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Vallo della Lucania: singolare protesta negozianti

Inserito da on 5 ottobre 2013 – 02:35No Comment

Da un po’ di giorni un inusuale cartello con un divieto campeggia sulle vetrine di alcuni negozi di Vallo della Lucania, cinquanta negozi, per l’esattezza. Il divieto recita “Vietato l’accesso senza i cani”. La protesta, messa in atto da alcuni negozianti di Vallo della Lucania, è atta a sensibilizzare la popolazione e l’amministrazione riguardo al problema del randagismo ed è uno sprone alla tolleranza verso gli animali, i cani in particolare, randagi e di proprietà.  “Adottare un cane, oggi, in questi tempi magri – dichiara Sonia Di Caterina che ha un tabacchino in paese ed ha subito aderito alla protesta – è un atto di coraggio. Coloro che adottano e accudiscono un cane, o anche più di uno, devono compiere ogni giorno un vero e proprio percorso ad ostacoli tra negozi e uffici che ne vietano l’accesso e la gente intollerante che, anche se il cane è il guinzaglio, li addita e li allontana. E questo non è giusto, né più tollerabile”. “Dopo essere stata ripresa aspramente, per essere entrata con il mio cane in un istituto bancario di zona a fare un’operazione veloce, mi è venuta l’idea di creare un “divieto al contrario” –  racconta la giornalista Emanuela Ferraro, ideatrice della campagna di sensibilizzazione – una semplice provocazione raccolta subito da tanti negozianti cinofili o semplicemente civili e comprensivi. I proprietari di cani sono, nella maggior parte dei casi, persone sensibili e accorte, amano il proprio animale e sanno cos’è il rispetto e l’educazione. Sarebbe giusto che lo stesso rispetto e la stessa educazione fossero riservati anche a loro”. Il problema, poi, del randagismo è un’altra piaga nel Cilento tutto, che supera in dimensioni anche l’intolleranza. A Vallo della Lucania, così come ad Agropoli, a Policastro, a Sapri, e negli altri comuni del Parco Nazionale, laddove i cani non divengono innocenti vittime di avvelenamento, vengono accalappiati diventando prigionieri di canili lager e finiscono nel dimenticatoio. La campagna di sensibilizzazione prevede anche l’affissione di manifesti che sono davvero emblematici: “E se ad essere solo e affamato fossi tu?”, questa è la scritta che vi si leggerà, proprio a sottolineare la necessità per tutta la comunità di farsi carico di un problema che c’è e non si può ignorare. “Provare ad arginare il randagismo si può. No all’abbandono, sì alla sterilizzazione anche da eseguire gratuitamente presso l’Asl veterinaria di zona, sì alle adozioni responsabili. Ogni anno vengono abbandonate decine di cani, molti proprio sotto gli occhi increduli delle volontarie – afferma Venera Gitto, Commissario Straordinario della sezione di zona della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – è questo non può e non deve più accadere. Questa gente deve sapere che commette un reato e deve essere rintracciata e punita. Così come tutti coloro che detengono cani in situazioni di vero abbandono: malnutriti, malati, chiusi in spazi piccoli e tenuti fuori, legati a catena corta, senza neppure un riparo. Maltrattare un animale è reato, un reato punito per legge. Noi assistiamo ogni giorno a situazioni di vero degrado, e cerchiamo come possiamo di affrontarle. In soli quattro anni la nostra delegazione è divenuta sezione, perché abbiamo raccolto, curato, vaccinato, sterilizzato e trovato adozione a circa 300 cani. Cerchiamo sempre, però, di sensibilizzare anche l’amministrazione locale perché abbiamo bisogno di tante cose e ci auguriamo che tutta la comunità voglia contribuire, e che la gente finalmente capisca che il cane è un animale che non sa cavarsela da solo, che non sopravvive senza l’uomo, e che porgere un po’ di cibo, adottare un cane di quartiere, mettere fuori ai portoni o ai negozi una piccola ciotola d’acqua sono atti di generosità che salvano una vita, e arricchiscono la nostra.” “I cani vivevano in branco, liberi – conclude Emanuela Ferraro – finché noi, scoprendoli intelligenti, non ne abbiamo fatto cani guida, cani da compagnia, cani da salvataggio in acqua e sulle alture, cani poliziotto, cani antidroga, cani molecolari, snaturandoli. E adesso loro dipendono totalmente da noi, e noi gli dobbiamo il nostro aiuto e la nostra riconoscenza. Insomma, speriamo davvero che il rumore mediatico suscitato dai nostri “divieti al contrario” serva a far capire che il rispetto per gli animali non deve più essere un’eccezione, ma una regola. Una sacrosanta regola che ci garantisca finalmente una convivenza civile tra specie diverse. Una regola che ci darebbe davvero il diritto di definirci “umani”.”

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