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Cava de’ Tirreni: Fede, all’Abbazia, porte spalancate ai giovani!

Inserito da on 26 agosto 2013 – 08:01No Comment

Rita Occidente Lupo

Don Ciro Vespoli-Teresa Sorrentino:  testimonianze clou, suggellanti un’attenta assise, ritrovatasi nell’austera abbazia benedettina, immersa tra il verde ombroso della cittadina metelliana, a meditare sulla fede e sui suoi percorsi. Porte spalancate ai giovani per il millennio, ancora una volta per far sì che la spiritualità, lastricante le antiche pareti medievali, permei le coscienze delle nuove generazioni, spesso a caccia d’autorevoli risposte alle molteplici inquietudini esistenziali. L’evento, nell’ultimo week end agostano, voluto fortemente da don Gennaro Lo Schiavo, punta di riferimento della SS.Avvocata e vice abate, in sinergia con l’assessorato alla cultura ed al turismo cavese, presieduto da Teresa Sorrentino. Un’altra iniziativa amministrativa, targata Marco Galdi, nel filone d’eventi spirituali già avviati dall’abate Giordano Rota, amministratore apostolico, confermati con l’attuale don Leone. Visita all’antico corpo benedettino, con illustrazione dei diversi Santi autorevoli vestigia del proprio transito nell’abbazia e poi spettacolo della Scuola Media “Carducci-Trezza” di Cava de’ Tirreni, con recital di poesie religiose in dialetto napoletano  e performance “Maria…Una storia meravigliosa”, a cura di Tony Martin: tra ottoni bandistici,  non bypassata adorazione eucaristica.  Momenti di preghiera domenicali, con ufficio delle letture e Lodi con la comunità monastica, Santa Messa e sacramento della riconciliazione ad ispessire il silenzio interiore e stimolare la curiosità su uno spaccato millenario, d’indubbio pregio storico. Un modo per far conoscere ai giovani quanto viene gelosamente custodito sotto la ragnatela del tempo e quanto ancora ammantato di un discreto fascino, per il mistero che avvolge determinati spaccati spirituali. Inoltre, i tesori della badia, soprattutto i manoscritti, frutto certosino di sapienti amanuensi e di copisti alacri non solo al calamo, in bella vista per ampliare gli orizzonti  dei numerosi visitatori. Ma l’evento, vetrina per stuzzicare le maglie della curiosità, ma soprattutto per un’iperbole attraverso i virtuosismi conoscitivi, nello scandagliare la propria interiorità. Nell’anno della fede, la spiritualità alla vita, come le opere alla testimonianza. Quelle che don Ciro e Teresa hanno rivelato ad una composta assemblea, stracciando falsi miti e professando apertamente le inquietudini umane, nella ricerca dell’identità spirituale. Attraverso quelle vicissitudini che non lesinano spesso il dolore, come banco privilegiato, per affinare la propria umanità, alla luce del Cristo Crocifisso. Così don Ciro ha denudato il proprio animo, nel parlare ai giovani della sua vocazione, maturata nel tempo attraverso altalenanti convincimenti, non scevri da costanti tentazioni, nel rispondere alla chiamata sacerdotale. Accentando i dubbi, di cui lastricata la terreneità, specialmente allorquando approccia al sacro, nell’intento di volerne seguire i dettami. Una consacrazione  che oggi lo vede pastore di anime, impegnato in prima linea nel volontariato associazionistico e nei cenacoli di preghiera, su consolidati rapporti con i veggenti d’Ischia. Dallo stato presbiterale, a quello laicale: nel ’98 Teresa, docente universitaria, colpita da aneurisma cerebrale: 10 giorni di coma, nei quali la sua vita sembrò staccata dalla terra e proiettata in altra dimensione. In tale periodo, mentre lo stesso don Gennaro pregava incessantemente con i fedeli per la sua guarigione, in un tunnel vide Padre Pio, insieme a suo padre, che le rivelarono la guarigione totale. Oggi, responsabile dei gruppi di preghiera di San Pio, icona autorevole, nella completa autonomia, senza sedia a rotelle o altri fenomeni invalidanti: testimonial di quella fede che smuove le montagne…anche in piccola dose “Se aveste fede quanto un granellino di senape, potreste dire a questo monte di spostarsi…” Di quella fede mancante al nostro inquieto tempo, orco di nuove emozioni,  costretto ad ingoiare solitudine, in assenza di quell’autentica pace, che solo Cristo sa donare!Per i giovani, una proposta da raccogliere lì, all’Abbazia…”Vieni e seguimi…!”

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