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Roma: caso Ablyazov, Esposito se deve dimettersi Alfano, allora anche Letta, Burundi chiese a Farnesina accreditarla come console onorario

Inserito da on 14 luglio 2013 – 06:40No Comment

“Sulla vicenda non c’è stata alcuna regia occulta di Italia e Kazakhistan. Gli stessi Servizi hanno escluso il loro coinvolgimento, al punto che anche loro hanno saputo del caso a cose fatte. E non c’è stato nessun intervento a livello politico: né pro, né contro”. Lo ha spiegato il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, in un’intervista al quotidiano Libero in edicola oggi . “Non esiste chiedere le dimissioni di Alfano. Altrimenti bisognerebbe chiederle anche per Bonino, Cancellieri e Letta – dichiara Esposito – chi ha avuto le carte in mano non ha capito di cosa si trattasse: ha preso sottogamba la vicenda senza avvisare i livelli superiori». E, continua il vicepresidente dei senatori del Pdl: “L’Interpol aveva chiesto l’arresto per il marito, descritto come un pericoloso malfattore e truffatore, per giunta armato. Nessuno si attendeva di trovarsi di fronte la moglie di un esule che aveva ottenuto asilo politico in Gran Bretagna”. A Libero Esposito rivela: “Mi risulta che Alma Shalabayeva sia entrata in Italia, attraverso la Svizzera, nell’estate del 2012. E che subito dopo la Farnesina abbia ricevuto la richiesta, da parte del Burundi, di accreditarla come console onorario in Italia. Richiesta cui il ministero degli Esteri, trascorsi circa quattro mesi, non ha dato seguito al punto che poi il Burundi ha ritirato la richiesta. E’ possibile che nell’arco di un anno la Farnesina non abbia fatto accertamenti sulla donna e sulla sua famiglia? Per verificare, ad esempio, la presenza di eventuali precedenti penali? Possibile che al ministero degli Esteri non abbiano capito di trovarsi di fronte la moglie di un rifugiato politico a Londra?”. E – continua il vicepresidente del Copasir: “Ci sono anche altre stranezze in questa storia, perché Mina Shalabayeva non ha chiesto asilo politico in Italia? Perché in un anno, se si sentiva così preoccupata, sotto scacco, ha iscritto regolarmente la figlia in una scuola italiana e non ha chiesto adeguata protezione?. Tutto è avvenuto, dal blitz di Digos e Mobile all’espulsione gestita dall’ufficio immigrazione di Maurizio Improta, in tre giorni quando di solito in media servono tre mesi. Qualcuno ha fatto pressioni, anche sulla magistratura?” – conclude Esposito.

 

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