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A te che leggi entro mezzanotte…”Caruso”

Inserito da on 5 marzo 2013 – 00:00No Comment

Giuliana Rocci

Schiaffeggiata ed umiliata, pigiava sconvolta l’indice sul tach indecifrabile : odiosa Vodafone, non in panne! Saggiato fino in fondo il fiele distillatole. Recuperato, alla causa del sentimento…solo qualche giorno prima, tra sguardi ed incertezze! Credeva e già si stava attrezzando per dimenticare il passato, girando un’altra pagina da vivere insieme a lui! Invece, di nuovo strapiombo comatoso! Amica? Nemmeno, trattata peggio d’una pustola, di cui sbarazzarsi. Nessuna intesa, ritraendo quanto credeva abbozzato. Ricominciava l’altalena e stavolta senza file di consolazione. Doveva solo resettare:  il pio tentativo di calmierarlo, peggiore di tutto! L’aveva cacciata in malo modo dalla sua vita, dal suo privato, spezzandole le ali, nel momento in cui timorosa stava riprendendo un volo dandogli la mano. Impossibile parlargli:  bifolco, peggiore d’uno stallone preistorico! Aveva subito tanto, troppo, per non sentirsi fracassata. Nessuno avrebbe retto la guerra del niente, donando senza debito di ritorno. Appesa a quel filo, in nome d’una buon’ educazione martoriata dai suoi respingimenti! Salati scatti, da quelle lacrime minaccianti l’auricolare, cocenti, sulla guancia sinistra. Il suo privato, la beccava, per lei out! La sua intimità, non le doveva riguardare! L’accusava d’invadenza, nel momento in cui lecitamente aveva azzardato sue eventuali compagnie col gentil sesso! In altri tempi, ne aveva riso, ora stizzito al massimo, punto come dalla tarantola…da far pensare che davvero le sue notti, non solitarie! O pesante un trascorso… o rimpianti emotivi da voler vivere. Lotta con se stessa, umiliazione d’esser rifiutata, rinnegata sotto qualsiasi cifra…in nome di quell’”amicizia” alla quale  la relegava trattandola peggio d’un ingombro di cui sbarazzarsi. Tirava in ballo, l’adozione di un altro epiteto da inventar per quel loro rapporto…Mentre prolassata, s’arrendeva all’ impossibilità di vivere su qualsiasi lunghezza d’onda: gestire un rapporto d’amore, non vivendolo, inspiegabile! Lui, non avrebbe mai capito come muoversi: superficiale, sospiro di sollievo liberatorio alla dura asserzione che per nulla al mondo l’avrebbe voluto al suo fianco,  automa senza sentimenti! Pieno di sè, garantiva sua esistenza serena, gasato, razionalmente freddo! Le sembrava d’impazzire, non capiva, come non sbandare? Paradosso sentimentale: con chi aveva incrociato esperienze e condiviso migliaia di giorni, ora black out !? Tanti volti,  ogni giorno, più o meno anonimi… decisamente più calorosi. Anche  sorrisi più banali, nelle nevrasteniche giornate: maggior calore che con lui, dopo tanti anni d’amore! Mesi prima, sotto migliaia di occhi, con chi le passeggiava accanto: nemmeno allora, avvertito tanto  imbarazzo…l’amore poteva così punirla?  Quale crimine imputarle oltre il “Te voglio bene assaie”? Lei, postulante un disonesto sentimentale? Lo squallore, sempre respinto. Da tempo,  rinchiusa in se stessa, dribblando sguardi e sintonia d’intenti… non a caccia di alcunchè…da tempo…da quando qualcuno, sceso dal suo piedistallo, in  una calda serata estiva, guardandola teneramente nella Picasso cielo, le aveva detto implorante “Dammi tempo…”

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