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“Senza parole” e “La poesia di Francesco Terrone”

Inserito da on 27 maggio 2013 – 00:00No Comment

Claudio Di Mella

Propongo una breve ed incisiva analisi di dieci nuove poesie di Francesco Terrone, contenute nella raccolta “Senza parole”, Caletti Editore. Sono poesie brevi che, con tono quasi epigrammatico, ribadiscono i concetti, le idee ed i sentimenti di Francesco Terrone.“Ad occhi spalancati”: ritorna in questa breve poesia di Terrone il tema dell’amore, della vita e della lotta per vivere.“Chiamami amore”: in questa poesia ritorna il tema della natura, che è fatta di giornate infuocate dal sole e di fili di erba mossi dal vento. Il tutto accompagnato da un senso di inquietudine e di attesa.“Città senza colori”: la poesia è dedicata ad una città ricca, ma povera di colori. Soprattutto le manca il colore della perla caduta dal cielo, incentivo al poeta, per vivere l’amore.“Eppure il mondo gira”: il poeta si conferma osservatore attento dei fenomeni celesti, degli aspetti dell’universo che rimarranno sempre simili a se stessi. Che dorma o che vegli, il mondo gira con un ritmo frenetico. Gli uomini, però, al risveglio del mattino, sembrano stanchi e senza vita, anzi, stanchi di vivere. “Ho visto”: lo spettacolo che la natura offre all’uomo, non è sempre allettante, anzi spesso è pieno di sconquassi e cataclismi, al fondo, resta il desiderio di amare, che non si arrende neppure davanti all’imponderabile

Il fuoco dell’amore”: è un inno all’amore, anzi al fuoco dell’amore, che si esprime attraverso canti di gioia, che sono il segno della vita, che è un sogno del poeta

Il grido della vita”: il pianto di una donna sterile e la solitudine degli uomini dinanzi alla morte, sono alcune delle espressioni della vita.

Il tuo parlare…”: il poeta racconta, con grande ingenuità, i suoi sogni ad una donna che intravede nel sole, ma lei è lontana dal suo fuoco d’amore e sembra non corrispondergli.

Io esisto”: il poeta vorrebbe, con un colpo di bacchetta magica, creare ricchezza per tutti affinché tutti potessero esistere come esiste lui.

La morte”: il poeta medita sulla morte e sulla funzione liberatrice catartica che essa esercita sulla vita. Senza la morte la vita sarebbe “un deserto senza più speranze di sogni eterni”.

Proseguo con l’analisi di altre cinque poesie di Terrone, tratte dal volume intitolato “La poesia di Francesco Terrone”, commentato da Leonardo Selvaggi, edizioni Sidelmed.

La prima delle poesie presenti nel volumetto è dedicata all’amico Ugo e riflette sulla realtà amara della morte, che però è addolcita da qualcuno che ci aspetta nei cieli. La vita, la vecchiezza è molto dolorosa, quando gli affetti sono solo un ricordo salottiero. Ecco che il poeta parla in prima persona per dirci quanta solitudine e quanta disperazione incontra negli asili per anziani… Allora viene divorato dal dolore e stringe idealmente quelle mani segnate dal freddo e dalla fatica, magari che hanno accarezzato volti innocenti. Che cosa sarebbe la vita senza l’amore e la riconoscenza? “Un senso sterile di donna perduta”.

Dove sei?”: “Dove sei o mio Dio?” si domanda il poeta “Ti cerco e non ti trovo, ti cerco a piedi nudi, / con lacrime agli occhi / nel buio del mio cammino, /ti cerco tra la gente, / ti cerco fra i sentieri più ripidi della mia vita, delle mie emozioni, / ti cerco e non ti trovo”. Da te vorrei sapere tante cose: la povertà, la guerra, la pace, l’amore. Tanti perché della vita, tanti quesiti posti e mai risolti. Vorrei anche sapere chi sono, perché sono, dove sono. In te, mio Dio, forse mi trovo e mi ritrovo.

È notte”: nella notte tutto tace; tacciono la frenesia del mondo, l’arroganza, la discordia. Eppure nella notte si sente una foglia secca che si muove, un petalo di rosa, il rintocco lontano di una campana, l’abbaiare di un cane spaventato, il soffio del vento che irrompe nel silenzio della lunga notte. Tutto tace, ma non tacciono il dolore, la fame, l’amore, i cuori affaticati e vinti dalla vita e dal destino amaro. Il poeta attende che il tempo passi e che appaia la vera speranza, quando cessa il buio della notte. Allora appari Tu, mio Signore, mio Dio, vera speranza e vera luce, che illumina un mondo impazzito. In questa lunga poesia il poeta, oltre a tratteggiare la successione della notte, con le sue voci misteriose, spera nella luce del giorno, che è luce di Dio e che illumina le brutture del mondo.

Il volto di mio padre”: il poeta si domanda angosciato dove fosse il volto del proprio padre il giorno della festa della sua laurea. Amici, parenti e colleghi partecipavano alla festa, ma lo sguardo del poeta si fermava nel vuoto, alla ricerca del proprio padre, che lo aveva lasciato i verde età, per andare in un luogo sconosciuto, al di là del mondo. Affioravano alla mente del poeta i ricordi dell’infanzia ed il ricordo delle mani ruvide del papà, spaccate dal freddo e dal duro lavoro, il suo volto scavato dalla fatica. Ed ecco che prorompe in una sorta di preghiera: “Padre, / tu che hai forgiato la mia carne, / assistimi nella vita” e fa che il mio mondo, il mondo di tutti, si colori di note sempre più belle.

L’eternità della vita”: la gioia più bella per un uomo è stringere la mano di un bambino e sorridergli, come espressione di serenità e di pace. Se, però, quel bambino è tuo figlio, senti che quella mano “è la vita / che ti dona /l’eternità / della vita”. È una poesia semplice, che mette a fuoco una delle sensazioni più belle e stupende della vita: accarezzare un bambino è quanto di più emozionante ci può essere nella vita. Sia tuo o di altri, il bambino ti affascina col suo sorriso, con la sua innocenza, con la sua bontà e con l’amore per le cose piccole e grandi del mondo.

Nota biografica: Francesco Terrone è nato e vive a Mercato San Severino, quando non si trasferisce a Roma o in altre città per lavoro. È un ingegnere, certamente molto bravo, che ha una formidabile educazione umanistica e scrive poesie a getto continuo. Ne ha pubblicato una decina di volumi, battendo quasi sempre sugli stessi temi: che sono quelli della vita, della morte e soprattutto dell’amore, che è un magma che lega gli uomini, le cose e l’universo e solleva l’uomo a Dio.

Le variazioni sui temi sono infinite, tanto che c’è molto da imparare da ognuna delle sue poesie. Il poeta, infatti, è ricco di fantasia e sembra addirittura inesauribile nella sua facoltà creativa.

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