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La solita retorica buonista

Inserito da on 15 ottobre 2013 – 00:00No Comment

Francesca Carrano

Morti di serie b. E’ il marzo del 1997 quando una motovedetta albanese, speronata da una corvetta della marina militare italiana, cola a picco nelle acque del Canale d’Otranto.  Morti 57 passeggeri. Agli Interni Giorgio Napolitano, al Governo Romano Prodi, non ancora in vigore la Bossi-Fini. Vi chiederete e allora? E allora, poiché l’Italia doveva “entrare” in Europa, non si poteva dare risalto alla notizia perché non si credesse che l’Italia fosse il ventre molle dell’Europa. Cosa accadde? Corone  di fiori, sfilate di politici e retorica? Cordoglio e pianti? No. Nulla di tutto ciò. Si lasciò che l’oblio avvolgesse l’accaduto e che tutti  se ne dimenticassero. Settembre 2013, la tragedia si ripete. Stavolta i disperati vengono dall’Africa, le acque in cui si consuma la tragedia quelle che lambiscono l’isola di  Lampedusa. Stavolta Giorgio Napolitano è Presidente della Repubblica, a Lampedusa  sfila tutto il governo, corone  di fiori, speciali in tv, perfino esponenti del  Parlamento Europeo in  visita. Pianti, cordoglio e commozione. Qual è  la differenza? Quanto vale la vita di un albanese? Meno di quella di un africano a quanto pare. Tutti incolpano la Bossi-Fini e il reato di immigrazione clandestina. Tutti a puntare il dito contro i soliti fascisti e chiedono l’accesso libero dei disperati in Italia. Tutti buoni. Tutti generosi. Ma è davvero possibile? L’Italia può accogliere chiunque,  per quanto in fuga da una situazione disperata? Con quali costi? Quali impatti sociali e soprattutto, quali opportunità per loro? Che cosa potrebbero mai fare qui? Sfuggire alla guerra e alla fame per finire sfruttati dalla delinquenza locale o come schiavi del lavoro nero? Noi rispettiamo le vittime. Tutte. Ci chiediamo però e chiediamo ai soliti buoni: voi li rispettate? In 7 mesi di governo, che misure sono state prese? Cosa si è fatto di concreto?  Nulla. Ecco la verità. Ancora una volta nulla.

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