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Cimitile: progettare città per tempi nuovi: re-THINK, re-LOAD, re-CYCLE_Maurizio Carta al MdA

Inserito da on 31 maggio 2013 – 00:01No Comment

Si parla del futuro dell’urbanistica al quarto appuntamento del Maggio dell’Architettura presso le Basiliche Paleocristiane di Cimitile con il professore Maurizio Carta. Il suo denso curriculum, che annovera, tra l’altro, i ruoli di ordinario di urbanistica e prorettore all’Università di Palermo, assessore comunale alla riqualificazione urbana, presidente della libera Università della Politica – così come ricordato dal prof. Salvatore Visone che ne ha introdotto l’intervento – mostra un approccio alla questione urbanistica che fa del connubio tra ricerca e gestione del territorio il suo punto di forza. “Reimmaginare il modo in cui le città possano essere vissute”.  L’intervento dell’urbanista si apre con un dovuto inquadramento dell’epoca in cui viviamo: la crisi strutturale globale che la morfina tecnocratica tenta di curare, identificando il problema in termini meramente finanziari; l’esplosione delle città, che espandendosi incontrollatamente erodono suolo, consumano energia, indeboliscono le risorse vitali a sostegno delle città stesse; la totale mancanza di investimenti per le questioni urbane – la cosiddetta era “zero budget”. Gli scenari illustrati possono essere risolti solamente stravolgendo l’attuale paradigma urbanistico che, come nel settecentesco esperimento di Galvani, immettendo energia dall’esterno spera di infondere vita al corpo delle città.  Carta descrive i mali dell’urbanistica attuale attraverso l’analogia con patologie che colpiscono l’uomo. I processi urbanistici sono caratterizzati dal bulimico accumulo di risorse  che porta inevitabilmente  al deperimento del territorio, e sono afflitti da sindrome bipolare vivendo in un eterno presente, incapaci di fare tesoro delle esperienze passate e senza nessuna tensione verso il futuro. I progetti urbanistici mostrano la loro sterilità nell’incapacità di produrre nuovi modelli di riferimento e una (tossico)dipendenza dalle risorse pubbliche che produce territori dopati in cui diventa impossibile riconoscerne le qualità intrinseche. Il nuovo paradigma urbanistico deve quindi riattivare il metabolismo urbano: ripensare le città come motrici di coesione territoriale, aggregatrici di intelligenze, catalizzatrici di risorse e luogo di innovazione. Pensare alla città come ad un sistema operativo da ricaricare: intrecciando relazioni pubblico-privato, riattivando cicli urbani.  Si apre così il quarto scenario, quello dei “re-cicli”, ovvero immettere le città che si contraggono producendo rottami (trucioli) urbani, in nuovi cicli fatti di riusi, sovrapposizioni, evoluzioni creative, perturbazioni. L’immagine di cui si serve l’urbanista per descrivere la potenzialità creativa urbana insita nei ricicli è quella del blastema, agglomerato di cellule indifferenziate che daranno poi origine agli organi. Sette visioni urbane, sette cicli, sette città presentate dal professore come esempio di nuovo paradigma urbanistico: Copenaghen città liquida ed elastica (città resiliente) con la  creazione di suoli permeabili e attraversamenti verdi nel quartiere Saint Kjeld; Nantes città della informazione che trasforma le periferie urbane in centri di diffusione del sapere; Marsiglia città della conoscenza (quest’anno è capitale europea della cultura) che, attraverso progetti di collaborazione pubblico-privato, rianima edifici abbandonati e in disuso; Amburgo città green con il recupero dell’area portuale non come cantiere di sperimentazione urbana, ma come “pezzo di futuro” creando un intero quartiere – Hafen City – in cui vengono utilizzati tutti i dispositivi di architettura ecosostenibile; Parigi città digitale, con le postazioni smart per la libera connessione, e città re-ticular, con il riconversione della linea ferroviaria sopraelevata in passeggiata verde (Coulèe verte); Saint-Nazaire città del terzo paesaggio, che, con la collaborazione di Gilles Clement, lavora sugli spazi residuali di mostri di cemento lasciati dalla dismissione dei cantieri navali. Queste esperienze europee per ricordarci di modificare gli oggetti e soprattutto sull’uso che se ne fa di essi. Carta conclude il suo intervento con un monito preso in prestito dallo scrittore Richard Sennet: “Dovremmo diventare bravi artigiani dell’ambiente”. REimaging urbanism. Ultimo appuntamento con il MdA venerdì 31 maggio alle ore 19.30 presso le Basiliche Paleocristiane di Cimitile con l’intervento del gruppo italo-portoghese Cannatà e Fernandes ed infine la consegna del premio Matita D’oro.

 

 

 

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