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Ridurre Imu locali commerciali imprese per assunzioni agevolate con delibera comunale “fare”

Inserito da on 15 settembre 2013 – 00:00No Comment

Enzo Carrella     

L’IMU sugli immobili strumentali delle imprese  incide per il 40% sul totale versato con un incasso globale vicino  quasi  ai 10 miliardi di euro: soldi che se da una parte  fanno  letteralmente  saltare di  gioia gli enti locali   dall’alto della loro altissima percentuale di incasso  e di sicura solvibilità del debitore /contribuente,  dall’altra  contribuiscono a togliere risorse finanziarie alle Pmi , linfa vitale alla ripresa economica.   Basti pensare che   con la deducibilita’ dell’Imu  le Piccole media imprese  avrebbero  potuto  avere risparmi fino a 1.538 euro annue , necessari per eventuale altre destinazioni ( piccole consulenze low/cost  a giovani professionisti ovvero   ricorso a  prestazioni  lavorative accessorie con vouchers  ecc)   Il decreto Legge  nr 102 del 31 agosto scorso  pubblicato su GU nr  204  -  conosciuto ormai come decreto  Imu –  ha, infatti,   segnato   un improvviso e inaspettato  “dietro front” sull’ipotesi della “garantita”  deducibilità dell’Imu del 50% dalla base imponibile Irpef o Ires . Questo “passo indietro” sembra – almeno secondo quanto sostengono  rappresentanti del  ministero dell’Economia  – soltanto momentaneo e riferito all’anno in corso , riservando la piena applicazione solo   al 2014. I maggiori  dettagli però  dell’operazione  di restyling sulla parziale o totale deduzione del costo Imu   saranno definiti solo  nelle prossime settimane con l’approntamento  della nuova  legge di Stabilità  per il 2014  .In verità , è opportuno precisarlo, la soluzione  trovata e  comunicata all’indomani della redazione di prima bozza del decreto   - quella della deducibilità Imu al 50% a fini IRES ed IRPEF, tanto per intenderci -  lasciava  già   l’amaro in bocca ad imprese e professionisti che replicavano  chiedendo  a gran voce anche la piena  deducibilità  ai fini IRAP , in modo da chiudere  il “cerchio delle imposte dirette” , quelle – per intenderci-  che da sole – senza considerare tributi  minori e locali -  gravano   nella misura del   32,47  %  sui profitti aziendali. .

Facciamo, intanto, due conti  e quantifichiamo  i benefici economici per alcune piccole e piccolissime imprese. Se, come dicevamo, verrà confermata la deducibilità al 50% a partire dal 2014, la riduzione d’imposta per un fruttivendolo   proprietario dell’immobile strumentale all’attività  sarà di 209 euro, per  un elettricista e la sua officina   di 809 euro e per il capannone di  un’azienda industriale ,  di 1.538 euro. Valori  già di per sé  molto  più ‘pesanti’ rispetto  alla precedente Ici ma che hanno, comunque, quale  comun denominatore   il concetto  di considerare “Il capannone, il negozio o il laboratorio artigiano  un’autonoma  manifestazione di ricchezza degli imprenditori “. Il politico ( o chi per esso)  ha probabilmente rimosso  ( se mai lo avesse avuto)   quella   “  nozione  elementare  che considera  gli immobili  dell’imprenditore   quali  strumenti necessari per fare impresa,  indispensabili per produrre  quella ricchezza  procedendo alla sua successiva  distribuzione  ai propri dipendenti. Il rischio – così come rilevato da una nota CGIA di mestre – è quello che  se tali immobili  continuano ad essere visti solo come una  interminabile   fonte di gettito non si fa altro che penalizzare coloro che sono  in grado  in prima persona e senza aiuti pubblici ( leggasi Imprenditori)   di far uscire il Paese da questa situazione di crisi .   Occorrerebbe , pertanto,  intervenire immediatamente e ridurre il carico fiscale sulle aziende, partendo , magari,  proprio dall’Imu.  A tal proposito i Comuni potrebbero  essere i pionieri  del “nuovo risparmio”  e spingere con proprie  delibere a attivare forme di agevolazioni per le imprese, magari mescolandole  con quelle già in corso.

