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Salerno: Morrone, denuncia Procura e Corte del Conti

Inserito da on 9 settembre 2013 – 05:52No Comment

Con la denuncia in oggetto vogliamo segnalare alcune situazioni, a nostro giudizio degne di attenzione e di approfondimenti da parte degli Organi giurisdizionali in indirizzo, rilevate nella gestione della SMA Campania S.p.A., e che dovrebbero essere di sicuro interesse anche per i destinatari che leggono per conoscenza. Ci riferiamo ad un’azienda con circa 700 dipendenti, che si occupa di manutenzione e antincendio boschivo e totalmente partecipata dalla Regione Campania; fino al giugno 2012 aveva nella composizione societaria un socio privato al 51% ed era aggiudicataria di una gara di appalto.Situazioni, quelle che rileviamo, emerse nonostante un’analisi svolta con i limiti dello scarso materiale disponibile, poiché l’azienda bada bene a rendere inaccessibile alla consultazione la maggior parte della documentazione gestionale e amministrativa, trasgredendo le norme che regolano la trasparenza degli atti nelle aziende pubbliche. Abbiamo ritenuto più che necessaria quest’analisi dei costi e delle scelte della SMA, avendo constatato per l’ennesima volta la mancata corresponsione degli stipendi, che mantiene nel panico e nel disagio circa 700 famiglie di dipendenti, e allorquando l’azienda, unitamente all’ente regionale, ha comunicato che porrà in cassa integrazione in deroga circa 300 dipendenti. La cassa integrazione in deroga – che è a carico della stessa Regione Campania – o si usa per una crisi strutturale oppure per una congiunturale.

Considerata la consistente riduzione di personale  che l’azienda ha in programma negli anni a venire, si può  ipotizzare, dunque, che ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi strutturale. E qui sorge spontanea una domanda: si può ipotizzare una crisi strutturale in una società che ha quale missione produttiva l’erogazione di servizi pubblici a tutela del territorio, dell’ambiente e del paesaggio, direttamente affidati dall’ente Regione con la cosiddetta procedura in house, utilizzando peraltro in prevalenza personale ex LSU?

Parliamo, insomma, di servizi di competenza della Regione Campania, che essa delega, senza procedure di gara, a un’azienda su cui esercita un “controllo analogo”, e che, a sua volta, si impegna a lavorare in esclusiva per l’ente appaltante e proprietario. Dunque, la crisi strutturale dov’è? Ovvero, se con un notevole sforzo creativo e di fantasia riuscissimo a rilevarla, con la cassa integrazione in deroga la Regione, paradossalmente, priverebbe del lavoro 300 dipendenti, continuando, però, a retribuirli sempre con propri fondi.

Una soluzione, come si capisce agevolmente, assolutamente bizzarra e che potrebbe avere una motivazione latente: l’assunzione, dopo qualche tempo, di nuovo personale, al fine di creare consenso elettorale. A tal proposito, onde fugare ogni dubbio o speranza, è utile richiamare il Decreto Legge del 26 agosto u.s. ed in attesa di pubblicazione,  art. 3, commi 4, 5 e 6,  secondo il quale – nel caso specifico la Regione Campania -  prima di poter fare nuove assunzioni in qualsiasi società controllata dalla stessa, deve attingere, tramite cessione del contratto di lavoro, dalle eccedenze dichiarate da qualsiasi altra società da essa controllata ed, inoltre, le posizioni dichiarate eccedentarie non possono essere ripristinate nella dotazione di personale neanche mediante nuove assunzioni.

Ci si potrebbe opinare che c’è un organico debordante rispetto all’attività da espletare.

Ipotesi, questa, che sarebbe più logico e ragionevole affrontare rendendo le maestranze più produttive, aumentando le attività ed evitando, così, di caricarne una parte abbondante sulle spalle della collettività.

In ultimo, e non per importanza, l’azienda dovrebbe spiegare, anche qui facendo ricorso a molta fantasia, come si programma e organizza una riduzione consistente del personale attraverso la cassa integrazione in deroga, la quale viene autorizzata annualmente ed esclusivamente rispetto alle risorse finanziarie disponibili al momento.

Comunque, considerando prioritaria l’esigenza di ridurre i costi, abbiamo tentato di trovare alternative all’ipotesi irrealizzabile proposta dalla società, valutando con attenzione la pur modesta documentazione in nostro possesso.

La prima cosa, sbalorditiva, che abbiamo notato leggendo il piano industriale, è che la società prevede una spesa complessiva per il 2013 di poco inferiore a quella annuale sostenuta quando essa era partecipata dal privato al 51% ed era aggiudicataria di una gara di appalto.

Con la non marginale differenza che, all’epoca, erano ricompresi ingenti investimenti tecnologici per ogni anno, ovviamente esclusi nell’attualità trattandosi di una società in house.

Aggiungiamo che una parte importante di quegli investimenti (strumenti per il controllo e il monitoraggio del territorio – U.P.R.), per un valore di decine di milioni di euro, installati fino al 2012, sono stati inspiegabilmente dismessi nell’ultimo anno.

Non ci è chiaro, quindi, come possano essere spesi così tanti soldi per l’espletamento dei soli servizi pubblici a cui è delegata la SMA, se l’intenzione fosse realmente quella di eseguirli attraverso una gestione oculata e trasparente dei fondi della Regione.

Continuando nel nostro lavoro di analisi documentale, però, si sono moltiplicati i sospetti e le preoccupazioni in ordine al reale progetto aziendale.

Scopriamo, infatti, che nel periodo 01.01.2013 – 30.07.2013 la SMA ha speso, esclusivamente per fitto autoveicoli, una somma che supera abbondantemente i 200.000 euro.

