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Zfu, ultima possibilità rilancio economia locale. Rifinanziamole con l’8 per mille e/o con il “congelato” finanziamento ai movimenti/partiti politici

Inserito da on 23 marzo 2013 – 00:00No Comment

Enzo Carrella

Il compianto  economista Federico Caffè era solito affermare che “paradigma dell’economista è non spacciarsi da profeta” ma sono in tanti , ispirati da egocentrici personalismi,a stilare e leggere aspettative di breve periodo  dai toni assolutamente profetici. Non per questo , però, non possiamo astenerci di  azzardare  ancora un periodo  decisamente in salita per noi tutti : occorrerà prendere coscienza , soprattutto, dalla psicosi generale di una   diffusa percezione del declino  che pervade la nostra società  e tale preoccupazione  e tanto più avvertita e violenta  dove  maggiormente  l’economia arranca (leggi mezzogiorno d’Italia)   e stenta a stare dietro agli indicatori economici  entrati prepotentemente e brutalmente  nel lessico familiare quotidiano (pil,deficit pubblico, inflazione,stagnazione,deflazione ecc). In questo scenario  dai toni decisamente foschi c’è chi azzarda  una soluzione tutta “americana” , riprendendo , adeguando e  sviluppando il progetto delle  cosiddette  ZFU – Zone Franche Urbane, già presenti nel nostro panorama normativo: quelle  aree infra-comunali, cioè,  dove si concentrerebbero  programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese. L’obiettivo prioritario delle ZFU è  stato , è e sarà quello di  favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri ed aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse. Sulla scorta dell’esperienza francese delle Zones Franches Urbaines  lanciata nel 1996 e oggi attiva in più di 100 quartieri , l’Italia ha pensato bene – nel recente passato- di effettuarne un parziale download e adattarlo  in alcune aree industriali del nostro territorio. Parziale perché finanziata con poche risorse pubbliche  disponibili:   un Fondo di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e nulla più.  Eppure la piattaforma normativa – stante al suo tenore letterale-    prevedeva “ghiotte” agevolazioni fiscali e previdenziali per la crescita imprenditoriale e occupazionale nelle piccole imprese di nuova costituzione ivi localizzate. Tali agevolazioni, della durata di 5 anni (con graduale phasing out negli anni successivi), consistevano in :

  • esenzione dalle imposte sui redditi
  • esenzione dall’IRAP
  • esenzione dall’ICI
  • esonero dal versamento dei contributi previdenziali
  • Negli ultimi anni   ( e precisamente dal 2010 )  la nostra Governance ha pensato bene   di   tagliare  i “viveri” nel senso che  ne ha eliminato  dal bilancio statale  qualsiasi traccia o odore di euro   facendo – di fatto- entrare in un regime di stato comatoso una legge che avrebbe potuto creare tante piccole “delaware” nostrane E’ proprio lo staterello americano di  Delaware – contea di ottocentomila  prediletta del senatore Joe Biden , il vice di Barak   Obama -che grazie ad uno strumento normativo analogo è  prepotentemente agli  onori  della cronaca internazionale .Lo stato del Delaware  ha una prerogativa, quella di dotare l’economia locale di un proverbiale  concetto di legislazione  “business friendly”   molto caro  agli americani : in altre parole  imperano nello Stato norme favorevoli alle società con  tasse quasi a zero ( non c’è  iva, le imposte sul reddito hanno un’aliquota massima ancora ad una cifra, stessa sorte per le tasse sugli utili). E non è finita: la legislazione locale garantisce non solo segretezza all’identità degli azionisti ( al pari delle Società Anonime di diritto  francese, ndr)   ma ,soprattutto,  esiti quasi sempre favorevoli   alle cause che riguardano le società  ivi domiciliate  per effetto  di una  normativa  per loro molto compiacente.Il risultato? Lo stato del Delaware  pur essendo il secondo più piccolo degli Stati Uniti  , risulta il più grande     per densità di imprese  : hanno,infatti,  sede legale più di metà delle società quotate  negli Stati Uniti,  annoverando  il 60  %  delle 500   “corporate”  dell’indice   Fortune. Se   lo “stato dell’arte”   del nuovo governo   è ancora  nella sua “ fase embrionale” si potrebbe , a giusta ragione,  rilanciare  all’interno della novella compagine parlamentare il  “rivisitato” progetto Zone Franche Urbane  e  rivendicare un ruolo importante per  molte nostre  zone  “ economicamente zoppe”  e , soprattutto, per l’intera  nostra economia.Come e dove trovare risorse finanziarie , visti i vincoli, paletti e blindature esistenti   nel   bilancio statale ( vedi spending review)?  Perché non tentare con  un’operazione spot dell’8 per mille e/o con il recupero delle risorse lasciate libere dai partiti e/o movimenti politici (  dando per scontato il buon esito dell’opera persuasiva del suo autore  Grillo)?

 

 

 

 

 

 

 

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