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Renzi l’asfaltatore

Inserito da on 17 settembre 2013 – 08:27Un commento

Angelo Cennamo

Matteo Renzi, il giovane sindaco di Firenze, è oramai da molti mesi al centro del dibattito politico. Pur avendo perso le primarie del Pd contro Pierluigi Bersani, già smacchiatore mancato e stalker politico dei grillini, il guascone continua a catalizzare l’attenzione di giornali e tv almeno quanto il processatissimo Berlusconi. Renzi piace a molti, e della sua trasversalità si è detto e scritto di tutto. E’ simpatico, brillante, goffamente telegenico, ha la battuta pronta, e, a differenza di molti suoi colleghi, non odia gli avversari e non disdegna le lusinghe del capitalismo. Quasi certamente, Renzi sarà il prossimo segretario del Pd ( il quasi è d’obbligo in un partito ad alto tasso di fratricidi). Da segretario potrà candidarsi a Palazzo Chigi, se e quando il governo Letta dovesse cedere agli smottamenti della decadenza del Cavaliere. Sembrerebbe una corsa in discesa quella di Renzi, un successo annunciato e già scritto. Eppure non è così. Nonostante i proclami e il favore dei media, il percorso verso l’agognato traguardo sarà irto di ostacoli, alcuni prevedibili, altri meno. Renzi è esploso come rottamatore della vecchia nomenclatura del Pd, l’indomani dell’insediamento del governo tecnico di Mario Monti. La seconda Repubblica sembrava essersi arenata tra i fallimenti tanto della destra quanto della sinistra, e il ragazzo vispo e fuori dagli schemi era riuscito ad imporsi sulla scena come il nuovo che avanza, a dispetto dei soliti nomi, sempre gli stessi, riciclatisi tra una denominazione e l’altra dei partiti. Gli scontri duri con Rosy Bindi e D’Alema, tra gli altri, fecero di Renzi il beniamino anche di una certa destra delusa e alla ricerca di una successione che nel Pdl stentava a delinearsi. Tanto che non furono pochi gli elettori liberali che chiesero di votarlo ai ballottaggi delle primarie. Oggi , però, Matteo non è più il ragazzo ribelle e rottamatore di un anno fa, e il passare del tempo sembra logorare il karisma genuino degli esordi. Il rischio è che il sindaco di Firenze rimanga imbrigliato negli stessi ingranaggi contro i quali ha battagliato in tutti questi mesi. Come farà il giovane Matteo a trasformare il Pd in un partito liberalsocialista dovendo fare i conti col sostegno dei suoi nemici rottamandi? Riuscirà il guascone fiorentino a non farsi cooptare e guidare dagli apparati post comunisti dei Bersani, Finocchiaro, Damiano e Cofferati, una volta divenuto il loro leader? L’impresa è ardua, forse irrealizzabile. Senza contare che a sbarrargli la strada, stavolta, non ci sarebbe solo la vecchia guardia del Pci, ma anche l’attuale capo del governo, democristiano come lui e come Romano Prodi.  

 

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