Il prezzo, più o meno, corrispondente all’acquisto di circa 20 Fiat Panda, che sono le auto maggiormente utilizzate per l’esercizio dei servizi erogati dall’azienda.

La somma suddetta è relativa a soli sette mesi di attività: rimane ancora da quantificare la spesa complessiva nell’arco dell’intero anno, nonché quanti automezzi siano rimasti fermi per lunghi periodi per avarie, pur continuandone a pagare il fitto mensile.

Rileviamo, inoltre, che l’Amministratore Unico, Dott. Ciro De Leo, funzionario della Regione Campania, si liquida mensilmente un compenso di oltre 6.000 euro, quando il D.L. 95/2012 e la deliberazione n°96/2013 della Corte dei Conti della Lombardia prevedono espressamente che egli non debba percepire alcunché, essendo contemporaneamente dipendente pubblico già retribuito dall’ente committente,.

E’ difficile non notare, oltre a ciò, il proliferare nell’ultimo anno di una serie copiosa di consulenze esterne (in cinque mesi circa 100.000 euro); alcune, addirittura, difficili da comprendere dal versante dell’utilità per l’azienda e, qualche altra, stranamente concessa a professionisti notoriamente legati o soci del Presidente del Collegio dei Revisori , Dott. Francesco Parisio.

Qualcuna in particolare, pare, sia mirata a sostituire Quadri aziendali posti artatamente in una situazione di inoperosità.

Altra consuetudine della società è quella di avvalersi di avvocati esterni per pareri, consulenze e patrocinio in giudizio e notiamo che è l’unica partecipata a fare uso ancora di auto di servizio.

Tutto ciò, dopo la chiara L.R. n°24/2012 e la esplicita comunicazione a riguardo del Dott. Eugenio Aveta della Regione Campania del 09.10.2012, che impongono l’abolizione di auto di servizio e consulenze e l’obbligo, per l’assistenza legale, di avvalersi esclusivamente dell’Avvocatura regionale.

L’altro elemento strano che abbiamo potuto evidenziare riguarda l’appalto per la manutenzione delle tecnologie informatiche.

Esso è stato assegnato, sembra senza nessuna procedura di gara, a tre società: KIQUAL – SIT – AEROSIGMA, che stranamente fatturano separatamente per una identica attività dichiarata (oltre 400.000 euro in un anno).

Alla fine del mese di luglio, tuttavia, è stato sottoscritto un ulteriore contratto per un servizio similare, con il quale si assegna l’appalto alla LOGITI S.r.l..

I proprietari di quest’ultima, però, sono la stessa SIT, la ALPHASIS e la INGLOBA, con la curiosità che alcune delle persone fisiche che hanno responsabilità e titoli di proprietà in queste ultime aziende sono le medesime che troviamo nelle tre società succitate e assegnatarie del primo appalto.

Tutto ciò premesso, va segnalato che, a nostro giudizio, la SMA non sta rispettando le procedure di legge per l’acquisto di beni e servizi.

Il D.L. n°95/2012 e ancor prima la Legge finanziaria regionale del 2007, infatti, prevedono per tali ultime spese l’utilizzo esclusivo degli strumenti di acquisto e di negoziazione messi a disposizione da CONSIP S.p.A. e procedure di evidenza pubblica.

Il Decreto, inoltre, aggiunge che per il 2013 è ammessa, per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio delle autovetture, solo una spesa del 50% rispetto a quella sostenuta nel 2011.

A noi appare che anche quest’ultimo parametro, in relazione pure alle considerazioni esposte poc’anzi sul fitto degli autoveicoli, sia stato abbondantemente superato.

Sempre nell’ambito della spesa per automezzi utili all’espletamento della missione produttiva aziendale, registriamo uscite importanti per l’utilizzo di macchine per il movimento terra (circa 320.000 euro alla ditta Mercogliano di Nola e circa 120.000 euro alla ditta Sacom di Capua, per un impegno complessivo di poche decine di giorni e sempre senza alcuna procedura di evidenza pubblica).

Una spesa di tale dimensione finanziaria per la predetta e specifica tipologia di attività è piuttosto inconsueta per la SMA Campania ed appare più consona ad una società di costruzioni edili.

Un’altra spesa inspiegabile è quella relativa alla reiterata manutenzione di una BMW 330 i Security presso l’autofficina Esposito di Melito (dove la SMA spende fior di quattrini per la manutenzione dei suoi autoveicoli), quando l’azienda non possiede autovetture di questa marca e di questo tipo.

Per ultimo segnaliamo che la SMA dovrebbe assicurare, ai sensi del D.Lgs n°33/2013, la pubblicazione, attraverso i siti web istituzionali, delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile accessibilità, completezza e semplicità di consultazione, e il fatto che mantenga il tutto in un alone di segretezza non fa che alimentare il sospetto e la diffidenza nei confronti di alcune scelte. Ci rivolgiamo, perciò, agli Organi Giurisdizionali in indirizzo affinché possano verificare la natura delle questioni da noi denunciate e appurare se esistono ipotesi di reato penale o amministrativo. La nostra iniziativa, in generale, è volta a tentare, seppure attraverso una atto forte di denuncia, di salvare un’azienda dalle molteplici potenzialità, che può essere un supporto efficace per la Regione nella salvaguardia e la bonifica del territorio, e di non appesantire la già grave situazione sociale di un’area importante del mezzogiorno d’Italia. Infine, essa è finalizzata anche a bloccare, se emergessero situazioni di illegalità, l’ulteriore scempio di risorse pubbliche. Nell’attesa delle determinazioni degli Organi Giurisdizionali in indirizzo e chiedendo di essere avvisati su ogni decisione conclusiva delle indagini, non esclusa quella dell’archiviazione, salutiamo distintamente.

Il delegato della R.S.A. Fausto Morrone

 

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