 Spieghiamo meglio l’assunto per giungere ad una proposta “choc” da sottoporre ai Comuni e  a costo  “praticamente zero” , senza cioè contare  “vincitori e vinti” nell’ipotesi di sua applicazione. . L’Imu  rivestendo  i connotati di autentico  tributo comunale entra a pieno titolo nel bilancio dell’ente di riferimento “tuffandosi” nel Capitolo del titolo I  rappresentati dalle Entrate Tributarie  , già “sede” di    tributi  storici come , ad esempio, l’addizionale comunale .    

Veniamo al dunque! perché non procedere  all’applicazione di  una riduzione dell’Imu  alle imprese  locali , condizionandola  però all’effettuazione – da parte della medesima impresa – di  un’assunzione agevolata prevista dalle norme attualmente in vigore .? Sono numerosi i provvedimenti   normativi  e decreti attuativi  succedutisi nelle ultime settimane  (  donne di qualsiasi età ,  disoccupati over 50 e giovani  under 29 )   che  hanno quale obiettivo l’inserimento al lavoro per categorie  di lavoratori svantaggiati e/o inoccupati con incentivi alle imprese che vi provvedono .  Interessanti e sostanziosi gli “aiuti” previsti  :  da un risparmio contributivo nella misura del 50%  dell’intero costo  che “grava all’impresa” (  4, commi da 8 a 11, della legge Fornero  n. 92/2012) a risparmi fino a 650 euro mensile per un anno e mezzo per l’inserimento di giovani tra i 18 e 29 anni ( di cui all’articolo 1 del dl 71/2013),    Come i comuni potrebbero subentrare e integrare i loro aiuti a tali imprese? Invogliandone e alimentandone l’applicazione con un intervento mirato teso a  far risparmiare  ulteriormente  tali imprese  , con un “abuono sull’IMU.

In termini spiccioli,  una potenziale e regolare nuova “forza lavoro”   contribuisce – in termini di pagamento di tasse (irpef, addizionali regionali e comunali)  – a far entrare nelle casse comunali   “fresche e novelle”  risorse finanziarie. Per tutte tali  “assunzioni agevolate” , quindi,  il Comune  potrebbe  promuovere  da subito  “sconti”  sul pagamento  dell’Imu , per un importo pari alle addizionali comunali   applicate  dalle imprese “datrici di lavoro” sulle   corrisposte retribuzioni. Un esempio chiarirà meglio il concetto: nell’ipotesi di  un imponibile percepito nel 2013  dal “dipendente di cui ad una  delle assunzione agevolate di cui sopra ”  di 15.000 euro, l’addizionale comunale  trattenuta dal sostituto/impresa è pari a 120 euro.  Tale importo rappresenterà lo “sconto Imu “ da concedere all’impresa.   

Così agendo  nessuna delle parti coinvolte  ci perde in termini di incasso/pagamento  : il minor gettito del Comune per l’imu “abbonata”  sarà coperta dall’addizionale comunale versata  dalle imprese per l’impiego della nuova e fresca “forza lavoro”.  Anche proceduralmente non sembra vi siano particolari adempimenti ulteriori se non quella di dimostrare ( attraverso anche  una dedicata rete telematica per le imprese ) all’ente le formalità riferite alle assunzioni  “agevolate effettuate ”.       

Occorrerà solo una delibera comunale  e modifiche ai previsti  regolamenti : sarà  -una  volta tanto – una  delibera comunale del “fare” e per le imprese un modo sostanzioso di rendere più appetibili  ( in termini di risparmi previsti) le  “assunzioni agevolate”.

 

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