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“La grande muraglia nel porto di Salerno” di Gaetano Troisi

Inserito da on 12 maggio 2013 – 00:00No Comment

Rita Occidente Lupo

“La grande muraglia” nel porto di Salerno- come si sfregia una città-Controcorrente- Gaetano Troisi. Irpino di nascita, bancario a Milano e cultore di politica economica presso l’Università di Salerno, già altre fatiche letteriare gli hanno concesso il plauso della critica. Un amarcord sulla politica cittadina, che ha portato in auge ulteriormente il sindaco Vincenzo De Luca, neo viceMinistro alle Infrastrutture e Trasporti. Una fatica letteraria, quella di Troisi, che scorcia il dissidio che il Crescent sta suscitando da parte non solo di numerosi antideluchiani ma anche di chi, allergico ad una cementificazione urbana. Ad opere faraoniche, che non andrebbero nella direzione giusta, urtando i legittimi desideri urbani. Di quanti un tempo amavano ritrovarsi sulla spiaggia di Santa Teresa, guardando al Jolly Hotel, fiore all’occhiello delle strutture alberghiere. Oggi, mentre il cantiere a cielo aperto sfida l’etere ed a forza di corsi e ricorsi, il Tar si dà un gran da fare per sbrogliare una matassa ingarbugliata sul nascere, De Luca continua a porgere il suo pugno ferreo, anche dalle tribune mediatiche nazionali. Non più, dunque, “il soliloquio-così definisce Troisi le dirette a Lira Tv- senza interlocutori di sorta” provinciale, ma l’audience di Vespa,  rimanda il marcato timbro vocale di un Vincenzissimo sulla tragedia ligure della torre. Ex Pci, segretario di partito, armato di bandiera operaia, tra ardori giovanili e lotte popolari, l’ascesa alla sede comunale, salutata al recente secondo mandato con un plebiscitario consenso! Opere urbane a raffica, poco importa se in via d’estinzione o semplicemente abbozzate: da zampilli intermittenti, a vasche in ostaggio alle ortiche. Da metropolitana incompiuta, a cittadella pietra su pietra, infrastrutture non solo per la festa del Patrono, rimandanti una città europea. A tal punto che da Bohigas a Bofil, il sindaco non cessa di guardare lontano. Ma la sua dinamica, non quella che il popolo vorrebbe. Almeno una buona fetta, che subisce il pugno di ferro, senza guanto di velluto. L’uomo che va per le spicciole, con brutale rigore anche nel ritrovarsi nel suo quartier generale: “Il Sindaco continua ad alimentare la sua immagine di nume tutelare che a tutto pensa e provvede. In via esclusiva. Pontifica ogni settimana da un’emittente locale in perfetta solitudine e presunta, incontrastata autorevolezza. Il culto della persona, così bene appreso nella sua lunga militanza nel Pci, non incontra limiti. Nelle strutture amministrative in tanti lo temono e l’obbedienza alle sue direttive è più che mai assicurata. Pensare che a Salerno si sia instaurato un regime-ovvero la tirannia della maggioranza- nella forma democratica, non è un’ipotesi azzardata.” Dunque, per l’autore, De Luca farebbe presa sul potenziale umano, proprio grazie alla sua caparbietà decisionista, non avendo interlocutori ed antagonisti di analogo spessore. Ma forse, il popolo, vuole esser governato così: vuol esser guidato da un condottiero che sa dove portarlo, anche assecondando i propri desideri. Quelli che gli fanno accendere le Luci D’Artista in piena crisi economica, per promuovere il turismo e quelli che gli tributano scroscianti applausi annualmente, all’uscita del Patrono dalla Cattedrale, stringendogli le mani calorosamente, più che segnarsi la fronte al passaggio di San Matteo. De Luca, il Sindaco giusto, nel momento giusto?

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