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Obama e il Cavaliere

Inserito da on 4 settembre 2013 – 08:019 Comments

Angelo Cennamo  

Mentre il mondo si interroga sulle conseguenze del possibile intervento americano in Siria, e sul rischio (praticamente certo) che il conflitto possa estendere (tragicamente) il suo raggio d’azione all’intero medio oriente, la solita italietta continua a giocare a guardie e ladri, interrogandosi su ben altri temi : la Severino ha natura afflittivo-penalistica o è una legge amministrativa? La giunta del senato è o non è un organo giurisdizionale? Renzi si logora o no, se Letta fa durare il governo? Capirete che è complicatissimo non solo spiegare ad un osservatore straniero la portata di certe problematiche, ma anche fargli capire qual è e come opera nel nostro paese la distinzione tra politica e magistratura. Non vorremo essere, in questo momento, nei panni di Obama, vincitore (sulla fiducia mal riposta) di un premio Nobel per la pace e, nella vicenda siriana, mesto temporeggiatore al guinzaglio del Congresso. Ma neanche in quelli di Silvio Berlusconi, in bilico tra la resurrezione ( l’ennesima) e il capitombolo finale, alle prese con mille cavilli giudiziari, avendo sulla sfondo il possibile scenario di padre nobile della destra che lui stesso ha fondato e guidato per vent’anni. Il capo della Casa Bianca deve fare i conti con gli errori e gli orrori dei precedenti conflitti in Irak e in Afghanistan, e con un ruolo ( quello di gendarme internazionale) che gli americani come lui vorrebbero scrollarsi di dosso, memori dei fallimenti che le guerre umanitarie hanno prodotto, anche in termini economici alle casse dello stato. Obama, che come il suo predecessore Bush ( passato invece alla storia come guerrafondaio) conosce bene i limiti e l’inefficacia delle Nazioni Unite, avrebbe voluto sferrare l’attacco ad Assad subito, ma qualcuno al Pentagono deve avergli suggerito che fare la guerra senza porsi un obiettivo chiaro è peggio che subirla. Anche il Cavaliere avrebbe voluto far cadere le larghe intese nel caso la giunta del senato si fosse orientata, senza se e senza ma, per la sua decadenza. Poi però il buon senso ha prevalso sull’istinto bellicoso, e cosi l’ipotesi che si pervenga ad una pausa di riflessione sulla legge Severino non pare più cosi remota. A cosa serva guadagnare del tempo nessuno lo sa, ma qui e in America, si naviga a vista.   

 

 

9 Comments »

  • Scarnecchia scrive:

    Il “buon senso” è quella cosa che ti viene quando controlli come vanno le tue aziende in borsa se fai cadere il governo?

  • Angelo Cennamo scrive:

    Perchè il destino di 50 mila famiglie, di migliaia di investitori e di milioni di euro di tassazione, per lei, non valgono niente?

    • Scarnecchia scrive:

      Se non si pensasse da venti anni solo a quello potrebbe anche starci (abbiamo sempre a cuore la FIAT, figuriamoci se un’altra grande azienda non merita un occhio di riguardo).

      E comunque ci sono tante altre famiglie che stanno anche peggio (licenziati, cassintegrati, esodati, imprenditori costretti a chiudere, partite IVA che ci rimettono, aggiunga lei a piacere altre categorie che stanno peggio dei dipendenti di Mediaset).

      Nel terreno della “tassazione” non mi addentro perché, avendo (credo) di fronte un elettore del centrodestra andremmo sicuramente a finire con l’ipotesi che quanto stabilito dalla Cassazione fu un atto dovuto contro lo Stato che ti riempie di tasse. Io sicuramente le risponderei che nessuno del centrodestra ha mai abbassato queste tasse e torneremmo al punto di partenza.

  • michelezecca scrive:

