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Roma: estensioni aggravanti Reale-Mancino, Voza ai deputati campani: “In aula no violenza omotransfobica”

Inserito da on 13 settembre 2013 – 07:09No Comment

Un appello agli Onorevoli delle circoscrizioni CAMPANIA1 e CAMPANIA2 è stato lanciato ieri da Ottavia Voza, presidente di Arcigay “Marcella Di Folco” Salerno, che in una lettera ha espresso la preoccupazione delle associazioni lgbti per l’inserimento, nella discussione sulla proposta di legge per l’estensione della Reale-Mancino ai reati motivati da omotransfobia, di un emendamento che vorrebbe salvaguardare la già garantita libertà di espressione, introducendo una pericolosa legittimazione di opinioni.

“Tra poche ore – si legge nel testo – si riaprirà alla Camera il dibattito sulla legge contro l’omofobia e la transfobia. Il testo licenziato dalla Commissione giustizia prima dell’interruzione estiva non estende ai reati di origine omotransfobica le aggravanti previste dalla legge Mancino Reale all’articolo 3: da più parti veniamo rassicurati che questa lacuna verrà colmata in aula attraverso un emendamento sul quale saremmo pronti a concentrare tutta la nostra fiducia e il nostro sostegno. Tuttavia, quell’emendamento sembra destinato a contenere, oltre alle aggravanti, un ripensamento sull’impianto generale della legge, volto a contenerne l’efficacia in nome della tutela della libertà di opinione, sancita dalla nostra Carta Costituzionale. L’estensione della Reale Mancino ai crimini di origine omofobica e transfobica andrebbe così a coincidere con un ridimensionamento dell’efficacia della norma, o quantomeno con una complicazione dei procedimenti che dovranno avvalersene, a danno di tutti i gruppi contemplati, dalle minoranze etniche a quelle religiose, alle persone omosessuali e transessuali. In un Paese in cui il clima d’odio, quali che siano autori e bersagli della violenza, ha raggiunto livelli allarmanti, ci sentiamo di scongiurare l’eventualità che questa classe politica decida di abbassare la soglia di tolleranza dinanzi a questi fatti, inserendo dei “se” e dei “ma” in una deriva culturale che andrebbe invece respinta senza incertezze”. “Al Parlamento – conclude Voza – chiediamo di dire basta a chi discrimina, chi insulta, chi istiga all’odio, chi picchia, chi ferisce, chi stupra. Chiediamo alle elette e agli eletti di dirlo apertamente, senza “se” e senza “ma” ”.

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