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Salerno: Italia e Usa, gemelle nel default ?

Inserito da on 28 luglio 2013 – 00:00No Comment

Enzo  Carrella

Sembrerebbe proprio di sì  e a renderci  particolarmente  sensibili alla dichiarazione “choc” della contea d’oltreoceano  sono proprio i saldi  “a tinte rosso fuoco”   riportati nei documenti contabili ( rendiconti e/o bilanci) , sintesi dei nostri conti pubblici. Insomma la “bancarotta” conclamata  da Detroit    non sembra  risparmiarci  e , come una onda lunga di un devastante tsunami, investe  in pieno la nostra Italia  con   tanti   amministratori   pubblici che   iniziano   letteralmente  a tremare perché  inghiottiti dalle loro rispettive responsabilità . Sembra, oramai,  quasi completata  l’analisi  seria ed obiettiva  su schede, mastri e Peg    ad opera di     super tecnici  assoldati all’occorrenza  finalizzata a ricavarne   una “fotografia” eloquente   sulla filiera dei “   conti “ tra loro intrecciati e concatenati   . Un check-up che sembra abbia già   determinato quale risultato   ( o meglio  confermato )  l’agonia  finanziaria in atto ( e chissà ancora per quanto tempo)    di buona parte dei “forzieri ( ci si chiede se  è ancora  lecito chiamarli così..? nda) degli enti locali. In Italia, a questo proposito,  c’è un imperativo d’obbligo diramato dalla sua sede centrale    di andare adagio  e non entrare sull’argomento a “gamba tesa” e, forse,  per questo si   tenta di ammorbidire   il termine   chiamando “ dissesto finanziario” quello che in america  definiscono  brutalmente  default :  una  parola più gentile, ma solo in apparenza,    perché gli estremi di una potenziale generale  “ bancarotta pubblica  “ vi sono tutti. Tanto per rendere  più accessibile e alla portata di tutti  l’antipatico e attualissimo    glossario “economico” , precisiamo che  si  è in presenza di  uno stato di “dissesto”  quando l’ente ( Comuni, Province e Regioni)  non può onorare non solo i suoi  debiti ma negare alla  propria comunità  l’assolvimento delle  funzioni indispensabili di sua competenza , contravvenendo in tal guisa agli elementari, garantiti e sacrosanti  principi costituzionali. Quali gli effetti?            . Per la collettività  tutto ciò si traduce  in una impennata verso l’alto delle tariffe e/o tributi  locali assestandosi ai massimi livelli  consentiti ( come si spiegherebbero altrimenti  le lievitazioni del 600%  delle imposte locali in un decennio?)  con conseguente riduzione di   servizi indispensabili  all’osso anche se,  forti in genere di  foraggiamenti  statali (spesso in deroga alle stesse vigenti  normative . Lo squarcio finale del  2013  potrebbe presentarsi quale  “l’ annus horribilis ( e non il 2009  come quello descritto da  Giorgio Bocca  ) su questo fronte. In tanti sono a prevederlo , altrettanti a dichiararlo :  lo stesso  ministro Graziano Delrio  lo ha spifferato ai quattro venti in diverse recenti  occasioni   confermando l’esistenza  di una cinquantina di richieste di pre-dissesto da parte di alcune grandi città, tra cui capoluoghi di provincia. Comunque è’ pur vero- ma ciò non deve essere interpretata come giustificazione –  che in tale contesto  di  precario equilibrio finanziario dei comuni  c’è la complicità  dell’odiata  ( da parte dei soli amministratori perché a vista controllati e monitorati dall’autorità centrale) spending review  ,  la rigida normativa risalente al 2012   che disciplina  gli ulteriori tagli imposti dall’Amministrazione centrale con lo scopo di superare lo stato di emergenza  annidatosi  su tutto il perimetro della Penisola evitando l’effetto domino delle  insolvenze degli enti locali . I numeri e le statistiche diffuse su tali fronti sono esaustivi  : negli ultimi due anni le richieste di commissariamento sono passate da una-due l’anno a 25. Solo in campania – negli ultimi venti anni  si  segnalano  “appena”  121  comuni : quale effetto reattivo  risulta essere stata consegnata all’esercito di politici amministratori   una  targa/trofeo simile al segnale  “disco rosso “ di  divieto di accesso  . Ciò  per rammentargli   l’interdizione normativa loro imposta da tutti gli uffici pubblici    per lunghi  5 anni  e ciò solo a  titolo  di sanzione accessoria amministrativa ( perché quella “base”  prevede il  sequestro cautelativo immobiliare ).     

 A guardare i dati di bilancio della Pubblica amministrazione, si rischia un vero terremoto.
A fine 2011 i residui attivi (ovvero i crediti accertati ma non riscossi entro l’anno e iscritti,  tra gli attivi di bilancio  ) sfioravano i 16 miliardi. E il dato rappresenta un termometro chiaro dello stato di salute dei capoluoghi di provincia ( Salerno inclusa). Il significato è presto detto: i residui attivi costituiscono entrate  -che finchè non risultano incassate del tutto –  solo ipotetiche ( a differenza di quelli passivi, certi , liquidi e esigibili) .  La loro stratificazione nei diversi anni di formazione   ne rappresentano  testimonianza tangibile.  Al  bilancio  però la loro presenza risulta indispensabile  è come tale va trattata  perché  utili  per compararli ad alcuni vincoli eistenti in finanza pubblica . Quale la ragione plausibile -se non quest’ultima appena riportata-  di preservare in alcuni rendiconti ( tra cui Salerno)   l’esistenza di  residui attivi  risalenti a decenni addietro? Si assiste in detta circostanza ad una palese violazione alla  stessa  nostra recente legge di stabilità  che – lo ricordiamo-  ha riconosciuto decadenza e rimozione dai concessionari di riscossione ( e enti da loro assistiti)  dei  loro crediti ante 2000 e “under 2000 euro”?  Sono in tanti a chiedersi se Salerno sarà una delle prossime a dichiarare “bancarotta”. L’allarme della “presunta” voragine finanziaria  è sin troppo evidente e “chiacchierata” . Sembrerebbe che il suo  “forziere” assume col passare delle ore  le  sembianze di uno autentico  stagno ,  perché i   buchi  che si sviluppano al semplice tocco di una piccola intrusione   nei documenti  contabili ufficiali  ne aumenta  le  già rilevanti  dimensioni e senza    prevederne  particolari  restringimenti . A nulla valgono le farneticanti, prive di senso e infondate rassicurazioni da parte di alcuni suoi rappresentanti, in prima linea un assessore al Bilancio del Comune ( sine titolo quanto a esperienza)       che spiattella   alla stampa  proprie dichiarazioni  “tecniche”  prese a prestito  da “download  scaricati  a metà  dall’infernale rete di internet ”  e per quanto tali   di difficile comprensione   perché  prive di  qualsiasi  fondamento . E ciò in barba ai   principi elementari e sacrosanti  di “contabilità pubblica” con sussulti e irritazioni  da parte della categoria di  veri  “addetti ai lavori”.

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