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Uomini di Neanderthal e Sapiens in Campania

Inserito da on 4 marzo 2013 – 00:00No Comment

Giulio Caso

Proprio ieri, rispondendo a Gabriella, rilanciavo, per l’ennesima volta, la mia vecchia ipotesi/speranza del ritrovamento di reperti appartenenti al passaggio fra Neanderthal e Sapiens in Campania.  In particolare avevo ricostruito il paesaggio di circa 39 mila anni fa, prima dell’eruzione del vulcano Archiflegreo. C’erano ancora laghi e piccole lagune, il fondo valle era di circa 60 metri più in basso.  Siamo nell’interglaciale Wurmiana (50-25 mila anni fa) ed il livello del mare, anche se va sollevandosi, è di circa – 20 metri più in basso. Intanto l’Homo sapiens sapiens prende, gradualmente, il posto dell’uomo di Neanderthal. Siamo nel paleolitico superiore e la fase interglaciale in atto favorisce la diffusione di questo nostro antenato anche in località impensate. Egli collocava i campi invernali nelle grotte e nelle caverne o comunque in ripari sotto roccia ed i campi estivi in montagna vicino a pozze d’acqua per la caccia. Dai mari e dai laghi usava raccogliere molluschi. Questi, dicevo, i possibili, sfortunati, testimoni dell’enorme fenomeno naturale che distrusse quasi tutta la vita, animale e vegetale in Campania, circa 39 mila anni fa. Tutto iniziò, verosimilmente, con  una immensa “pioggia” di pomici e di caldo materiale piroclastico, proveniente dall’antico complesso vulcanico esistente ai Campi Flegrei che si diffuse in quasi tutta la Campania. Questo fenomeno parossistico fu l’inizio della fase finale (Archiflegrea) di questo complesso vulcanico, prima del suo sprofondamento a caldera. In quel tempo varie caverne erano disponibili alle pendici del monte. La parte sottostante erano occupata da paludi e lagune ricche di pesci e molluschi e che comunque temperavano il microclima. In particolare, le cavità situate in zone assolate erano utilizzabili come rifugio invernale, le vicine montagne potevano essere raggiunte facilmente per i campi estivi. La quiete di quell’ampie zone collinari era soltanto apparente. Questo perché le nostre zone furono investite, 39 mila anni fa, dal materiale piroclastico e dalle successive, immense, nubi ardenti, contenenti ceneri e scorie di lava incandescenti. Le nubi ardenti, diffuse per centinaia di km, intorno ai Campi Flegrei, avevano ancora una temperatura di circa 400 gradi; non ci fu scampo alcuno per gli abitatori, animali e vegetali, dei laghi e delle lagune.  Una volta consolidato, il materiale suddetto, dello spessore fino a 60 metri, è stato, poi, definito “Tufo Grigio Campano”. Le rocce che testimoniano questo stadio dell’evoluzione geologica sono abbastanza diffuse. il loro successivo sfruttamento come materiale da costruzione creò delle cavità sotterranei, nell’insieme definite “tufare”. L’impatto con il suolo fu mitigato, in molti casi, dalle acque delle paludi che, comunque, iniziarono a ridursi, permettendo così, i futuri, estesi, insediamenti di umani, successivamente, pervenuti nelle nostre zone. Il ritrovamento recente di reperti, avvenuto nei pressi di Mondragone, come avevo più volte ipotizzato, colora di rosea certezza, una mia vecchia speranza. Infatti  la fine dei Neanderthal in Italia e l’arrivo dei Sapiens e’ testimoniata  nella grotta di Roccia San Sebastiano che si affaccia sulla costa Tirrenica. Qui, alle pendici della rocca medievale di Mondragone, che sorge poco distante, sono stati scoperti i resti e le tracce di alcuni degli ultimi Neanderthal della penisola, presumibilmente,  in concomitanza con l’arrivo dei Sapiens.

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