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Salerno: Del Mese, il politico urge d’intervento chirurgico a Fuorni!

Inserito da on 17 febbraio 2013 – 14:38No Comment

di Rita Occidente Lupo

“In nome del popolo italiano…” Giustizia è fatta! Al tribunale di quella umana, spesso si ricorre, restando confusi e perplessi. Convinti  che la giustizia divina, invece, percorra altre strade. Ma, finchè siamo in terra, piaccia o meno, occorre sottostare a quei parametri legislativi, che da sempre regolano il viver civile. Se su quelle maglie, che spesso sembrano ancora troppo lente, per malfattori e truffaldini, impietosamente si resta delusi, allorquando la sentenza non punitivamente proporzionale e la sete di giustizia, urla nel petto di chi si vede deprivato di affetti o di beni, minato nella psiche da crimini, che segneranno l’intera esistenza senza scampo, per altre vicissitudini,  la rflessione stanca di chi non guarda più al Tribunale terreno, sentendosi vittima di un carnefice, più che di un giustiziere. Errare, humanum est…ed anche recuperare dopo anni, la propria dignità, quando si è gridata al mondo intero la propria innocenza senza scampo, salvifico nel momento in cui crollano i braccialetti e si respira l’agognata libertà, trattenuta per troppo alle sbarre. Senza entrare nel merito dell’attuale nostro sistema carcerario, non scopriamo l’uovo di Colombo nel dichiararlo,  qui la politica non c’entra, ma il valore della persona umana, da tutelare in ogni condizione, assertori che  i nostri presenti istituti, siano da terzomondisti,  rasentanti non recupero detentivo, quanto esasperazione, della stessa pena, non scontabile attraverso un progetto rieducativo in tali contesti angusti. Salerno, anche nel tour elettorale, ha registrato le sue passerelle politiche. Specialmente i Radicali “Maurizio Provenza” hanno avuto ancora ulteriormente la loro unzione, ad apostoli delle sbarre, dal passaggio della Berardini. Ovviamente anche il leader Marco Pannella, coi suoi prolungati scioperi, malgrado le tante primavere sul groppone, solleva da anni l’indice a riguardo, stigmatizzando come non sia viatico per l’ammenda, restarsene in pochi metri quadrati, come  topi, a contar minuti ed ore, avulsi perfino dall’uso appropriato dei servizi igienici, per la cura della propria persona, da immunizzare da contagi. Il probelma sanitario, in una Giustizia che riammaglia la rete delle pene, senza pensare a salvare o a tutelare la cura fisica e psicologica dei suoi detentori, ha dell’increscioso. La triste vicenda del Pastificio Amato, storico del Sud, ha ricevuto il suo epilogo con gli arresti di Simone Labonia e Paolo Del Mese. Per l’ex parlamentare, noto non solo ai Salernitani, che negli anni della Prima Repubblica l’avevan conosciuto nel suo ruolo dall’alto dei Palazzi del potere, ma anche a quanti gli eran stati amici già dal locale Villaggio Del Mese, alle conviviali che lo stesso non disdegnva, sempre aperto alla dimensione sociale, con l’arte d’una politica per il popolo. Dopo mesi di arresti domiciliari, spalancate le porte del carcere di Fuorni. Senza voler entrare nel merito della condanna, spontaneo chiedersi se la salute di Del Mese, recentemente operato all’anca dal noto chirurgo Antonio Toro a Sarno, non sia da tenere in buon conto. Nel senso che Del Mese, dopo il delicato intervento, malgrado il ciclo riabilitativo all’arto, il problema tuttora insistente, per cui urge ancora intervento chirurgico per l’altro arto inferiore. Scavato in volto, 66 primavere suonate, sulla sedia a rotelle, sembra quasi di rivedere Enzo Tortora in dei tratti. Tradotto in carcere con l’autoambulanza, dalla sua dimora di Pontecagnano Faiano, naturale chiedersi se in tali condizioni fisiche, l’ex parlamentare e vice segretario nazionale mastelliano non abbia diritto ad esser curato opportunamente, operato, assistito. Ma a questo, sia il tour della Berardini, che i lunghi spot elettorali Radicali, non hanno posto mano. Nel senso che, ancora una volta, tra il dire ed il fare, non il mare, bensì l’oceano! Non possiamo non augurarci che per Del Mese, la triste vicenda che l’ha visto protagonista, manco fosse l’unico arbitro del fallimento Amato, a dover pagare lo scotto di tale scomparsa con tutti i suoi annessi, purtroppo tutt’altro che piacevoli, ci possa essere il giusto trattamento sanitario, la reintegrazione nel programma riabilitativo che lo stava abilitando alla deambulazione, allentando pian piano la dipendenza dalle quattro ruote. E che in tempi brevi si possa procedere al secondo intervento chirurgico, prima che sia troppo tardi per restituirgli autonomia. In quanto al resto…beh, lo stesso s’affida alla giustizia divina, che non patisce umane miopìe!

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