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Pollica: Quanto ci manchi caro Angelo!

Inserito da on 28 febbraio 2013 – 01:40No Comment

 Guardando i telegiornali e leggendo i giornali mi assale un’ansia senza fine, pensando a quello che è successo alle elezioni politiche, al caos istituzionale che si è creato, al fatto di non avere un governo e di vedere davanti a noi sempre più buio, per non cadere in preda ad una angoscia profonda mi viene subito in mente Pollica, Angelo e il suo “mestiere” di sindaco. Quanto vorrei in
questo momento che l’Italia fosse Pollica. Quanto vorrei che Angelo uscisse fuori dalla terra del suo amato paese e dicesse all’Italia: guardate quello che ho fatto nel mio paese. la cura del mare, dell’ambiente, della natura, del piccolo particolare. in mezzo a parole e insulti che si odono in questi giorni dai leader nazionali, quanto mi manca quella normalità, la poesia del quotidiano e dell’essere semplicemente uomini. con le proprie debolezze, i propri difetti ma la consapevolezza di risolvere i piccoli problemi. In fondo Angelo aveva capito che amministrare un comune voleva dire anche chiedere all’anziano “come va?”, dire alla signora che una pianta sul davanzale della finestra abbellisce la visione d’insieme, o raccogliere per strada i cani randagi che sono le anime vere di un luogo. Aveva capito che per amministrare il paese, bisogna essere il paese. E oggi vorrei che da questo piccolo borgo del cilento partisse una lezione per la nostra tanto massacrata Italia. Ora lo penso ancora di più, penso a quello che abbiamo perso, forse quando sei in pericolo o vedi il buio pensi al bello che hai perduto. E’ come una storia d’amore che finisce. Pensi agli amori passati per dimenticare il presente. Poco prima di morire mi disse: “Io e te facciamo lo stesso mestiere…” Perchè” risposi io. “Perchè quando vado sulla mia barca in mezzo al mare penso sempre che questo mare sia il mondo, immagino e penso”. Oggi vorrei essere in questo mare, come un pescatore di speranze perdute, quelle della buona politica che diventa sempre più un miraggio.

Andrea D’Ambrosio-regista

 

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