoria e chi si comporta come lo smemorato di collegno a questo punto io preferisco i primi.
    per quanto riguarda il governo, chiarito che il pdl ha perso le elezioni e ha potuto alzare la voce solo per un’inaspettato alleato a cinque stelle, io spero in una cacciata di questa ridicola coalizione che non soddisfa nemmeno chi dovrebbe sostenerla, e poi siano elezioni o una nuova maggioranza sarebbe comunque meglio.
    però il rattuso falotico immolato per la governabilità del governo letta mi pare un’esagerazione. è come la questione dell’ipotetica e ingiusta prevalenza culturale della sinistra, ma se la destra non è capace ne di produrre una cultura e nemmeno di governare che colpa abbiamo noi?

  • Ettore scrive:

    Un finale di articolo quasi comico: il berlusconismo è stato in una maniera o nell’altra al potere per venti lunghi interminabili anni. E cosa ha prodotto? Le tasse per gli imprenditori sono rimaste le stesse (se non sono aumentate anche), quelle per i lavoratori sono aumentate, quelle delle partite IVA anche (oggi aprirsi una partita IVA è quasi una follia). L’articolo 18, una buona scusa per mascherare le incapacità croniche di certi industriali italiani, non è stato eliminato per paura di chissà quale sollevamento di popolo.

    Gli elettori del PDL dovrebbero essere delusi da un pezzo, a meno che non stiano aspettando Godot o l’asino che vola.

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