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Boldrini involontaria maschilista?

Inserito da on 22 luglio 2013 – 08:01No Comment

Aurelio Di Matteo

Berlino: la polizia che misura la lunghezza delle gonne nel ventennio fascista

La Presidente Boldrini ha indiscutibilmente una notevole e naturale bellezza che di per sè giustificherebbe la spontanea invidia di tantissime donne. Non può di certo venire il dubbio che l’ultima sua “uscita” estemporanea sul Concorso di Miss Italia non trasmesso dalla TV possa essere scaturita da altrettanta inconscia invidia. Il dubbio poteva venire senz’altro il decorso anno per il fu Ministro Fornero quando, complici forse anche l’età o la calura estiva, auspicò che le ragazze partecipanti al medesimo concorso sfilassero in passerella ben coperte da monacali e sobri costumi interi, con relativi pantaloncini, a coprire interamente il lato b e l’attaccatura delle cosce. Tre cose cose, però, le accomunano: il Concorso, che, pur stupido di per sè, non vuole tanto scoprire corpi quanto tipicità e personalità femminili (senza quel concorso non avremmo avuto attrici da premio Oscar!); il periodo estivo, quando la calura fa riempire le spiagge, invita a scoprirsi ed esalta psicologicamente; la presuntuosa pretesa di voler fissare i canoni della bellezza e le forme espressive nella vita e nell’arte. Nonostante l’enfasi e il rilievo dati dalla Presidente, credo, innanzitutto, che la decisione della RAI non sia stata dettata da motivazione educativa, nè da rispetto per la corporeità femminile, tanto meno da zelo etico per il degrado dei costumi. Come ogni azienda che si rispetti e funzioni secondo logica economica, il vero motivo è stato senz’altro l’analisi dei costi e dei ricavi. E allora?  Con pertinente, piacevole e salace valutazione Fiorello, uno dei più seguiti e intelligenti personaggi del mondo dello spettacolo, ha stigmatizzato il moralistico snobismo e il residuale radical shic di una sinistra d’accatto, alla quale si ispira la Presidente della Camera, sempre più in preda ai luoghi comuni di un opinionismo ormai incapace sia di pensare, sia di risolvere i problemi, ma soltanto adusa a ripetere noiosamente vuoti slogan sempre più strabici. Io con molto rispetto, ma con altrettanto benevolo intento pedagogico, rivolgerei all’On. Boldrini e alle Deputate del PD, che hanno presentato un DDL per censurare donne ammiccanti o sculacciate che potrebbero apparire sui nostri schermi, negli spots televisivi o su semplici manifesti, un paterno invito, più da docente che da cittadino che da anni aspetta dalla sinistra una qualche idea decente per risollevare le sorti del Paese. Sono tutte giovani e perciò non hanno potuto avere esperienza di quella parte del Secolo delle dittature: fascismo, nazismo e stalinismo. Potrebbero ovviare a questa felice e fortunata mancanza con qualche “riflessione” sugli odierni regimi islamici, nei quali la democrazia non è certo di casa e delle quali la Presidente Boldrini dovrebbe avere buona conoscenza. Io consiglierei loro qualche utile lettura, peraltro anche piacevole e ben documentata. Leggessero almeno il libro Le veline del Duce dal quale è tratta la foto che accompagna questa modesta riflessione. E per essere più vicini al tema centrale del DDL proposto, potrebbero anche dare uno sguardo al testo di Giancarlo Ottaviani Il controllo della pubblicità sotto il MinCulPop. Scoprirebbero che tutto sommato le nuove “moralizzatrici” non sono altro che piccole vecchie fasciste, espressione di una concezione etica e teologica dello Stato e involontarie portavoci di un greve reflusso di incallito maschilismo, camuffato dallo zelo moralistico. Scoprirebbero di essere in buona compagnia e di condividere le direttive del Ministero della Cultura Popolare durante il ventennio fascista che prescriveva come le donne dovessero vestire, quale il loro ideale estetico e cosa divulgare attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Leggiamo da quella bella pubblicazione che il Ministero intimava di “non pubblicare immagini di ragazze dalla vita di vespa: «Disegni e fotografie – precisava la nota – devono rappresentare donne floride e sane», cioè robuste fattrici pronte a sfornare figli per la patria. «Non è tollerabile – confermava un’altra velina – che, specialmente i giornali di moda, pubblichino fotografie di donne magrissime». E anche le immagini di signore in costume da bagno erano tassativamente vietate. In un moto di puritanesimo si disponeva che perfino nei figurini di moda le gonne fossero «leggermente allungate oltre il ginocchio». In compenso, per graziosa concessione del regime, «nessun trafiletto e tanto meno nessuna condanna contro le donne senza calze». Che differenza c’è tra queste disposizioni del Ministero della Cultura di mussoliniana memoria e il discorso fatto dalla Boldrini e dalla Camusso nel convegno di Milano sulla violenza alle donne? E che differenza c’è con la convinzione del pensiero maschilista secondo cui “la donna violentata in fondo se l’è cercato”?  La teoria emersa nel Convegno e illustrata dalla Presidente è quella secondo cui l’immagine della donna nuda è uno stimolo al desiderio del possesso da parte dell’uomo. Come dire: eliminiamo in tutte le espressioni – televisive, pubblicitarie, pittoriche, ecc. – donne non vestite e avremo eliminato la causa della violenza! Per giungere a questo appoggiamo l’iniziativa delle deputate del PD per una Legge che stabilisca una morale unica dello Stato, che prescriva costumi, atteggiamenti e modelli femminili, magari da verificare e valutare da un apposito organismo. Senza che le moderne moraliste s’inventino qualcosa di nuovo basta rimettere in vita Il MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare) del ventennio fascista e riproporre le sue prescrizioni: “È stato ripreso il Popolo di Roma per aver pubblicato fotografie di donne nude in terza pagina”…”L’on. Polverelli ha preso spunto da questa circolare per raccomandare nuovamente ai giornali di non pubblicare fotografie di donne nude” (disposizione dell’11 luglio 1933);  “È stato deplorato Il Piccolo per avere pubblicato fotografie di donne in costume molto succinto, nel numero di ieri” (disposizione del 1° marzo 1935). E si potrebbe continuare con tante altre disposizioni dello stesso tenore e contenuto, prese dalle pubblicazioni citate. Di questo passo spero che la Presidente Boldrini non suggerisca il ritorno al secolo che impose a un allievo di Michelangelo di mettere le braghe alle figure nude del Giudizio universale con la seguente disposizione. “Le pitture nella Cappella apostolica vengano coperte, nelle altre chiese vengano invece distrutte qualora mostrino qualcosa di osceno

 

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