    non capisco l’accostamento tra il “colorato” obama e il piccolo ngrifato falotico frale milanese, è una cosa che ti è venuta così, nel senso che questi erano i tuoi pensieri, oppure ci vedi veramente qualche verosomiglianza, mah. anche perchè obama “lo scuro” si pone un problema che riguarda l’intera nazione e vedrai che qualcosa farà, speriamo di no, perchè gli americani quando dicono che poi attaccano attaccano per davvero. quell’altro, l’amico tuo, ha un problema personale, suo proprio, è stato condannato dopo tre giudizi, pare che ora ne voglia un quarto che poi rimane solo il padreterno, e deve essere dimesso, visto che non si dimetteano da solo, dalla sua carica di senatore. però prima di dimettere il governo, perchè ha la forza,sta cercando con tutti i mezzi di sfangarla senza pagare dazio, però tiene paura che magari quell’altri si mettono d’accordo solo per fargli un dispetto e poi rischia di lasciarci le penne. insomma caro angelo non ti sarai mica confuso come quando il tuo anziano amico, a cui garbano le giovani napoletane, sembrava attaccasse prima di bush infilandoci in una guerra che poi a lui servì a fare dimenticare i soliti affari suoi? perchè come ben sai a parte il lettone di putin e le tende beduine nel centro di Roma “iddu” a livello internazionale un poco macchietta e considerato.
    e questa sua propria vicenda personale per molti internazionali è una conferma di prova provata e questi qua pensano perchè ora finalmente non ve lo levate di torno.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Uno degli errori commessi da Berlusconi è stato quello di non aver tagliato la spesa pubblica, condizione essenziale per ridurre le tasse. A riguardo, tuttavia, non comprendo le ragioni di chi gli contesta la mancata rivoluzione liberale : se davvero non l’ha fatta questa benedetta rivoluzione, perchè allora non lo avete votato, voi di sinistra? Mah, mistero!
    Ad ogni modo, una leggera sforbicita alle tasse il Cavaliere l’ha fatta : rimodulazione aliquote ( ministro Siniscalco nel 2005), abolizione tassa di successione e di donazione. Oggi l’Imu.

    • Scarnecchia scrive:

      Beh, sono i suoi stessi elettori che gli dovrebbero contestare questa mancata rivoluzione, non già gli elettori di sinistra. Il centrodestra è ancora molto votato sulla base di idee che non solo sono rimaste sulla carta, ma che forse sulla carta dovevano rimanere, lasciando grande spazio alla propaganda, che fanno sempre presa, specie se sei disposto a crederci.

      Insomma, passa tutt’oggi l’idea che il centrodestra sia contro le tasse, contro lo stato oppressivo e tanta retorica annessa. Il centrodestra dà l’idea della “leggerezza”, ma tutte le volte che si è trovato al comando le tasse non sono diminuite granché, mentre la pressione fiscale e i problemi generali del paese sono anche aumentati. Quelle tasse che lei elenca mi fanno ricordare il gioco delle tre carte, tolgo qui, metto là e alla fine, dopo anni, il risultato è che siamo uccisi dalle tasse più di 20 anni fa e la colpa non è (esclusivamente) della sinistra. Anche l’IMU tolta, in fin dei conti è una cosa abbastanza ridicola, considerato che è Monti non ha fatto altro che confermarla.

      Adesso si fanno tutti professori di economia e tutti parlano di questi famosi 800 miliardi, ma come diceva mia nonna di Napoli (in napoletano), tutto ciò avviene “dopo aver bevuto alla salute nostra” (cioè, fuori tempo massimo).

      Badi, forse una rivoluzione liberale ci vorrebbe anche, ma dovrebbe essere affidata a qualcuno che abbia meno interessi personali a cui badare.

  • Angelo Cennamo scrive:

    Sono d’accordo. Ma non credo che tutelare Mediaset sia contro gli interessi delle altre aziende o degli italiani.

    • Scarnecchia scrive:

      Vero, ma personalmente faccio fatica a pensarla come una priorità.

    • Scarnecchia scrive:

      Apprendo, comunque, che qualcuno nel gruppo si sta già tutelando con i mezzi “tradizionali” di cui dispongono le altre aziende. Copio dal Fatto Quotidiano (se dispone di altra fonte, meglio, così si possono confrontare):

      “D’altronde, alla fine del primo semestre 2013 la perdita di Mondadori è di 27,1 milioni (contro un utile di 7,5 mln nei primi sei mesi del 2012) mentre il fatturato cala del 9,4% a 612,3 milioni. La stessa casa editrice sta intervenendo sui propri costi, avviando dallo scorso giugno uno stato di crisi biennale che prevede sia prepensionamenti sia solidarietà tra i giornalisti con riduzione degli stipendi (ammortizzatori sociali per i quali vengono spesi, in entrambi i casi, fondi pubblici). In atto c’è pure un piano complessivo di taglio costi per 100 milioni di euro da raggiungere nel 2015 e un programma di rilancio dei periodici. Intanto al 30 giugno il numero di dipendenti è sceso a 3.574, in calo di 129 unità (-3,5%) rispetto a fine anno.”

      (www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/13/crisi-mondadori-chiede-ai-fornitori-di-restituire-5-degli-incassi/707399/)

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